Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

ELON MUSK NON CONOSCE NÉ TWITTER NÉ IL SUO PAESE (di Franco Marino)

Molti anni fa, in un periodo di buona liquidità, stavo per acquistare una grossa comunità di videogamers. L’accordo era stato praticamente raggiunto, attorno ai 40.000 euro. Senonché ad un certo punto, quell’istintaccio che nella maggior parte dei casi mi salva dalle fregature, mi suggerì alcune cose che mi fecero tirare indietro. La prima: un venditore assillante e troppo desideroso di vendere: come mai? Dopo alcune indagini, scoprii che l’amministratore della comunità stava organizzandosi per ricostruirne una praticamente identica, sulla quale aveva in programma di investire i soldi derivanti dalla vendita di quella vecchia, portandomi via tutti gli utenti. Ne ricavai una lezione definitiva che se un giorno (vanità portami via) qualcuno avesse la balzana idea di dedicarmi una pagina di wikipedia, farei scolpire su wikiquote come mio aforisma per eccellenza: “Si è proprietari di una comunità digitale se si è proprietari della rete relazionale che la nutre. Senza quella rete, si è proprietari di una scatola vuota”. Principio peraltro validissimo per ogni forma di comunità. Le discoteche, per dire, non si reggono in piedi sul proprietario ma sugli addetti alle pubbliche relazioni.

Ben più autorevolmente, Elon Musk ha acquistato Twitter. E al riguardo provo le stesse perplessità. Che senso ha tutto questo? Interessanti sono, peraltro, alcune affermazioni dello stesso Musk: “Twitter deve diventare un’azienda privata”. E qui il sottintendimento è ben chiaro: Musk sta dicendo, con piena ragione, che i social network non sono davvero privati. Ma come?, strillerà il filoamericano e filocapitalista, ma se Twitter è un’azienda privata? Qui si torna al punto, già chiarito in queste pagine, che gli Stati Uniti non sono il tempio del capitalismo descritto da alcuni, ma un’organizzazione sovietica con la caratteristica di nascondere dietro molteplici proxy, la propria organizzazione statalistica. I social network odierni non sarebbero mai diventati quel che sono, senza il potere americano alle spalle, specialmente Twitter che perde miliardi praticamente sin dalla sua fondazione ma, curiosamente, trova sempre grandi investitori pronti a ripianare. Da notare che ho detto “potere americano” e non “stato americano”. Gli Stati Uniti – formalmente una democrazia, nei fatti dittatura plutocratica ramificata in molteplici ambiti che opera sotterraneamente contro il potere politico ufficiale, composto da semplici “camerieri” – in ogni ramo sono diretti più o meno ufficialmente da personalità che, facendovi confluire la propria influenza, costituiscono la rete relazionale che regge tutte le comunità mediatiche, compresi social. Questa rete può svuotare Twitter in qualsiasi momento, riempendo un altro social network maggiormente gradito. Così come può, con una speculazione negativa, far fallire Musk. Un antipasto si è visto, per esempio, in un tweet di Carola Rackete, icona dell’immigrazionismo, che ha già minacciato di lasciare Twitter se finirà nelle mani dello sgradito neoproprietario; negli articoli diffamanti dei grandi giornali. O anche nel crollo di ben venticinque miliardi in Borsa. E proprio perché Musk è ben consapevole di stare per acquistare un social network di stato (uno stato profondo e non ufficiale, ma stato) non si capisce il suo intento. Vuole far fuori uno stato mafioso competendo democraticamente? Trump ci ha provato e ci ha lasciato le penne, una delle quali proprio nel social cinguettante.

