Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

DRAGHI È NUDO (di Franco Marino)

Spesso la cronaca ci racconta di medici che in realtà sono impostori. Ma la cosa più curiosa è che non di rado sono stimati o comunque raramente si sono resi protagonisti di errori. La cosa stupisce molti ma ha una sua spiegazione. L’imbroglione, se cosciente di avere “il mariuolo in corpo”, ma non è uno stupido, da quel momento adotta un profilo bassissimo e non azzarda affermazioni e soluzioni avventurose che possano allarmare i colleghi. Questo gli viene reso possibile sia dal fatto che spesso deve seguire un rigido protocollo, sia dalla possibilità di consultarsi segretamente con un collega che invece è davvero medico, per poi tornare dal paziente con la soluzione che spesso si rivela esatta e che aumenta la sua reputazione. Viceversa, quando un grande medico – si pensi al compianto Montagnier – azzarda una spiegazione professionale ardita, possiamo essere abbastanza certi che sia vicina alla verità e che sicuramente egli sia un grande medico. E’ uno schema che chiunque abbia appassionatamente seguito la serie televisiva del Dr.House ricorda alla perfezione: il protagonista afferma qualcosa che tutti trovano inverosimile, si batte contro tutti, e alla fine si scopre che tutti avevano torto e lui ragione. Perché lui è un genio della medicina. La caratteristica del grande medico è l’indipendenza di giudizio, la caratteristica del finto medico o di colui che è medico davvero ma sa di non essere bravo, è il conformismo professionale. E questo spiega anche perché, pur di fronte alle evidenze della truffa covid, molti medici si siano accodati acriticamente.
In generale, quando si dà dell’incompetente ad un luminare della sua area di competenza, bisogna fare molta attenzione. Sia perché se non si hanno titoli in quel campo e illustri studi alle spalle, si rischia di essere infilzati dal competente. Sia perché quest’ultimo potrebbe benissimo sbagliare appositamente perché magari persegue fini completamente diversi, ipotesi tutt’altro che campata per aria. Ma farsi intimidire dai titoli e dal curriculum è altrettanto sbagliato: il principio di autorità è stato rigettato dalla scienza secoli fa, con buona pace di Burioni e della sua notoria sindrome di Marchese del Grillo. Se un matematico dice che 2+2 fa 5, resta una scemenza anche se la proferisce un matematico e la contesta un garzone. In sostanza, Draghi sicuramente sarà competentissimo ma, per le cose che dice e che fa, mostra di essere un totale incompetente. E spieghiamo perché.

L’economia è l’arte della gestione delle risorse. Il grande economista non è colui che studia quintali di libri ma chi con pochi mezzi costruisce grandi aziende. Viceversa, se si fa passare il principio che dalla crisi si uscirà inchiavicandosi di debiti per poi rifarsi sui cittadini – e nello specifico, quelli che la ricchezza la producono – illudendosi di poter sempre attingere al proverbiale pozzo di San Patrizio (i fessi che tengono in piedi i furbi, per dirla con Prezzolini), non si fa nulla di competente. Anzi, da veri incompetenti, si aderisce ad una prassi in voga da decenni e per la quale non occorre alcuna competenza, se non appunto, come il medico incapace o impostore, accodarsi ad una tendenza.
Il Nostro aveva già mostrato un decennio fa, col Quantitative Easing, come la pensasse sul tema. Che cos’è il QE? E’ semplicemente una finzione che consiste nell’impegno da parte della BCE di fingere di comprare denaro che non può stampare, fornito dalle stesse banche centrali nazionali. Un perfetto schema Ponzi. Che si nutre dell’incompetenza dei piccoli investitori e dell’interesse da parte dei grandi speculatori ad alimentare il meccanismo, specie se questi speculatori sono legati ad una potenza geopolitica interessata successivamente a far crollare il castello di carta.
La truffa viene riproposta tale e quale col famoso Recovery Fund. Cos’è? Anche qui, duecento miliardi a fronte di nulla. Ulteriori debiti. Altra carta. Che anche qui qualcuno ha interesse a nutrire per poi far saltare il tutto, proprio come fanno molti truffatori che una volta accumulate troppe passività ma avendo da parte in compenso tanto danaro, spariscono lasciando i risparmiatori in braghe di tela.

Le obiezioni rivolte a chi critica sia il Recovery Fund sono numerose come lo erano quelle verso chi contestava il Quantitative Easing. La prima di tutte è quella che l’alternativa sia il fallimento. E si dimentica che nel momento in cui si certifica di aver bisogno di un respiratore automatico, di fatto si è già morti. La dichiarazione di insolvenza non rientra in requisiti unici e concordati, ma dipende dal creditore. Se questi ha interesse a far fallire un debitore di 10.000 euro e a tenere in piedi invece uno che gliene deve 200.000, i libri contabili in tribunali li dovrà portare il debitore più piccolo. Da una crisi economica non si esce irrorando il mercato di liquidità finta ma stimolando la ripresa attraverso una concreta operazione di deburocratizzazione del sistema produttivo. Invece Draghi, da finto medico o medico che la laurea l’ha presa ma è incompetente, ricorre al meccanismo più semplice e consolidato: fare debiti che pagherà la generazione successiva, esporre i conti pubblici agli speculatori internazionali, in un meccanismo che va avanti da quando la politica è stata espropriata ai politici ed è finita nelle mani della finanza.
E’ un meccanismo dannosissimo, ma semplicissimo da attuare. Che competenza ci vuole nel costringere i proprietari delle case a dover buttare decine di migliaia di euro per cambiare il proprio piano energetico e a cambiare la propria auto, con una legge che oltretutto, essendo retroattiva, sarebbe incostituzionale? Che competenza giuridica ci vuole se a disposizione si hanno giuristi corrotti che non notano la cosa? Che abilità nel fare di conto ci vuole quando ci si illude che per trovare risorse da allocare basti trasformare un paese democratico in uno stato di polizia fiscale e non solo? Nessuna. Perché è ciò che si fa da ormai trent’anni. E che ci vede ogni anno sempre più poveri, sempre meno socialmente protetti ma soprattutto sempre più indebitati. Che non si possa vivere al di sopra dei propri mezzi è qualcosa che non richiede studi bocconiani, ghisleriani o sapienzini, ma il semplice buonsenso e un minimo di esperienza nel gestire i soldi, di saperli fruttare. Cosa che Draghi, che prima di lui Monti e prima ancora Ciampi, non hanno mai mostrato. Rivelandosi dunque, se vogliamo credere alla buonafede, incompetenti. Perché altrimenti, se questi signori non sono incompetenti, cosa sono? La risposta ve la darò se raggiungeremo con le donazioni al Detonatore una cifra sufficiente a metterci al riparo da una causa penale. Ma quale sia la risposta, si può già dire che “il re è nudo”. E se lo è il re, figuriamoci Draghi.

FRANCO MARINO
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