Il Detonatore

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UCRAINA: CON CHI CONVIENE SCHIERARCI? (di Franco Marino)

Una delle regole per scrivere un’analisi politica efficace è indovinare le domande del lettore. Che sono sempre basiche. Cosa devo fare? Come devo pensarla? Come stanno le cose? Non perché il lettore sia stupido ma perché, travolto da una marea di informazioni, cerca qualcuno che gli indichi una via. Questo è il motivo per cui un blogger, a meno che non ambisca a rendersi ridicolo, non posa mai a profeta con annessi atteggiamenti da presuntuoso. Se riesce a trovarsi una minima platea, deve ringraziarla delle sue giornaliere attenzioni, tenendo sempre presente che il suo non sarà il punto di vista più letto, anche fosse il più intelligente, il più sapido, il più originale. E se riesce ad affermarsi, è perché propone un punto di vista unico. Né alternativo né conformistico. Semplicemente unico. Una modalità di approccio originale, che lo distingua dagli altri. Che faccia dire al lettore “Il Tal dei Tali mi ha dato un punto di vista che non avevo considerato”. E che ovviamente risponda alle sue domande basiche. Un blogger non viene letto per la sua bella faccia ma per la chiarezza che riesce a fare sulle domande più ricorrenti e per la particolarità e unicità del suo approccio. E il mio, da sempre, è quello di rigettare a priori ogni moralismo. Questo è il motivo principale per cui gli articoli della dissidenza come quelli del 90% del giornalismo mainstream, finiscono puntualmente nel cestino. Non sopporto in generale il militantismo, quel meccanismo per cui se si è putiniani bisogna dire peste e corna dell’America e se si è filoamericani bisogna dipingere Putin come il nuovo Hitler, vedendo a quel punto l’autore trasformarsi in un accigliato ultrà che diffonde slogan urlanti, condanne morali e ovviamente adoranti minuetti per i propri capi. Dunque nelle mie analisi non troverete mai traccia di “tifo” ma solo chiedermi “cosa ci conviene fare”, il che presuppone un “ci” ben definito, i cui interessi vanno difesi, e una volta chiarito questo, proporre il mio punto di vista ai lettori.

In questo caso, per venire al titolo, l’unica domanda, basica, è “Con chi conviene schierarci?”. Quesito tutt’altro che banale. Perché per rispondere, prima si deve capire “in quale squadra si gioca”. E’ un nonsense dire “vinceremo il tricolore” se non sappiamo quale maglia indossiamo. Se valesse la pena militare per l’Italia, non ci resterebbe che sperare che la NATO, che si sta contrapponendo alla Russia, vinca. E al riguardo c’è poco da dire: in un contesto di guerra tra le nazioni, se l’Ucraina vince, vince la NATO e dunque l’Italia. Se vince Putin, perde la NATO e perde l’Italia. Il problema è capire quale Italia. Parlo per me, ma il mio patriottismo è ai minimi storici. Se dovessi dare il sangue a chi difende i miei diritti, non esiterei. Non ho invece alcuna intenzione di darlo a chi ha cercato di violare il mio corpo, additandomi alla pubblica esecrazione, con l’aggravante di aver salmodiato per settantacinque anni i valori della resistenza e della libertà. Se, dunque, nella guerra contro i russi, c’è la stessa Italia delle folli parole dei suoi politici, non è la mia Italia. Forse è una banda di falsari che usa abusivamente il nome Italia. O forse l’Italia è proprio questa roba qui e noi patrioti l’abbiamo sopravvalutata. Chissà. Io però ho fatto la mia scelta: la mia patria sono i no green pass. Una patria multilinguistica, multireligiosa, multietnica, ma popolata da patrioti uniti dalla stessa visione della libertà, in lotta contro un gruppo di psicopatici al potere.

