Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

GARDA: ULTIMA FERMATA ITALIA (di Matteo Fais)

Andrà sempre peggio. Capiterà ogni volta con maggiore frequenza. Le immagini provenienti dal lungolago del Garda, tra Peschiera e Castelnuovo, sono una sceneggiatura già scritta – e letta – che prima o poi sarebbe per forza divenuta il film a cui tutti hanno assistito. Abbiamo aperto le frontiere e quelli, ora, ci apriranno il culo. È un destino che abbiamo scelto.

Non crederete davvero che quella gente non ci odi o, cosa ancora più ridicola, che ci sia riconoscente? Non penserete forse che tutta quella massa umana costretta a vivere in piccoli tuguri malsani, mangiando riso ogni giorno e raccogliendo pomodori per quattro spiccioli, subirà in silenzio per il resto dei suoi giorni?

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State certi, peraltro, che quando verrà il momento, non andranno molto per il sottile: non ci saranno distinzioni tra “razzisti” e “antirazzisti”. O ritenete forse che aver comprato loro 4 accendini e 2 braccialetti vi porrà in una condizione di protezione? Per quella gente, siamo tutti merda, gli oppressori, i bianchi sfruttatori.

Del resto, glielo abbiamo messo in testa noi. Gli abbiamo detto che siamo privilegiati, che dobbiamo al saccheggio delle loro terre la nostra ricchezza – inesistente, ma il nostro autolesionismo non conosce limiti. La vostra pelosa carità di ieri non vi salverà dalla rabbia che esploderà domani.

Se vi siete spaventati per qualche “donna bianca”, come la chiamano loro, palpeggiata e umiliata, non avete idea di cosa attenda le altre in futuro. Le femministe tacciono – lo fanno volutamente. Sanno benissimo che, presso i loro protetti, patriarcato e subordinazione femminile sono una realtà – diversamente che da noi. Persino le negre incitavano i loro uomini ad approfittare delle bianche. Del resto, diciamocelo fuori dai denti, i bianchi molte volte godono a vedere le proprie donne scopate dalle risorse che dovrebbero in teoria pagare loro le pensioni – la diffusione di questo genere, nell’universo pornografico, è indicativo e voluto per preparare una tendenza futura.

I bianchi hanno tradito sé stessi, bisogna ammetterlo. Hanno abdicato alla forza e all’onore, hanno sviluppato quel mortifero pentimento per il passato che li porta a una mortale indulgenza verso gli stranieri, nel presente. Non puoi riprendere o censurare un africano perché, 200-300 anni fa, qualcuno di questi tuoi presunti antenati fece loro del male.

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Se fossimo un popolo serio, quando l’altro giorno gli africani hanno preso in ostaggio una parte della nostra terra, hanno rubato e terrorizzato, violato le nostre donne, saremmo subito scesi in piazza armati di bastoni, catene e pietre, per avere ragione della loro furia e far capire chi comanda. Si sarebbero viste ossa rotte e tanti infami crocifissi ai pali della stazione. La risposta alla paura generata da loro sarebbe stata il terrore. Certo, non avrebbero gridato «Siamo venuti a riconquistare Peschiera. Questo è territorio nostro, l’Africa deve venire qui». Le uniche grida sarebbero state di orrore e avrebbero gelato il sangue dei sopravvissuti.

Basta pietà e comprensione. È necessario però cominciare dalla marmaglia progressista che vuole la nostra cancellazione. Bisogna scovarli. Tutti gli uomini di buona volontà che rifiutano questa situazione dovrebbero unirsi e fare qualcosa, reagire come fa l’animale braccato dal predatore. La violenza richiede come reazione la violenza. Alla pietra che vola deve dare risposta il proiettile.

Svegliamoci. Tra cinquant’anni saremo cancellati. Occorre agire e farlo adesso. Almeno, se perderemo – come presumibilmente sarà –, ce ne porteremo molti all’inferno.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

3 commenti su “GARDA: ULTIMA FERMATA ITALIA (di Matteo Fais)

  1. Dopo lustri trascorsi a leggere di giravolte infinite atte giustificare in ogni modo “alcuni” per qualsiasi nefande prodezze commesse… certificate financo in alcune sentenze… siamo fortemente tentati passare ad azione mediante novella banda Arancia Meccanica… fiduciosi raccogliere presto onori e pubbliche decorazioni anche in virtù di nuovo corso imprevedibilmente filonazi di nostre istituzioni ed informazione mainstream…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  2. E tutta questa indignazione quando a fare lo stesso sino gli alpini? Ah già, loro sono bianchi e ubriaconi di mestiere, loro hanno il pass per le loro porcate maschiliste

  3. Ciao Matteo! Stimatissimo e interessante conterraneo!
    Non offenderti ma ti esprimo il mio umile parere sulla tua riflessione: la incasello nelle cosiddette seghe mentali:
    Sono d’accordo con te, tra 50, ma anche tra 20, non ci saremo più perlomeno così come siamo, ma non credo per causa di orde di poveracci con le pezze al culo figli, nipoti e pronipoti di schiavi sfruttati colonizzati e depredati da noi, ho una visione differente: è quella che non so definire altrimenti élite globalista che ha già iniziato con evidenza il percorso di sgretolamento minuzioso di ogni singolo atomo del nostro essere, percorso che non mira a depredarci o sfruttarci o colonizzarci, perché non gliene fotte nulla di noi, bianchi o neri, oppressi o oppressori, in quanto totalmente inutili ai loro desiderata, da levare di torno, insomma, come da decenni ci ripetono, per lasciar spazio alle loro visioni deliranti di “mondi ideali”
    Vi seguo con attenzione e vi ringrazio: crabiolu

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