Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IL LIBRO FEMMINISTA PIÙ DIVERTENTE CHE CI SIA PARLA DI CONSENSO (di Matteo Fais)

Se non si sa come divertirsi, conviene recarsi in libreria e fare scorta di saggi femministi. Per certi versi, niente è meglio della comicità involontaria. L’esasperazione, tipica della commedia, lì giunge al parossismo più grottesco, facendo spanciare dalle risate.

A tal proposito, il consiglio è di non perdersi per niente al mondo il nuovo libro di Manon Garcia, Di cosa parliamo quando parliamo di consenso (Einaudi), un mastodontico volume – sì, insomma, un mattone – che tratta del consenso in ambito sessuale. L’autrice mescola di tutto, filosofia e diritto, Kant e Mill, pensatrici conosciute solo nell’ambiente delle svalvolate, in un crescendo di oziose riflessioni di abbacinante inutilità pratica.

Manon Garcia, Di cosa parliamo quando parliamo di consenso, Einaudi.

A tutti coloro che abbiano avuto almeno un compagno/a sarà capitato di acconsentire a un rapporto sessuale, pur senza bruciare propriamente dal desiderio in quel preciso istante. Niente di strano, anzi. Ma le femministe devono complicare tutto e una naturale dinamica del vivere sociale – l’accondiscendenza –, in bocca a loro, diventa materia oscura e fonte di inquietudine: situazioni simili sono dalla Garcia denominate come “zona grigia”. Insomma, non sono stupro nel senso vero e proprio del termine di imposizione sessuale a mezzo della propria forza fisica o di una qualunque forma di coercizione, ma mettono in dubbio l’idea chiara e netta di consenso, creano la possibilità di un pericoloso “continuum” tra sesso consenziente e violenza.

In sintesi: masturbazioni mentali. Lo sappiamo tutti che nessuno è fino in fondo libero in senso assoluto. Anche un uomo che, durante la sua esistenza, dovesse trovare appena tre donne disposte ad andare a letto con lui, si potrebbe dire che sceglie in assoluta serenità e al di sopra di qualsiasi condizionamento? Ma è ovvio, neanche per sogno! La sorte l’ha praticamente castrato. Che fare dunque? Niente, che volete che si possa fare se uno non attrae!

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Ma la Garcia è così, le piace delirare in libertà, per il puro gusto di sgrillettarsi l’intelletto. Quindi prende in esame ipotesi assurde, per esempio quella se nel matrimonio il rapporto sia davvero sempre consenziente e lecito. A uno normale verrebbe da dire: se non ti piace tuo marito o tua moglie, levati dalle palle di tua spontanea volontà, ma non puoi pretendere – e certo non è sano – che la persona che ti dorme a fianco ogni giorno non ti cerchi mai, o si senta in dovere di approcciarti come fossi un estraneo appena intravvisto al pub. Ma si sa, l’ovvio è troppo complesso per chi deve solo perdere tempo a riempire trecento pagine di niente.

In questo saggio, ci sono passaggi che davvero strozzano il fiato sul piano intellettuale, mescolando strampalati esempi a un moralismo da catechista di campagna: “Dominique cerca una relazione lunga, Camille «una botta e via». Camille non precisa che si tratterà solo di una volta e si comporta in un modo premuroso e affettuoso che è generalmente considerato segno di interesse amoroso. Camille sa che forse Dominique cerca una relazione lunga. Dominique accetta verbalmente con entusiasmo di avere un rapporto sessuale con Camille pensando che sia l’inizio di una vera e propria relazione. Camille non ha ingannato Dominique e Dominique ha acconsentito in modo formalmente valido, anche rispetto allo standard esigente del consenso affermativo («solo “sí” significa “sí”»). Tuttavia è facile argomentare che, pur non avendo semplicemente usato Dominique come un mezzo, Camille, non interessandosi di ciò che Dominique poteva davvero volere, non ha manifestato nei suoi confronti il rispetto e l’amore necessari per trattare qualcuno come una persona”.

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Insomma, questa Garcia, rendendosi conto che il consenso è di per sé un concetto filosoficamente complesso e problematico, vorrebbe insegnare ai lettori come vivere una relazione realmente paritaria, condivisa, senza alcuna prevaricazione e bla, bla, bla. Una relazione in cui, addirittura, si può usare “il sistema delle safe words, mutuato dal BDSM, per accettare e rifiutare le proposte e le pratiche nel corso dell’atto sessuale e che questo sistema permette sia di prevenire eventuali difetti di comunicazione legati al carattere indiretto del linguaggio erotico sia di fornire strumenti che facilitino positivamente la sperimentazione sessuale”. Insomma, un rapporto da uscire fuori di testa, in cui tutto è esplico e ogni posizione assunta viene preceduta da una richiesta di consenso. Fuor di dubbio, qualcosa di mortale sul piano erotico a meno che uno non la si pensi come lei, secondo cui “non si capisce perché parlare durante il sesso possa essere eccitante ma parlare di consenso debba invece uccidere il desiderio”. Inutile insistere, non ci arriva proprio!

In compenso, una cosa è certa, l’autrice non risolve il problema dello stupro e del suo dramma. Come tutte, parla di educazione sessuale, ma resta molto sul vago, per non dire che non chiarisce niente. Alla fine, il sesso è sesso, con tutte le sue complicazioni, e la violenza è violenza. Tutto il resto sono balle o, se si preferisce, concetti sfuggenti a cui nessun tribunale potrà mai dare corso a livello di condanne e via dicendo – salvo casi di delirio generalizzato, come quelli seguiti alla nascita del metoo. Con buona pace delle femministe e delle loro infinite pubblicazione, tutti sanno che una cosa è accontentare svogliatamente la moglie o il marito, un altro sentirsela sbattere in culo, in un parcheggio, da un folle che ci punta un coltello alla gola.

Matteo Fais

Canale Telegram di Matteo Fais: https://t.me/matteofais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

4 commenti su “IL LIBRO FEMMINISTA PIÙ DIVERTENTE CHE CI SIA PARLA DI CONSENSO (di Matteo Fais)

  1. Queste fulminate per quanto mi riguarda possono dormire sonni tranquilli, non me le farei neanche col pensiero figuriamoci approcciarle in qual si voglia situazione! Se le incontrassi per strada sarei io a cambiare marciapiede, il mio radar per le psicopatiche è infallibile.

  2. Sarei curioso di sapere come è riuscita a riempire un mattone di quella portata argomementando su una cosa talmente ovvia . O ci si sta entrambi o niente. Basta ,fine dei giochi. Di cosìdette zone grigie ne abbiamo ovunque, in qualsiasi ambito e contesto.
    Poi faccio una ricerca su google e vedo che la mia coscritta è “specializing in feminist philosophy” vabbè abbiamo capito…

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