Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

LA DIFFERENZA TRA CONTROINFORMAZIONE E DELIRIO (di Davide Cavaliere)

Dopo i guelfi e i ghibellini, i cattolici e i comunisti, due nuove fazioni si fronteggiano nel Bel Paese: i sostenitori dell’informazione «ufficiale» e i fautori di quella «alternativa». La lotta è incandescente. Se domani il “Corriere della Sera” titolasse: «La Terra è rotonda», con tutta probabilità spunterebbero decine di «professionisti della controinformazione» decisi a confutare la «tesi mainstream della sfericità della Terra». 

Nutrire scetticismo nei confronti dell’informazione ufficiale è segno di salute mentale e di libertà di giudizio, ma oltre una certa soglia può diventare patologico, soprattutto se si finisce per credere a panzane e bubbole solo perché in contrasto con quanto affermato da Enrico Mentana. 

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Ritenere, ad esempio, che nei vaccini siano presenti grafene e misteriosi «microchip», oppure che le schede elettorali americane siano tracciate con «isotopi non radioattivi» o che sia avvenuto un «genocidio» nel Donbass, è mera credulità, se non vera e propria dabbenaggine. 

La maggioranza dei «controinformatori» sono degli imbonitori, soggetti assimilabili ai venditori di «lozioni magiche» per la cura della calvizie o per il potenziamento delle prestazioni sessuali. Parliamo di soggetti intenti ad arricchirsi col clickbait, quando non autentici disinformatori sul libro paga di qualcuno. 

La cosiddetta «controinformazione», perlopiù, non fa altro che riciclare marchi vecchissimi, ma riaggiornati con parole nuove, meno compromesse dall’usura, ma perfettamente plastiche, dunque adatte a ogni uso, come «neoliberismo» o «mondialismo». 

Avere dei dubbi e delle domande sulle grandi questioni che investono le nostre esistenze è normale, ma non è una buona ragione per affidarsi a «testimoni oculari» dalla grammatica dubbia, «meme» di scarsa qualità, foto ritoccate, parallelismi capziosi o teorie strampalate. Una tesi falsa rimane una tesi falsa anche se è divergente rispetto al «mainstream»

Fare propria ogni idea «non ufficiale» solo perché «alternativa» è solo un altro modo di non usare la ragione e dare il proprio senso critico in appalto. Così come non è bene pronunciarsi su ogni tema, soprattutto se non lo si conosce con dovizia. 

Gli assuefatti dalle teorie «anti-mainstream» non si rendono nemmeno conto di essere dei «parlati» e non dei «parlanti». Prendiamo il caso della recente invasione russa dell’Ucraina: quando Putin ammassava truppe lungo i confini ucraini dicevano che si trattava solo «di un’esercitazione»; appena è scattata l’invasione hanno scritto ovunque che l’esercito russo era interessato solo al Donbass. Com’è diventato chiaro che il Cremlino mirava a Kiev e a tutto il Paese, si sono trasformati in pacifisti perché «gli ucraini non possono vincere». Nel giro di poche settimane si sono contraddetti ripetutamente senza nemmeno rendersene conto. 

La «psicologia» che anima il maggior numero di teorie «alternative» si basa su una fallace opposizione tra «Noi» e il «Vero Potere». Un conflitto o una crisi non può mai accadere se non vi è «dietro» una questione di controllo del petrolio o del gas, oppure un intervento (comunque losco) delle «multinazionali» o di qualche miliardario. La vera chiave di spiegazione di ogni evento è in termini di complotto: scoprire chi c’è «dietro» e che cosa sta «tramando». 

La premessa in questione, «chi c’è dietro» o «a chi giova», è mal posta, dato che la risposta non può che essere arbitraria. Chiunque può trarre vantaggio da qualunque evento, senza averlo necessariamente pianificato. La risposta a una simile domanda riflette solo i pregiudizi di colui che la formula. 

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Un’altra tecnica consolidata è quello che gli anglosassoni chiamano «whataboutism», ossia «what about», «che dire di». Parlando dell’Ucraina qualcuno dichiarerà perentorio: «che dire della Libia?». Ma è un ragionamento errato. Se stiamo parlando della guerra russa in Ucraina, stiamo parlando di qualcosa che sta avvenendo adesso, non di guerre del passato. Arrivati a questo punto sarebbe giusto domandare: ma se sei contro una guerra avvenuta dieci anni fa, perché non sei contro quella attuale? 

Insomma, verificare le informazioni, magari attraverso la stampa estera se non ci si fida di quella italiana, conoscere le principali tecniche manipolatorie, mantenere un certo livello di vigilanza, dovrebbe essere il minimo per ogni utente della rete interessato all’attualità.

Davide Cavaliere

 L’AUTORE 

DAVIDE CAVALIERE è nato a Cuneo, nel 1995. Si è laureato all’Università di Torino. Scrive per le testate online “Caratteri Liberi” e “Corriere Israelitico”. Alcuni suoi interventi sono apparsi anche su “L’Informale” e “Italia-Israele Today”. È fondatore, con Matteo Fais e Franco Marino, del giornale online “Il Detonatore”. 


3 commenti su “LA DIFFERENZA TRA CONTROINFORMAZIONE E DELIRIO (di Davide Cavaliere)

  1. Perché esiste controinformazione? Perché da anni in modo crescente e sempre più insopportabile… una certa informazione controllata da potere economico… è via via divenuta sempre più esclusivamente… fallace!… in surreale faccenda covid possiamo tranquillamente sostenere che non una parola vera sia stata pronunciata o scritta in due anni da informazione “ufficiale”. Controinformazione è esente da mendacia?… per nulla!… ma risponde ad un crescente bisogno di parti sempre più larghe di popolazione di sostituire una informazione ormai sfacciatamente menzognera ed incapace di minima ammissione di fatti pure di fronte ad evidenza… come dopo palese tradimento no riesci più credere a persona amata… manco ascolti più… tanti cittadini da tempo manco leggono più quotidiani ed evitano accuratamente TG nostrani ormai del tutto inaffidabili…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  2. Le volevo fare i miei più sinceri complimenti per questo suo articolo che chiarifica come controinformazione non significhi produrre o credere alle prime panzanate che ci capitano a tiro solo perché affermano il contrario di quanto riportato dai media tradizionali. Un conto è la giusta e sempre gradita critica riguardo la veridicità e la fondatezza delle notizie di cui i giornali e la televisione ci informano, un altra cosa è invece sostenere notizie palesemente false e al limite dell’assurdo solo per partito preso. Purtroppo, non so quanto questo articolo possa fa breccia nelle menti di coloro che, spinti dall’odio cieco verso tutto ciò che è ufficiale e non una diceria (o peggio ancora, un complotto), si staranno già arrovellando per trovare una scusa per sminuire lei e il suo scritto, magari facendo passare lei per un protettore del Potere costituito in modo da poter continuare a vivere serenamente nella loro realtà alternativa fondata su fantasiose supposizioni.

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