Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IL FALLIMENTO DELLE DESTRE RADICALI (di Franco Marino)

Simone Di Stefano ha annunciato la sua uscita da CasaPound, di cui è stato per molti anni il leader e, al riguardo, risparmierò ogni considerazione sui dettagli di questa vicenda. Peraltro, si tratta di una notizia tutt’altro che inattesa. Da molto tempo Casapound non si candidava più alle elezioni e, anche se qualche militante ha cercato di far passare il messaggio che CasaPound non prendeva voti perché non si candidava, le cose vanno ribaltate: CasaPound non si candidava perché non prendeva voti e consensi. E un po’ mi dispiace. Per un periodo quel movimento è sembrato sul punto di avviare una sua ascesa. Le basi c’erano, c’era una forte militanza digitale e c’era un certo attivismo anche dal vivo. Il Primato Nazionale, che di CasaPound era l’organo ufficiale, è sicuramente un buon giornale. Poi purtroppo tutta una serie di ragioni più o meno note ha tagliato le gambe alla sua crescita e così ha deciso di ritirarsi dalle competizioni elettorali. Non ho intenzione di dedicare un articolo nello specifico a CasaPound perché il suo fallimento è un film già visto che ricalca in generale esperienze analoghe nelle destre radicali, ovunque. E che segue un copione fisso: ogni tanto un partito dell’Area ha un momentaneo successo a livello locale per poi puntualmente sfarinarsi “quando il gioco si fa duro”. E allora proveremo a fornire le motivazioni.

La vera forza dei partiti di destra radicale è, da sempre, ovunque, l’ascolto delle classi più emarginate della società. Si tratta di persone a cui va riconosciuto il coraggio di fare qualcosa che la sinistra non fa più da decenni: andare presso i VERI poveri. E quando dico “i veri poveri”, mi riferisco a coloro che oltre ad essere poveri, sono anche invisibili. Difatti, i poveri si dividono in due categorie. Quelli che è di moda e conviene aiutare e quelli che nessuno, mi si perdonerà il linguaggio ma rende meglio, si inchiappetta manco di striscio. I primi, se stanno buoni nei ghetti dorati che la sinistra costruisce per loro, se alimentano il narcisismo buonista – meravigliosamente affrescato da quel genio che è Checco Zalone in Tolo Tolo nella figura del reporter francese – rimarranno, sia chiaro, nella cacca, però arriverà, talvolta, qualcuno a dar loro un pezzo di pane, a farsi fotografare con loro, per poi pubblicare la foto acchiappalike su facebook. Chi è un povero di quelli visibili, cioè un immigrato, si vedrà arrivare Gad Lerner a stringergli la mano, ma sia chiaro, Gad Lerner non ti farà mai frequentare sua figlia.
Viceversa, chi è un povero, invece, di quelli che non si devono vedere, italiano, allora è semplicemente trasparente. La povertà nell’Occidente americanizzato del resto la potremmo paragonare al ritratto di Dorian Gray. Da una parte, l’Occidente ambirebbe a rappresentarsi come bello, ricco e vitale. Dall’altra, le classi sociali meno abbienti ne mostrano il tratto basso e malvagio. Per cui, la sinistra ha avuto giuoco facile nel creare la figura del povero che buca lo schermo. Se insomma, l’immigrato africano o islamico stupra un’italiana, oppure pretende che le donne della sua cultura si mutilino i genitali beh “bisogna comprendere il contesto in cui il tutto avviene”. E’ un difetto della povertà ma non un difetto italiano.
Della storia invece della coppia italiana, lui sottoproletario e lei che fa la bagascia per mantenersi, casomai buttati in mezzo ad una strada proprio da quella sinistra che invece difende gli altri poveri e che è asservita al Capitale, a nessuno dei VIP patinati fotte nulla. E’ White Trash.
In questo modo, la sinistra ha dovuto sviluppare una dialettica imperniata su una prodigiosa ancorché pelosa empatia nei confronti di tutta quella povertà che non la costringe a doversi misurare col barbone italianissimo spedito in mezzo ad una strada dalle politiche di Monti, dal femminismo isterico delle Boldrini. E che fonda il suo consenso su una ributtante umanità che con una mano simpatizza col bambino a testa in giù nel bagnasciuga siriano e con l’altra disprezza il poveraccio che fa la fame di fronte casa nostra. Che sarà sempre un analfabeta funzionale e un sovranista psichico.
Intendiamoci, non è sempre stato così. Un tempo la sinistra denunciava i guasti del capitalismo (ma non perché gli interessasse qualcosa del capitalismo, solo perché voleva proporre in cambio il proletarismo sovietico) e dunque dei poveri italiani si interessava eccome. E questo si vedeva anche in quei grandi feudi della sinistra che sono stati la canzone leggera o la letteratura. Avevamo chi scriveva canzoni sulla prostituta di via del Campo, o su Bocca di Rosa che metteva l’amore sopra ogni cosa. Avevamo Pasolini che ci raccontava dei ragazzi di vita, pagando tuttavia proprio il riconoscimento da parte sua della truffa consociativistica di un PCI perfettamente organico alla DC, dietro la maschera di una finta contrapposizione. Né sapremo mai, per morte prematura di De André di cancro ai polmoni nel 1999, come oggi si collocherebbe il “principe libero” nel rigido dogmatismo vaccinale di oggi. Ma in generale l’irreggimentazione della sinistra, caduta l’URSS e trasformatosi il PCI in PDS, DS e poi PD e passata sotto il padrone americano – e dunque sotto l’egida della sinistra DEM americana – svela la trasformazione da partito apologeta del socialismo reale a corifeo del liberismo atlantista. Al militante duro e puro di sinistra si è progressivamente sostituito il cretino globalista, liberal, LGBT, multirazziale, antibianchista, istericofemminista, che costituisce così il perfetto campionario della sinistra DEM americana.

