Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

COME FINIRÀ LA GUERRA (di Franco Marino)

Le tribune calcistiche del prima e del dopo match finiscono tutte regolarmente nel mio cestino mentale. Quelle dettate dall’obnubilazione del tifo ma anche, paradossalmente, quelle più colte, quelle che parlano, in riferimento al calcio, di programmazione, di progettualità. Non tanto per la mia ormai declinante passione per il calcio – perché nel cestino ci finivano già prima – ma perché, come dice Gianni Improta, bandiera del calcio napoletano e mio buon amico, uno può fare tutti i discorsi che vuole sui progetti, sui programmi, poi la palla invece che finire in rete si schianta sul palo e vanno a farsi benedire, mentre chi ha improvvisato magari apre un ciclo. Il pianificazionismo si fonda su uno degli errori logici più ricorrenti di questi tempi: la concezione deterministica, casualistica e meccanicistica della realtà, per cui se le cose nascono in un modo, devono per forza finire in un modo coerente con l’inizio. Non rendendosi conto che se davvero gli sport si basassero sulla pianificazione, non esisterebbero le scommesse, che si fondano proprio sull’incertezza di un evento sportivo. Dunque le tribune aggiungono solo inutile e insopportabile chiacchiericcio, nel quale a dare il peggiore spettacolo sono proprio quelli che si atteggiano a persone serie. Mentre Maurizio Mosca, per dire, considerato l’emblema della trasmissione sportiva trash, era invece un uomo di finissima e sottovalutata intelligenza e cultura. D’altra parte era figlio del grandissimo Giovanni.

La guerra in Ucraina non è cosa che possa risolversi con slogan calcistici. Anche per questo – anzi forse soprattutto per questo – ridicoli sono coloro che descrivono le guerre, i cicli storici, come se fosse scritto che dovessero seguire un copione, non rendendosi conto di rendersi ridicoli. Ridicoli gli storici di oggi che parlano di una guerra che non si sa come finirà – a costoro toccherebbe rispondere “dateci pure qualche numero al lotto” – e ridicoli gli storici di ieri che con sincera seriosità pretendono di stabilire cosa avrebbe dovuto fare Hitler e cosa non. Gli “intelligenti dopo”, li avrebbe definiti mammà. La persona prudente, invece, non si sbilancia. Sa che in campo ci sono forze ciclopiche, che ad influenzare l’esito della contesa possono concorrere una marea di variabili, come nel tennis tante volte capita che una pioggia interrompa l’incontro spostandolo al giorno dopo, quando magari uno dei tennisti che il giorno prima stava vincendo nettamente, perde la concentrazione e alla fine perde pure l’incontro. Chi vincerà una guerra non può saperlo nessuno. Non poteva saperlo Mussolini – la massima carica politica del tempo, avente a disposizione molti più dati dell’uomo comune – che nel 1940 si buttò a corpo morto contro la Francia, convinto che gli alleati avrebbero sbrigato la questione, figuriamoci se possono saperlo la torma di fessi che, infestando i dibattiti pubblici e le private adunanze, da una parte e dall’altra danno già per vincitrice una delle due parti, pontificando su ragioni dell’una e torti dell’altra. Soprattutto, manca un grande assente in questa querelle: la Cina. Il suo ingresso in campo, se avverrà (e secondo me avverrà) cambierà, completamente e decisivamente, le sorti di questa guerra.

Allora perché hai scritto questo articolo? Si chiederà giustamente il lettore. Perché questo pezzo ha un’unica gemma dentaria che lo anima: ricordare al lettore che un buon 99% (e temo di essere persino basso nella percentuale) delle cose che sta leggendo sui giornali, guardando in TV, ascoltando nelle riunioni conviviali ove ci si trasforma in animali da talk-show – ottenendo come unico risultato di apparire come animali e basta – sono “bullshit” come dicono gli americani, “dur’ nesusvetnaya” come dicono i russi, “durnytsya” come dicono gli ucraini, “stronzate” come diciamo in Italia. E che si sta, dunque, intossicando su una vicenda della quale nessuno sa nulla e nella quale nessuno può fare niente. E dunque cercare di risparmiargli inutili trasmissioni, inutili “appiccicate” (termine napoletano per definire i litigi) con amici e parenti, su una vicenda su cui non ha né può avere alcun potere di intervento. E invece, tutti pendono scioccamente dalle labbra di vecchi e nuovi esperti di geopolitica, che la guerra l’hanno vista soltanto nei videogiochi o al cinema in ambiti dove a muoverne i flussi sono joystick o copioni prestabiliti, pontificando su cosa dovrebbero fare Zelensky o Putin e su cosa accadrà se faranno questo o quell’altro. L’azzimato intellettuale e il cretino multimediale ne parlano con la sgradevole dicotomia tra la pesantezza dei toni e la leggerezza dei contenuti, ottenendo di dare dolorosamente ragione a Churchill quando disse che gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre. Senza sapere che nelle guerre a volte basta una pallottola fuori posto per innescare un’inerzia che le sposti a favore dell’una o dell’altra parte. Il punto è che – questo i giornalisti lo sanno – il lettore non leggerebbe e dunque non comprerebbe i giornali se quelli che li scrivono non avessero il brutto vezzo di pretendere di indovinare il futuro e dunque ottenere indicazioni su cosa fare. E probabilmente nessuno leggerebbe i miei articoli se sapesse che non do indicazioni su come comportarsi di fronte a questa faccenda.
Il guaio è che, anche a voler fare qualcosa, nessuno di noi può farci nulla. Se fossi il credente che non sono potrei dirvi “pregate Dio che la cosa finisca presto”. Non sono credente ma vi dico soltanto “aspettate e sperate che finisca senza grosse conseguenze”.
In fin dei conti anche la speranza è una forma di preghiera.

FRANCO MARINO
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3 commenti su “COME FINIRÀ LA GUERRA (di Franco Marino)

  1. L’unica cosa certa è, che troppi giovani muoiono … questa è la situazione..
    Mentre vecchi coglioni giocano a fare la guerra..

  2. “E probabilmente nessuno leggerebbe i miei articoli se sapesse che non do indicazioni su come comportarsi di fronte a questa faccenda”.

    IO TI LEGGO PROPRIO PER QUESTO VERAMENTE 🤣🤣🤣

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