Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

ANTONIO DE MARCO E IL MIO PUNTO DI VISTA SUL DETONATORE MASCHILISTA (di Franco Marino)

A seguito dell’articolo di Matteo Fais sul duplice omicidio di Lecce, ho ricevuto l’ennesimo dei messaggi d’accusa che da giorni ricevo sulla piega Incel che avrebbe preso la rivista per la quale collaboro, Il Detonatore, che da una quindicina di giorni sta scrivendo molti articoli sull’universo femminile e sul fatto che molti uomini subiscano il peso di discriminazioni relative al fatto di non essere attraenti.
La prima cosa da dire al riguardo è che Il Detonatore non è un giornale-partito. La regola che ci siamo dati col Gran Mogol Fais e col Caballero Davide è che saremmo stati tutt’altro che questo. Nè di sinistra nè di destra, nè leghisti, nè fratellisti di italisti, nè grillisti. La linea editoriale de Il Detonatore è una sola: farvi leggere ciò che non trovereste in edicola o nelle TV mainstream. Tutto in assoluta libertà. Stop. Siamo un complesso di teste autonome, di cani sciolti, completamente diversi tra loro.
Ergo, le critiche sui suoi articoli non le dovete fare a me ma a lui che, peraltro assai poco prudentemente, ha messo il suo numero di telefono sulla pagina e dunque è a vostra disposizione.

Chiarito ciò, nell’approccio dell’argomento, gran parte di tutte le problematiche sui rapporti interpersonali nasce da un dato di fatto che nessuno vuol davvero capire. In amore valgono le stesse leggi dell’economia, il cui presupposto è la limitatezza dei beni.
Ma se questo vale nei negozi giuridici e si applica alle risorse materiali, a maggior ragione vale nei sentimenti e dunque nelle risorse emotive.
Il tempo di ognuno di noi è limitato, idem la quantità di risorse materiali e morali che possiamo donare ad un’altra persona. E dunque, dovendo decidere a chi riservarle, operiamo una scelta che distingua coloro con cui riteniamo utile o dilettevole trascorrere il resto della nostra vita da chi, oltre a non darci nulla o abbastanza, si rivela una palla al piede.
Sono leggi di natura, scritte nel DNA. E’ la Natura che ha deciso così e nessuno può farci nulla. Se si nasce poco dotati in ciò che oggi piace ai partner, due sono le possibilità di uscita: o si abbassano le pretese o si migliora se stessi.
Tutto questo si scontra con la cosiddetta filosofia Incel, acronimo di INvolontari CELibi. Ossia chiunque che non per scelta sua non riesce a trovare un partner sessuale.
Premesso che salvo casi particolarissimi, nessuno è così poco attraente da non riuscire a trovare una donna, la filosofia Incel riesce nell’impresa di basarsi sul medesimo cardine che al tempo stesso la delegittima: in sintesi, l’incel dice che “i migliori si cuccano le femmine migliori e a noi spettano gli scarti”. E già leggendo questa diagnosi, viene da sorridere. Non si capisce perchè se un uomo dice “A noi spettano solo quelle donne che sono scarti degli altri uomini”, dando così ad intendere di non essere disposto ad accontentarsi, pretenderebbe che una donna si prenda gli scarti di altre donne.
Ma la vera domanda è: “Perchè esistono gli Incel?”. Per la medesima ragione per cui esiste il Movimento 5 Stelle.
L’epopea grillina ha fondato il suo successo sui complessi di inferiorità degli italiani che danno la colpa al sistema delle proprie incapacità. Sottinteso “Non è colpa mia se sono un fallito”. Il grandissimo consenso (passato) del grillismo nasce dall’intercettazione delle frustrazioni di milioni di persone che sono nella merda e non hanno capito che per uscirne devono prendere in considerazione l’idea di ribellarsi. Ma la ribellione “costa fatica”. E ovviamente richiede di assumersi delle responsabilità e correre dei rischi. Ma questo comporta fatica e allora ecco che, come falchi, arriva il Movimento 5 Stelle che, in cambio di un voto, regala l’indulgenza, l’assoluzione dai peccati.
Analogamente, gli Incel cercano un’assoluzione dai propri peccati e dunque un buon motivo per continuare a vivere nella propria autocommiserativa mediocrità senza migliorarsi. Quando la vita ci dice, attraverso mille segnali, che non siamo all’altezza di meritare la felicità, esistono due categorie di persone: quelle che decidono di migliorarsi e quelle che invece si crogiuolano nelle proprie sconfitte. Spopolano forum, blog e psicanalisti che si dedicano all’argomento perchè quando si convince una personalità autocommiserativa che la colpa del fatto che nessuna anima pia se lo pigli, sia dell’anima pia e non di se stesso, lo si avrà sempre con sè e gli si potrà ordinare qualunque cosa. La farà. Fosse anche solo cliccare sul banner di google adsense che è immancabilmente presente in ogni tempio dell’assoluzione.

