Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

FRANCO MARINO DIVENTA PRESIDENTE E SI OCCUPA DI GESTIRE IL COVID (di Franco Marino)

Di fronte alle mie considerazioni su come è stata affrontata la crisi covid-19, l’obiezione più ricorrente è sempre stata quella che io non dovrei giudicare chi è al potere perchè è investito di un’enorme responsabilità che io non ho e quindi è comodo decidere per me, dato che non ho responsabilità.
A questa obiezione apparentemente imparabile, in realtà abbastanza debole, si può rispondere in più modi. Ricordando all’interlocutore che se avesse ragione, non esisterebbero le opposizioni e soprattutto, non ci sarebbe nessuno che, credendo – qualche volta con ragione – di poter fare meglio, decida di entrare in politica. Che bisogno ci sarebbe di “scendere in campo” ad occuparsi della cosa pubblica se tanto c’è già chi lo fa indiscutibilmente meglio? Invece, vivaddio, in democrazia esistono più visioni diverse della cosa.
Quanto alle responsabilità del decidere, è vero che alla stanza dei bottoni di un qualsivoglia gruppo umano giunge un quantitativo ridottissimo di persone, ma è anche vero che ognuno di noi deve prendere decisioni il cui vantaggio di non influire su sessanta milioni di persone viene ampiamente compensato dal fatto che spesso influiscano sulla propria vita, su quella dei propri cari, un cui errore potrebbe arrivare a distruggerla. E scusate se è poco.

Così, per tenere fede al titolo, scelgo di giocare al giuoco che molti mi hanno proposto e cioè “Cosa avresti fatto al posto di Conte? Cosa avresti deciso”.
La prima cosa da dire è che la decisione perfetta e priva di rischi non esiste. Non a caso, gli inglesi dicono che decidere significa ridurre il numero degli errori ad uno. E nondimeno, la radice di decidere deriva dal latino e cioè “tagliare via”. Condannando all’irrilevanza l’ipotesi che invece è stata scartata.
Checchè se ne dica nessun statista agisce solo per conto proprio. Intanto, ognuno di essi ha un nutritissimo staff che su ogni argomento espone loro un ventaglio di ipotesi che giustificherà l’una o l’altra decisione. Ci sono specialisti che troverebbero necessario chiudere un paese in lockdown per un anno e altri che lo ritengono inutile. A quel punto, il leader individua la priorità per il proprio paese e decide, assumendosi un’enorme responsabilità che tuttavia non è superiore a quella che si dovrebbe assumere se, essendo malato, dovesse decidere se farsi operare guarendo ma rischiando moltissimo oppure convivendo con un problema doloroso e invalidante.

Volendo per ora ignorare l’ipotesi che chi ha gestito il tutto sia stato corrotto o minacciato, se è vero – e secondo me lo è – che Lukashenko ha detto di aver rifiutato un miliardo di Euro dal Fondo Monetario Internazionale per mandare in lockdown la Bielorussia, io, personalmente, avrei lasciato tutto aperto. Non è questione di ignorare il rischio ma di stabilire a cosa si vuole rinunciare.
E’ meglio tenere aperto un paese e far presente agli italiani che così facendo corrono il rischio di contrarre un virus influenzale che può ucciderli e dunque costringerli moralmente ad adottare delle precauzioni oppure chiuderlo del tutto, tenendo presente che questo provocherà la distruzione dell’economia?
A dare dignità all’una o all’altra tesi di una discussione è sempre la qualità dell’argomentazione, non a caso Nietzsche disse “Il miglior modo di danneggiare una tesi, è difenderla con cattivi argomenti”.
Per cui, se sono giunto alla conclusione che sia meglio restare aperti, è perchè le buone argomentazioni in favore dell’apertura prevalgono su quelle favorevoli al lockdown. Tutto poi sta nel saper comunicare cosa significa, per paura del virus, far fallire un’economia, impresa nella quale noi “aperturisti” partiamo con uno svantaggio di fondo: parlare ad un paese che non ha mai conosciuto cosa significhi essere falliti.
Significa che il creditore decide a cosa dobbiamo rinunciare e questo significa tagli lineari su tutto. Scuola, sanità, welfare, economia, esercito, forze dell’ordine, tutte cose alle quali il creditore, preso a salvaguardare i propri investimenti, guarderà con totale disinteresse. Lo stato indebitato non vuole rimborsare il suo creditore? Non troverà nessun altro creditore disposto ad investire un euro in quello stato, come è ovvio che sia.
A quel punto, uno stato senza più risorse non riesce più a garantire la protezione sociale insita nel concetto stesso di stato ed è costretto a cannibalizzare se stesso, tagliando quei servizi che sono alla base della sua giustificazione socioantropologica come stato. Succede che se io decido di impadronirmi della casa di un cittadino perchè sono più forte e meglio armato, me la prendo: non esiste più uno stato che garantisca il rispetto dei diritti di proprietà. Succede che se io mi rompo un femore o mi viene un infarto o vengo colto da una malattia infettiva, le cure che mi vengono garantite dallo stato, a quel punto mi verrebbero garantite dai privati. Un femore nuovo costa 30-40 mila euro, un ciclo di cura dell’Epatite C costa 80.000 euro, un pacemaker costa 140 mila euro. A meno che io non abbia un’assicurazione che però farebbe tutto quanto è in suo potere per non pagarmi, oltre a spillarmi molti più soldi di quanti ne pagherei con una sanità pubblica che funziona. Succede che se io non potrò pagare una scuola, mia figlia non avrà un’istruzione e rimarrà ignorante. Insomma, tutte cose che qualsiasi paese ridotto in miseria sperimenta a sue spese.

Tutto questo si tradurrà in morti per una criminalità che a quel punto si sostituirà allo stato, ma non agendo in virtù di una supposta giustizia sociale ma sulla base dei desideri e degli interessi del capomafia. Si tradurrà nell’ansia di chi è costretto a lavorare solo per sopravvivere per poi, giunto ai sessant’anni, non avere più la forza e morire logorato. Dunque suicidi e psicosi. Si tradurrà in disordini sociali, in persone che non rassegnandosi alla miseria diventeranno terroristi, eversori, rivoluzionari e non si faranno scrupoli ad assassinare chiunque ritengano responsabili della propria condizione.
Insomma avremmo in casa quel Terzo Mondo che oggi ci viene propinato dalle pubblicità strappalacrime di Save The Children e che provoca centinaia di migliaia di morti *per ogni paese* ogni anno. Per malattie e criminalità. Perchè da loro farmaci e vaccini che bloccano quelle malattie non arrivano e perchè la sanità semplicemente non esiste. Salvo per quei pochissimi che, essendo ricchissimi, possono fare a meno di una protezione statale.
Gli effetti della crisi del 2008 hanno provocato circa settanta milioni di morti e la crisi seguita al lockdown già viene definita come molto più grave.

Sicuro che convenga chiudere tutto?

FRANCO MARINO

2 commenti su “FRANCO MARINO DIVENTA PRESIDENTE E SI OCCUPA DI GESTIRE IL COVID (di Franco Marino)

  1. Franco Marino, un Giornalista con la G maiuscola.
    Grazie per l’articolo, che è anche bella lezione su come si scrive in italiano.

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