Il Detonatore

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LA RECENSIONE – EMANUELE FUSI, “TRAMONTO A ADDIS”: FINALMENTE UN ROMANZO ANTIPROGRESSISTA SUI NOSTRI TEMPI( di Matteo Fais)

La letteratura è tutto un gemmare di romanzi inutilmente buonisti, o antisovranisti. Eppure, lo stesso Giovanni Raboni, grande poeta e intellettuale di Sinistra, in un famoso editoriale sul “Corriere”, dichiarava apertamente che tutta la grande letteratura è di Destra. Purtroppo, però, nel secolo trascorso, il ’900, abbiamo perso il primato. Ciò è facilmente spiegabile leggendo Gramsci e scoprendo che la Sinistra ha mobilitato tutte le sue oscure forze per conquistare ogni fortino intellettuale, così da condizionare meglio la società intorno a sé. È l’egemonia culturale, bellezza!

Ecco perché, in cima alle classifiche, troviamo il solito Scurati con L’uomo della provvidenza e, prima ancora, con M. Il figlio del secolo. Al contempo, questo è il motivo per cui, dopo la presa del potere, durata circa un cinquantennio, da parte di quella parte politica – con il trionfo di una serie di narratori indiscutibilmente grandi, da Moravia a Pavese –, la letteratura si è ridotta all’odierna miseria. La Sinistra non ha più bisogno di criticare il mondo, poiché questo è una sua emanazione diretta, il feto abortito a cui ha dato vita. Fine delle analisi sulla purulenta borghesia e sulle dinamiche della lotta di classe. Ormai, l’universo è perfetto grazie a loro e la letteratura si è mutata in intrattenimento buona tra un aperitivo equosolidale e una manifestazione d’affetto a Muhamed, il negretto a cui dare un’accogliente carezza. Al limite, la sua funzione sociale può ridursi a una manieristica esaltazione del femminismo queer.

E la Destra? Questa dorme, scioccamente tranquilla, invece di muovere al contrattacco. Dell’arte non si preoccupa, o la vive come ancella dell’ideologia – invero, anch’essa decisamente all’acqua di rose. La letteratura non è vista come la leva con cui cambiare il mondo e l’artista non sinistro è abbandonato a sé stesso contro la macchina da guerra della Sinistra pronta a farlo fuori.

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Emanuele Fusi, come tutti noi che continuiamo a pensare che sia tramite la sovrastruttura culturale di marxiana e gramsciana memoria che un universo ideologico possa rovesciare il potere vigente, è in tal senso un unicum. Egli cerca con coraggio e furia antagonista di contrapporsi al mondo progressista, legbttino, sinistro. Dopo Il fiume degli spiriti, ci riprova con Tramonto a Addis (Altaforte), la storia di Marco, un progressista, ex PCI, che come ogni comunista di mezza età ha attraversato tutte le mutazioni di uno dei più strutturati partiti europei. A quasi cinquant’anni, l’uomo si ritrova a mettere in dubbio tutto il paradigma che ha sempre orientato il suo agire. Essendo solo, dopo essere stato usato per rimanere in pianta stabile in Italia da una ragazza cubana che l’ha sposato, dandogli un figlio – che, successivamente gli ha messo contro –, egli decide di partire, in Etiopia.

E lì che, anche grazie a una giovane e passionale prostituta, Afrat, che gli farà da traghettatrice verso la presa di coscienza, Marco riscoprirà il valore della tradizione e la tristezza immane che intride il mesto mondo moderno da lui sempre considerato il migliore dei mondi possibili: “Afrat si era messa il velo bianco sulla testa, come segno di rispetto per gli usi culturali delle genti del villaggio dove stavano sostando, genti ancora antiche poco propense a venire a patti con il mondo moderno. Marco la guardò: quel velo che le scendeva sulle spalle sembrava rimarcarne la sua bellezza, a iniziare dai suoi occhi scuri contornati da ciglia nere, da naso fine e dalle labbra rosse e sensuali […] All’improvviso ebbe una sensazione di malessere, come paura di perdere il controllo dei propri pensieri davanti a qualcosa di arcaico e di incontrollabile”.

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Tramonto a Addis è assolutamente un romanzo in cui trama e contenuto procedono all’unisono, un testo di avventura e critica sociale, una disamina del progressismo, vivisezionato fino a mostrarne le metastasi, e un’esaltazione, non di ciò che è stato, ma del mondo che resiste al falso avanzamento del futuro. Il fallimento umano ed esistenziale di Marco è, in fondo, lo specchio di noi italiani, ridotti a pallida imitazione degli sgangherati popoli nordici, che rifiutiamo la nostra natura più vera. Leggetelo per capire quanto ridicoli e grotteschi noi si sia divenuti, e per capire che la Destra deve ripartire da qui, dalla cultura.

Matteo Fais

Canale Telegram di Matteo Fais: https://t.me/matteofais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha scritto per varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. Da ottobre, è nelle librerie il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

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