Un fenomeno molto simile, ma al femminile, è quello che sta dietro il successo delle pagine e dei gruppi dedicati al narcisismo.
Le accuse di narcisismo, a carico di qualsiasi partner decida di usarle e di buttarle via, vanno di moda perchè esistono pletore di sociopatiche che ogni giorno vengono scaricate e non riescono ad accettare l’idea di essere rifiutate. Se guardassero dentro se stesse, proverebbero dolore nel constatare la propria inferiorità e che per uscirne, devono fare la fatica di lavorare su se stesse, avendo cura di se stesse, eliminando i propri difetti.
Ma dire ad una donna che è stata scartata “hai sofferto per amore perchè sei brutta, ignorante, perchè non ti curi e dunque devi accontentarti di un cesso con i pedali che ti userà e ti butterà via, dunque lavora sui tuoi difetti, diventa più attraente” significa inimicarsela perchè la si costringerebbe a processare se stessa. E migliorare se stessi implica due doti che pochissimi hanno: “umiltà” e “voglia di faticare“.
Ben consci di questo fenomeno, anche sul business del narcisismo si sono tuffati come squali fior di psicanalisti più o meno reali o sedicenti che ben consci di come oggi molte pseudovittime non vogliano un buon consiglio su come essere più attraenti ma vogliano soltanto l’assoluzione per i propri comportamenti, che permetta loro di continuare a fare schifo, sono ben disposti a darti l’assoluzione contenuta, toh guarda un po’, nel libro che, guarda caso, le pseudovittime compreranno per vedere confermata l’assoluzione.

