Il Detonatore

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DALLA RICHIESTA DI MAGGIORE LIBERTÀ AL TIFO PER PUTIN: LA STRANA STORIA DEI NO GREEN PASS (di Davide Cavaliere)

È difficile non giudicare sconcertante il sostegno che tanti «no green pass» forniscono a Putin e alla orwelliana propaganda del Cremlino. La battaglia contro il certificato vaccinale è una lotta contro lo statalismo illiberale e la sua vocazione totalitaria, in favore della libertà, della responsabilità individuale, della giustizia e della verità

Come è possibile che tante persone che hanno sostenuto i suddetti valori, ora guardino con simpatia a un autoritarismo asiatico, che non avrà adottato il green pass ma che è altrettanto illiberale? 

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Putin, che si è vaccinato per ben tre volte, che ha adottato misure anti-Covid non dissimili da quelle europee, che ha introdotto l’obbligo vaccinale per alcune categorie di lavoratori, non può essere un leader del movimento per la libertà di scelta. 

Per conoscere la situazione russa non bisogna leggere il «Corriere della Sera» ma la «Novaja Gazeta», non «La Stampa» bensì Garry Kasparov, Anna Politkovskaja, Boris Nemcov, Stanislav Markelov o Vladimir Bukovskij

Il movimento «no green pass» diceva di essere per la libertà individuale, ma adesso strizza l’occhio a un despota che condanna a quindici anni di carcere non solo quelli che manifestano contro la guerra, ma semplicemente coloro che definiscono «guerra» quanto avviene in Ucraina. Se avete trovato insopportabile il «lockdown», provate a immaginarvi in galera per oltre un decennio. 

Il movimento «no green pass» chiedeva più democrazia e maggiore pluralismo, mentre ora applaude il Cremlino e finge di non sapere che nella Russia di Putin la libera ricerca storica è ostacolata, i diritti politici limitati, l’informazione libera annichilita, l’opposizione interna perseguitata, i giornalisti assassinati, la società civile soffocata. Parliamo di un luogo dove la violenza esercitata in Cecenia, Ossezia, Siria e Ucraina investe tutta la società. È lecito sospettare che manifestanti «no pass» non siano contro tutte le dittature, ma solo contro quella che li danneggia. 

Il movimento «no green pass» ha fatto un massiccio uso di Telegram, un’applicazione creata da Pavel Durov, un giovane russo che si oppone al regime putiniano e che è scappato dalla Russia per non essersi piegato a Putin, che chiedeva la chiusura dei canali di Vkontakte, social sempre fondato da Durov, agli oppositori dello Zar. Telegram, oggi, per ironia della sorte, è il mezzo di comunicazione preferito dalla resistenza ucraina. 

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Se vivere in una democrazia degradata, all’interno della quale le libertà vengono violate, la discriminazione ufficializzata, il pluralismo dell’informazione minacciato, il controllo della popolazione generalizzato attraverso un certificato vaccinale, spinge molti a guardare con ammirazione un dispotismo cleptocratico, allora significa che non si è ancora compreso il valore della libertà

Alla fine, in Italia, trionfano sempre i sentimenti filotirannici: qualcuno venera Draghi, qualcun’altro Putin; l’importante è avere un «uomo forte» da trasformare in totem e feticcio. Aveva ragione Carlo Levi, la grande paura degli italiani è quella della libertà.

Davide Cavaliere 

L’AUTORE 

DAVIDE CAVALIERE è nato a Cuneo, nel 1995. Si è laureato all’Università di Torino. Scrive per le testate online “Caratteri Liberi” e “Corriere Israelitico”. Alcuni suoi interventi sono apparsi anche su “L’Informale” e “Italia-Israele Today”. È fondatore, con Matteo Fais e Franco Marino, del giornale online “Il Detonatore”. 

9 commenti su “DALLA RICHIESTA DI MAGGIORE LIBERTÀ AL TIFO PER PUTIN: LA STRANA STORIA DEI NO GREEN PASS (di Davide Cavaliere)

  1. Articolo privo di ogni senso logico.
    L’autore evidentemente in difficoltà mette insieme mele e pere pensando di parlare della stessa cosa, e siamo al ABC del ragionamento razionale…
    Siamo alla generalizzazione grossolana di scarso livello, strano perché di solito gli articoli sono di spessore.
    Il punto che lega il mondo No Green Pass a questa questione è la consapevolezza.
    Sebbene il No Green Pass non esistano, è chiaro a chi ha un minimo di onestà intellettuale che quando i media al 99% dicono la stessa versione, negano il contraddittorio, creano false notizie, le istituzioni escludono chi solleva dubbi o esposizioni contrarie alla narrazione, indipendentemente dal tema, c’è qualcosa che non va e non va bene.
    È una questione di giustizia.
    Mettere la Russia sotto la lente d’Ingrandimento e non farlo per gli Stati Uniti mi sembra ridicolo, parlare del governo russo e non della manipolazione delle masse e delle “rivoluzioni colorate” da parte dei “filantropi”, dimostra solo superficialità o malafede.
    Ah, Cavaliere, se ancora non lo sa, l’Ucraina sarà uno dei capifila per quel che riguarda l’implementazione dell’identità digitale e reddito universale da parte del WEF.
    Ah… ma lei è preoccupato di Putin…

  2. A mio avviso l’analisi è corretta ma penso che questa posizione del mondo “no green pass” derivi dalla comprensibile frustrazione di chi vorrebbe vedere distrutto il sistema politico-economico-sanitario-mediatico nostrano che tanti danni ha causato negli ultimi anni. Definirei questa cosa come una vendetta, seppur con una certa quota di irrazionalità come l’articolo fa notare.

  3. Nel caso specifico dell’Ucraina (non ho abbastanza elementi per giudicare la situazione in Russia del suo complesso) mi sembra che Putin stia agendo con sufficiente senso di responsabilità e di adeguatezza nella risposta alle provocazioni, elementi questi che difettano completamente nella controparte occidentale.

  4. evidentemente l’autore fa una considerazione abbastanza ottusa come tutta il mainstream fino ad ora ha giudicato i movimenti no green pass. è evidente che la simpatia nata per Putin non è nient’altro che il risultato di un risveglio delle coscienze di chi non si piega e rassegna al pensiero unico! quando c’è una sola verità iniziano i dubbi ed è da due anni a questa parte che ci fanno vedere una sola verità perciò i no green pass, oramai edotti e diffidenti su tutto ciò che viene proposto, dubitano e si informano e poi magari scendono in piazza per la pace, ma prima si domandano come mai non lo si è fatto negli 8 anni di massacri da parte degli ucraini nel donbass, o per la Siria, lo Yemen…la lista è lunga

  5. Quoto i primi due commenti.
    Putin è meno ipocrita dei politici nostrani.
    Odia la narrativa menzognera occidentale.
    Non va idealizzato, nessuno va mai idealizzato.
    Però in questo momento Putin è sicuramente il male minore.

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