Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

POLITICAMENTE CORRETTI? NO, DEMENTI E IGNORANTI (di Franco Marino)

Chi mi conosce bene sa che vivo – e non da Marzo ma da anni – un profondo dilemma. Se continuare a scrivere articoli nell’idea, che oggi mi appare meno sana di ieri che scrivere cambi il mondo e non che l’unica speranza sia una rivoluzione – che ieri invece mi appariva più da psichiatria di oggi – e dunque piantarla con detonatori, giornali e social vari e fondare una sorta di movimento terroristico.
Le argomentazioni a favore dell’una e dell’altra tesi sono numerose anche se l’emergenza covid ha assottigliato quelle in favore del pacifismo e gente che ieri mi raccomandava la prudenza oggi mi dice che in fondo sarebbe l’unica cosa da fare.
Ad ispirare i miei istinti eversivi non è la sindrome di Che Guevara che mi ha colto a quarant’anni, un’età in cui di solito si dovrebbe mettere giudizio, e neanche la convinzione che da questa situazione non se ne possa uscire se non con una rivoluzione perchè quello, come scrivevo in premessa, lo so da anni.
Il punto è che chi detiene il potere ormai ha raggiunto livelli di demenza tali che l’unica alternativa è sottrarglielo senza andare troppo per il sottile. Quanto questo possa essere sgradevole lo sa chi ha vissuto la transizione di un paziente da una fase di lucidità declinante ma ancora tale alla demenza. Ad un certo momento, si capisce inevitabilmente che se a quella persona non togli anche con la forza e l’inganno se necessario, il potere, quella ti porta alla rovina.

E’ pensando a tutte queste cose che commento i fatti degli ultimi giorni.
Il primo è degno di Lercio, anzi quando l’hanno raccontata ho pensato che mi prendessero per il culo. E’ la polemica sorta perchè Amen, ossia la conclusione delle preghiere, è stata ritenuta discriminatoria nei confronti delle donne e dunque un deputato Dem l’ha conclusa aggiungendoci un Awomen. Ignorando che Amen è tratto dal greco e non significa “Auomini” ma “Così sia”. Il secondo è la polemica su Grease laddove nel famoso ritornello «Tell me more, tell me more, did she put up a fight?» («Dimmi di più, dimmi di più, lei ha lottato?») è stata etichettata come possibile incitamento allo stupro o una normalizzazione della violenza sessuale. La terza è la ridicola polemica innescata dalla presidentA della Camera più ridicola della storia che attribuisce al formato di pasta “abissine”, peraltro presenti anche in altri marchi, un intento fascista che non esiste.
Ora, io non è che abbia qualcosa a priori contro il politicamente corretto e voglio specificare che non sempre il politicamente corretto è sbagliato e non sempre il politicamente scorretto è giusto. Esiste il “corretto” e lo “scorretto”.
Se i gay preferiscono essere chiamati gay e non froci e ricchioni, che hanno connotazioni dispregiative, la cosa ha un senso. Se si vuole persino cambiare una preghiera, ignorando persino l’origine di “amen”, se si vuole vedere il male anche dove non c’è, se si vuole rendere infernale la vita delle persone creando ogni giorno un pretesto per instaurare un totalitarismo espressivo voi capite che siamo finiti nelle mani di una classe dirigente di dementi.
A quel punto, decidere di rovesciarla non è un’opzione ma un dovere. Io voglio vivere in un paese dove vivo, scrivo e mangio quel che mi pare, senza dover ogni giorno affrontare un incubo.
Scrive la Boldrini: “Si è resa conto La Molisana che non si può alludere giocosamente al fascismo e alla sua espressione coloniale, usandoli per il marketing”. E se il patron della Molisana fossi stato io avrei risposto: “Si è resa conto la Boldrini che la censura del linguaggio era propria del regime fascista che ossessivamente lei condanna da mane a sera?”.
Con la differenza che perlomeno le leggi fascistissime si proponevano di tutelare l’italianità, non una massa indistinta di minoranze sempre più aggressive e pericolose.
Tutto questo non è politicamente corretto. E’ demenza e ignoranza. Nient’altro.

FRANCO MARINO

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