La realtà, invece, molto più banale e semplice, ci ricorda che un uomo e una donna hanno un tempo limitato da vivere e pertanto sono costretti a scegliere il meglio a disposizione per se stessi. Se una donna vuole un palestrato e un uomo vuole una donna con la sesta di reggiseno e il sedere bombastico, la cosa può dispiacere chi non ha un corpo baciato dalla natura. Ma hanno tutto il diritto di cercarselo. Chi non rientra in queste categorie o si rassegna e si accontenta, cercando partner che non pongono questi requisiti tra le proprie priorità, o cerca di migliorarsi. Senza dare ragione – come ho visto fare, con profondo dispiacere, proprio nel Detonatore – a quelli che la propria donna la vogliono in burqa, specie se poi ci si fa alfieri della cultura occidentale.
Io ho fatto mio un principio: lascia le persone libere di volare. Se sono tue, torneranno da te. Se non torneranno da te, non sono mai state tue. O, se non vi piace il romanticismo, vivi e lascia vivere.
Togliersi di torno un partner che si rivela una persona infernale, un incubo, una palla al piede è una delle poche cose per cui vale la pena vivere in un paese fondato su una cultura occidentale.
Quando leggo cose come “l’omicidio di Lecce è figlio della liberalizzazione sessuale”, semplicemente trasecolo. Cosa c’entra la liberalizzazione? L’omicidio di Lecce è opera di un individuo che non accettava l’idea di essere scartato per un altro, un’esperienza che è toccata a tutti gli esseri umani normali, ivi compreso chi scrive. Poi certo, se non si è Brad Pitt, è assai frequente che capiti. E si capisce che ci si rimanga malissimo. Ma quale sarebbe altrimenti l’alternativa? Lo statalismo sessuale? Lo stato che decide al posto dell’individuo quale donna gli vada assegnata come le automobili ai tempi dell’URSS? Magari per poi trattarla male per tutta la vita?
L’omicida di Lecce non merita alcuna compassione e ancor meno analisi sociologiche che si rifacciano alle interazioni uomo/donna o che diano la stura a qualche categoria di sociopatici di rivendicare pretese.
Antonio non è una vittima. E’ il carnefice che si nasconde in chiunque creda che l’amore sia un diritto prematurato e non una conquista. In chiunque non riconosca agli altri il medesimo diritto di avere sogni e aspirazioni. In chiunque ami autocommiserarsi invece di lottare per cambiare il proprio destino.
Proprio sul Detonatore ho letto che la destra deve farsi carico delle rivendicazioni degli Incel. Ma neanche per sogno. La destra è libertà, rispetto dell’individuo, meritocrazia. Se decide di entrare nel mio letto, di decidere, al posto mio, quale partner mi spetti, non è più destra. Non è neanche sinistra, a dirla tutta. E’ statolatria. E’ psichiatria.
No grazie, lo stato è già dappertutto. Decide se io possa aprire un’attività commerciale, un giornale, un partito, un taxi, costruire una casetta in giardino, una piscina. Non lo voglio anche nella mia stanza da letto.
E possibilmente, non lo vorrei neanche nelle riviste per le quali scrivo.

FRANCO MARINO

8 commenti su “ANTONIO DE MARCO E IL MIO PUNTO DI VISTA SUL DETONATORE MASCHILISTA (di Franco Marino)

  1. Gentile Marino, forse non le è giunta fama della sfrenata ipergamía femminile nel contesto della nostra società post ’68.
    Non considerando tale fenomeno il Suo articolo risulterebbe ineccepibile come al solito.

  2. Mi ritrovo con lautore
    Io cmq sono pessimista andra sempre peggio
    Io consiglio alla gente che sta davvero male di risparmiare il piu possibile e andarsene in india cambogiaa nepal
    Litalia é terminata

  3. Il suo discorso è fallace, perché esistono limiti fisici al “miglioramento” che uno può fare su sé stesso. Uno alto 1,60 può forse diventare 1,85, livello minimo ad esempio per poter essere presi in considerazione da una qualunque sciacquetta su Tinder? Ed è anche paradossale, perché in un mondo in cui tutti si automigliorassero, si avrebbe comunque un livellamento in alto. Le pretese femminili non farebbero altro che spostarsi al livello superiore, lasciando tutto invariato. Eh sì, perché di morti di figa ce n’è in abbondanza…Ma per favore non mescoliamo il caso di quel pazzo con gli incel, che al massimo si sfanno di seghe in cameretta senza nuocere a nessuno.

      1. Non so … sicuramente intanto un po’ più di consapevolezza da parte degli uomini non farebbe male, invece di continuare a illudersi con la bluepill e i manuali di “tecnica della conquista”. Inoltre lei dice che ” nessuno è così brutto da non essere in grado di avere una donna”. Non so dove lei viva attualmente, ma ormai nelle società occidentali avanzate le donne, venuto meno lo stigma sociale per le “zitelle”, non si accontentano più di uno straccio di marito. Per cui le percentuali già in crescita vertiginosa di maschi vergini dopo i trent’anni e destinati a non trovare mai moglie sono destinate a crescere ancora di più.

  4. Articolo molto interessante, complimenti. Condivido le riflessioni contenute nel testo e, come l’autore, penso che la liberalizzazione sessuale non c’entri proprio nulla. Spero che stavolta sia pubblicato il mio commento, dato che quello che ho scritto stamani per l’articolo di Matteo Fais non è stato approvato.
    Grazie e buona serata
    P.S. No alla censura.

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