Una volta decisa la propria squadra, e dunque che guerra fare, bisogna scegliersi gli alleati giusti. Che non significa essere amici, sposarsi, ma condividere un medesimo percorso, un medesimo nemico contro cui moltiplicare le forze. A quel punto però tra i due alleati inizia una guerra sotterranea, non scritta, tacita. L’alleato più forte cercherà di sopraffare l’alleato più debole, lesinando i suoi sforzi, prendendosi il bottino più ampio e lasciandogli le briciole: fu quello che accadde proprio a noi italiani dopo la vittoria della prima guerra mondiale. L’alleato in teoria più debole invece cerca di parassitare quello più forte, infiltrando il suo sistema politico, sociale ed economico. Una cosa su cui Israele, per esempio, ha fatto una mano da maestro, grazie al suo Mossad. Se oggi Israele è intoccabile, non lo deve certo all’immaginifica forza che gli tributano i suoi nemici ideologici, dato che si tratta di un paese piccolo, con otto milioni di persone, che potrebbe essere soppresso in ogni momento, se non fosse che gli israeliani, piaccia o meno, sono un popolo valoroso, con un’arma atomica, un servizio segreto potentissimo e una classe dirigente che, diversamente da quelle europee, non si è adagiata sull’interessato aiuto americano, che peraltro, nel caso degli israeliani, è stato sempre molto ambiguo, visto che mentre con una mano gli americani aiutavano Israele, con l’altra hanno aiutato anche la Palestina, sia pure attraverso mille scatole cinesi.
L’unico alleato che condivide il medesimo interesse nel far fuori la cricca al potere in Occidente è la Russia. Che non significa negare le ombre di Putin. Uomo del KGB, dunque chiacchieratissimo e sporco per definizione. Leader di una Russia che deve – e non ha scelta – essere quella che è. E che peraltro ha abbracciato, sia pure non con gli eccessi da psichiatria tipici del tanto decantato Occidente liberale, la narrazione covid. La Federazione Russa non è l’ideale a cui il popolo occidentale, tradito dalla natura ingannevole dei filantropi della democrazia, dovrebbe tendere. Ma un’altra America, magari ben intenzionata, non c’è. Che anzi, quella attuale non solo non vuole più aiutare nessuno ma anzi ci ha presentato il conto di settant’anni di assistenza militare gratuita. E sulla Cina, glisso per carità di patria, ché Shanghai ogni giorno ci ricorda quali rischi si corrano nel seguire il modello cinese. Rimane appunto l’orso russo e il suo spietato destriere che da vent’anni, con le buone e con le cattive, con tutti i suoi difetti, è l’unico baluardo contro il bubbone globalista. E’ il meno peggio. E’ un alleato con cui bisogna fare bene attenzione a chinare la testa perché è uno squalo che ovviamente pensa solo agli interessi del suo paese. Ma è l’unico che ha interesse a far fuori la mafia che ci sta facendo sprofondare all’inferno.
Può piacere, può non piacere, ma tant’è.

FRANCO MARINO
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13 commenti su “UCRAINA: CON CHI CONVIENE SCHIERARCI? (di Franco Marino)

  1. io, da quando mi hanno chiamato analfabeta, ratto, da quando non vorrebbero farmi votare, da quando mi definiscono mongoloide, tifo per chiunque possa rendere le loro notti insonni.
    Ora c è la russia, domani i marziani.
    Chiunque, chiunque possa aprirgli il culo in modo che capiscano di non essere onnipotenti o che quantomeno capiscano che tutto il mondo non è come i cittadini italiani, molti dei quali non più miei fratelli.

  2. Non mi piace l’impostazione “Con chi ci CONVIENE schierarci” con tale principio l’Italia si spesso schierata dalla parte del vincitore vedi con i nazisti che stavano conquistando interi paesi in pochi giorni
    Secondo non mi sembra che si conosca la biografia di Putin che spiega molto del presente
    Terzo ci sono valori per i quali occorre battersi

    1. Primo: infatti il problema non è essersi schierati con i vincitori, ma aver scelto i perdenti, senza saperlo.
      Secondo: mi spiace apparire ai Suoi occhi presuntuoso, ma la biografia di Putin la conosco bene.
      Terzo: gli unici valori per cui la gente si batte, sono quelli economici. Gli altri interessano ad una percentuale ridottissima di persone, purtroppo.

  3. Risposta molto cinica e sintetica.
    Gli italiani mi vogliono male, mi augurano di morire perché non sono vaccinato, non mi fanno più entrare in banca a ritirare i miei soldi, mi stanno portando la guerra in casa continuando ad inviarmi armi ai nazisti; ergo:
    sto con i russi che se ne fregano del covid e vogliono eliminare i nazisti.
    In poche parole scelgo il male minore.

  4. Secondo me e’il caso proprio di NON schierarsi affatto
    .Sarebbe molto piu’logico mantenersi su una posizione di equidistanza e cio’potrebbe metterci in grado di fare dell’Italia una specie di nazione non allineata. Anche perché tutto cio’gioverebbe moltissimo al nostro prestigio internazionale ultimamente molto decaduto.

    1. Se vuole che il suo commento sia pubblicato, mitighi i toni, non attacchi sul piano personale gli autori, e verrà pubblicato.

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