Ma c’è un altro punto che il proprietario di Tesla sembra non tenere in considerazione. I social di successo, prima che comunità digitali, sono ecosistemi. Fondare un social network antisistema nell’illusione di ritrovarsi frotte di utenti a sventolare le bandiere con noi, è esattamente il motivo per cui alcuni social network o messenger cosiddetti antisistema (vKontakte, Telegram, Parler, Signal, Gabai) almeno qui in Occidente, rimangono realtà residuali, buone al massimo come refugium peccatorum nel momento in cui i dispotici tiranni stringono il cappio. Ciò che conduce oggi molte pecore a regalare le proprie energie intellettuali al lupo fondatore di una comunità virtuale, finanche registrando account doppi, tripli, quadrupli – tutti destinati ad essere bannati – non ha origini morali ma materiali. Non motivazioni idealistiche bensì profondamente realistiche: vanità, essere ammirati chi per il proprio aspetto, chi per la propria intelligenza, chi per il proprio status. Il like è il tornaconto, la droga per cui la pecora, mentre viene tosata e regala la propria lana a facebook, è disposta a far calpestare tutta la propria dignità. La persona che voglia un mercato per i propri prodotti non si fa illusioni: sa benissimo di dover parlare non alla testa e neanche al cuore ma alla pancia del suo bacino clientelare. E creare un social network già per sua struttura divisivo e monotematico, oppure comprarne uno di cui non si possiede la rete relazionale, per giunta imperniata su un sovversivo parastato, significa non conoscere nulla. Né del proprio paese, né della rete. A meno che Musk non sappia cose che noi comuni mortali non conosciamo, non abbia già poteri sotterranei a noi ignoti. Ed è possibile. Se avrà ragione lui, glielo riconosceremo e gli faremo i complimenti. Ma oggi come oggi, l’acquisto di un social network, in un paese dominato dagli stessi poteri che avevano protetto quel media, è una follia che anche ad avere i soldi di quel grande imprenditore, io non farei mai.

FRANCO MARINO
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6 commenti su “ELON MUSK NON CONOSCE NÉ TWITTER NÉ IL SUO PAESE (di Franco Marino)

  1. Analisi corretta. Tuttavia Musk (su cui ho più di una riserva) non mi pare uno stupido e avrà fatto lo stesso ragionamento che facesti tu quando pensavi di fare quell’investimento.

  2. Davvero mi riesce difficile credere che Elon Musk investa 44miliardi di dollari in nome della democrazia e della libertà di pensiero a beneficio degli utenti. Ha fatto un investimento e questo dovrà rendergli qualcosa che certamente ha calcolato. Istintivamente penso a Neuralink, la startup di neuro tecnologia. Progetto per il momento allo stadio sperimentale con lo scopo “umanitario” di curare malattie creando un collegamento tra cervello umano e computer. Una simbiosi tra cervello umano ed intelligenza artificiale. Probabilmente non vi è alcun nesso tra ciò e l’acquisto di Twitter ma è indubbio che il personaggio ha i suoi interessi e non è uno sprovveduto.perciò non condivido gli “evviva “ a questa illusione di libertà di comunicazione.

  3. Elon Musk è decisamente dieci passi avanti a tutti. Sicuramente ha messo in conto tutto lo scibile e i suoi piani prevedono strategie che la gente comune neppure sogna la notte…non è certo il tipo da buttare 44 miliardi di dollari nel cesso

  4. Sera, signor Franco
    il Suo dissertare non fa una grinza, ma parte, forse, da una mente con coscienza e formazione classica, quegli stessi classici che proprio nel paese del fu *sogno americano*, ora vogliono , e qualche università l’ha già fatto, mettere al bando…
    Un uomo, imprenditore, ricco, sudafricano, con cittadinanza canadese e naturalizzato statunitense, avrà, forse, tanti soldi, ma lascia qualche dubbio su quello che potrebbe essere, ove , di contro, Lei, con infinito orgoglio, si dice “Franco Marino – Patriota Sovranista…
    voglio dire, almeno, da mio sentire , che da questo Signore si ci potrebbe aspettare di tutto…
    Tesla, SpaceX e SolarCity, vuole comprare la Coca-Cola, vuole gente su Marte, organizza voli spaziali, a suo dire, sembrerebbe che il futuro debba essere tutto un interscambio vitale tra terra ed universo…
    Onestamente, non so dire quanto di quello a cui Lui pensa, si avvererà, forse, pure tutto, ma resta il fatto che non si sente ” il cuore”, non si avverte “un’anima”, ma una “macchina calcolatrice” , che cerca ,forsennatamente , la costruzione di altre macchine, perfette, efficienti, fredde, disumane… Twitter non lo conosco, non posso pronunciarmi, ma già per il fatto della “Carola”… che abbandona , un sospiro di sollievo , nasce spontaneo… anche se, per mia forma mentis, resta valido questo timore/asserzione :

    ( art. V.D’Anna- bio’s)

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