Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

COS’È DAVVERO LA PACE? (di Franco Marino)

La difficoltà di risolvere il caos ucraino, l’inestricabilità delle situazioni che l’hanno provocato, nascono essenzialmente dal non sapere cosa si voglia davvero. Su una cosa però tutti sembrano d’accordo: sarebbe meglio arrivare alla pace. La guerra è distruzione, morte, rovina economica, lutti, dolore, fisico e psicologico. Una guerra periglierebbe l’intera civiltà. Solo che queste parole sono inutili. Se due vicini di casa rissano e sono entrambi disposti persino a fucilarsi, pensare di dire loro “Ma no! Fate la pace!” è totalmente inutile. L’unica speranza di ricondurli ai proverbiali miti consigli è mostrare loro le conseguenze, negative per i loro interessi, di una faida. Se però la convenienza di una lite supera quella della pace, faida sarà. E tuttavia la morale corrente è che la pace si raggiunga rincitrullendo i bambini a scuola, insegnando loro l’antimilitarismo, col risultato che quando qualcuno li aggredirà in casa, loro non saranno in grado di difendere se stessi, i propri cari e in generale i propri risparmi. E invece la pace non è un astratto ideale, ma un sottilissimo equilibrio – che a volte può resistere per decenni, altre volte non trovarsi per secoli interi – tra la voglia di menare le mani e la convenienza nel tenerle a posto.

Ma appurato che vogliamo la pace e chiarito quanto sopra, come si raggiunge? Creando le condizioni per il sottilissimo equilibrio di cui sopra. Che si raggiunge solo quando i contendenti realizzano che farsi la guerra sarebbe molto più pericoloso di astenersi. Perché, viceversa, se da una guerra una nazione ne trae vantaggi – o se dal non farla, ricavi degli svantaggi – è del tutto assurdo pretendere che essa non scoppi. Bisogna a tal proposito piantarla con la storia di Putin pazzo, di Biden criminale. La guerra è scoppiata soltanto perché le parti in causa non potevano fare altro. Se Vladimir Putin ha aggredito l’Ucraina è perché ha percepito che ne ricavasse più vantaggi che svantaggi. Se Biden ha appoggiato Zelensky è perché ha percepito che fosse molto più svantaggioso non farlo, così come ha percepito che sarebbe molto più svantaggioso inviare l’esercito. E una volta chiarito che la pace si raggiungerà soltanto quando l’equilibrio renderà svantaggiosa la guerra, la prateria dialettica che si apre di fronte a noi è sterminata. Anche se desolata. Perché ricostruire un equilibrio che possa portare alla pace può essere molto difficile se non addirittura impossibile. E la questione, al riguardo, è semplice. Non si raccontino balle, in Ucraina non si affrontano due nazioni nemiche, ma due visioni del mondo. Quella occidentale e quella eurasiatica. Non importa stare a capire quale sia la migliore, anche perché se neanche in un giornale chiaramente connotato sul piano ideologico come il Detonatore siamo d’accordo, vuol dire che forse la questione è irrisolvibile. Quello su cui penso siano tutti d’accordo è che queste due visioni non possono stare nello stesso pianeta. Entrambe mirano a sopprimersi reciprocamente. Qualsiasi pace che dovesse arrivare in Ucraina sarà temporanea. Il mondo è affetto da un cancro pieno di metastasi, di cui quella ucraina non è certo la più pericolosa. C’è la querelle annosa e mai risolta sull’Ossezia che vede coinvolte la Russia e la Georgia, c’è la disputa tra russi e giapponesi sulle isole Kurili, c’è la vicenda di Taiwan che vede contrapposte Cina e Stati Uniti, e poi gli atavici rancori tra serbi e kosovari, tra turchi e curdi, tra Israele e Palestina. C’è il clima da guerra civile in America tra l’Alt Right e lo status quo. E poi le divisioni tra provax e novax. Pensare che un accordo tra Zelensky e Putin possa risolvere il problema significa soltanto rimuovere una metastasi. Una tregua. Che può farci respirare qualche anno. Poi si ricomincerà con qualche altra tensione. Perché non esiste la pace, esiste l’equilibrio tra le forze. E’ sempre e solo quello a determinare i cambiamenti geopolitici. L’URSS non è crollata perché qualcuno è andato a rompere le palle a Gorbaciov, ma perché era un modello socioeconomico che non stava in piedi. E se crolleranno gli Stati Uniti (a causa di una tastiera difettosa, stavo per scrivere Stati Unti e forse non è un errore casuale) è proprio perché non sta in piedi il modello che li vede unti dal Signore ad esportare democrazia nel mondo. Il progressivo esaurimento delle risorse, uno spaventoso debito pubblico, l’ignavia delle nazioni europee, pigramente divise tra le tentazioni eurasiatiche e l’usato presunto sicuro rappresentato dall’America, incapaci dunque di rappresentare un contrappeso dialettico, ha favorito un’inevitabile resa dei conti, di cui l’Ucraina rappresenta solo una metastasi che si è “accesa” provocando dolori a corpi malati.

La pace, come tutti i grandi cambiamenti, non arriva attraverso bei discorsi, parole dolci, ma lasciando alla storia la libertà di camminare e di produrre quei cambiamenti inevitabili che poi generano nuovi equilibri. Un cancro non si guarisce a colpi di chemioterapia ma eliminando ogni singola cellula cancerogena dal proprio corpo. Si osserverà, con dolore, che questa è una condizione alquanto difficile da realizzare. Ma come del resto è difficile anche guarire di cancro maligno e metastatico. Purtroppo in nessuna legge della natura sta scritto che un paziente oncologico debba a tutti i costi sopravvivere. E purtroppo neanche che non ci debbano essere le guerre. Occorre tutti quanti avere coscienza che si è rotto un equilibrio. Che forse non potrà più essere ricostituito. Si potrà ricrearne uno nuovo.
Ma su una cosa hanno ragione i signori che governano il mondo: nulla sarà più come prima.

FRANCO MARINO
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3 commenti su “COS’È DAVVERO LA PACE? (di Franco Marino)

  1. Gli umani dovrebbero estinguersi tutti. Siamo la peggiore creatura vivente. Un errore di progettazione di Dio. Con l’intelligenza che ci è stata donata potremmo vivere in pace in eterno ma il nostro DNA è sopraffattivo e l’intelligenza viene annullata. Un errore genetico incurabile, purtroppo.

  2. Che sia per questo, che i grandi burattinai ci vogliono tutti uguali, e, allineati???
    Non creeremmo più fastidi…

  3. La propensione alla guerra, come ogni altra attivita’ umana, dipende molto dalla cultura dei popoli, che si manifesta in morale e diritto. Pensiamo es. a Cina e India, due civilta’ millenarie, con una frequenza di guerre molto inferiore rispetto al continente europeo. Non dobbiamo cadere in un determinismo meccanico, come nell’immagine delle “forze in equilibrio”

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