A parlare con i poveri italiani rimane l’estrema destra. Punto di forza ma anche di debolezza delle destre, da Casapound a Forza Nuova, partiti che hanno non poche differenze ideologiche (Forza Nuova ha un’impronta molto più cattolica, Casapound più laica) ma che si somigliano più di quanto differiscano. Almeno esteriormente. Questi partiti sono come muscoli: si contraggono e si distendono. In una prima fase, la loro vicinanza con i ceti più degradati gli procura un buon numero di voti a livello locale. Altre volte, come nel caso di Ostia del 2017, qualcuno commette qualche carognata contro di essi, che ottiene il risultato, in chi prova orticaria a sentir parlare della sinistra, di far scoprire il loro mondo. Come fu nel caso di Spada, uno che ha voltato più gabbane delle mutande, che venne fatto passare per militante di Casapound, quando non vi è stato mai iscritto. Risultato? Grazie a questa poveracciata tra le tante, dei media mainstream, molti – me compreso – scoprirono CasaPound.
Poi arriva il momento delle elezioni a più largo raggio, come quelle nazionali dove per conquistare il consenso – specialmente in un paese dove esistono soglie di sbarramento, dove sono state abolite le preferenze e dunque a decidere le elezioni sono i media mainstream che sono nelle mani dei grandi partiti – occorrono due cose. Strategia e leadership. Che nessuno dei partiti di estrema destra possiede. Oggi, fondare un partito significa costruire qualcosa di molto simile ad un clan mafioso, che dunque fa favori ed elargisce clientele. Ed è qui il punto. La forza delle destre radicali si limita alle elezioni locali dove, essendoci il doppio turno, avviene qualcosa di molto simile a ciò che accade in Francia. Ogni tanto la dinastia Le Pen fa un balzo e i due partiti tradizionali si allarmano e si coalizzano contro di essa. Risultato, le destre radicali non vincono mai nulla ma si limitano solo a fare qualche balzo percentuale che allarma le classi dirigenti locali che per non farsi scalzare si coagulano contro di esse. Tutto questo risiede proprio nella storica incapacità di capire che la vera sfida di un partito sovranista non è conquistare i poveri – per quello bastano i clan mafiosi, infatti le destre radicali al Sud sono completamente inesistenti – bensì conquistare il ceto medio. Impaurito, impoverito MA NON ANCORA POVERO nel senso stretto del termine. E al quale la Lega Nord dapprima e Fratelli d’Italia poi, hanno dato risposte ottenendo in cambio una valanga di voti. Perché va bene dare da mangiare agli ultimi della società, va bene occupare palazzi abusivamente occupati da immigrati, va bene essere portavoce degli ultimi. Ma questi costituiscono una parte assai minoritaria del bacino elettorale. Oggi la vera sfida è conquistare un ceto medio, impaurito, in via di impoverimento. Ma non ancora povero.
A questo si aggiunge anche l’incapacità pressoché totale di Casapound e Forza Nuova di saper infiltrare i gangli della società civile. Perché la vera differenza tra un partito che conquista il consenso e quello che rimane una realtà residuale, sta nel comprendere che l’elettore non vota per ideali ma per interessi, sui quali modella la costruzione della propria personale visione delle cose. I matrimoni solo d’amore non funzionano. Ad essi deve associarsi anche l’interesse. E io oggi, patriota innamorato di un paese che non ha partiti che fanno il mio interesse ma che ha preso coscienza dell’importanza di un grande paese alle spalle per realizzare i miei sogni, ecco oggi io, imprenditore, costruttore di un social network italiano, non sono in grado di capire chi potrebbe proteggermi se io, invece di fare quello che fanno moltissimi imprenditori (cioè andarsene in America, illudendosi che questo li preserverà da eventuali rappresaglie) volessi far crescere il mio paese attraverso la mia impresa. A questa domanda le destre radicali, refrattarie ad una sana cultura capitalistica di bandiera, meritevolmente lontane dall’anarcoliberismo americano ma purtroppo non esenti da un certo viscidume rossobruno – che è poi quello che porta molti di loro a flirtare con Rizzo, per dire – non potrebbero rispondermi. E il consenso di chi vuole fare fortuna nel proprio paese, creando qualcosa di bello (social network, software, hardware, ma anche televisioni, radio, industrie sulla tecnologia, sul lifestyle) va via. Ma il consenso si conquista anche padroneggiando cultura e arte. Che non mancherebbero affatto. La destra radicale ha, per esempio, un patrimonio niente affatto disprezzabile di cantautori e di band. Niente di miracolistico, anche perché il tutto viene realizzato con pochi mezzi a disposizione. Ma, senza essere Lucio Battisti, il defunto cantautore e fondatore di Forza Nuova, Massimo Morsello, valeva mille volte tutti i cantanti degli ultimi festival di Sanremo. Messi insieme. I 270 bis magari non saranno i Pooh ma valgono almeno dieci volte i Modà o altre band, come qualità musicale e di scrittura. In “8 di settembre” di Morsello, è palese la propaganda politica. Ma si tratta di un pezzo assai ben scritto e musicalmente molto interessante. Nessuna delle schifezze, da Sanremo a X-Factor, si avvicina anche alla lontana al valore artistico musicale della neodestra. Viceversa, la destra radicale, in piena sindrome di Stoccolma, invece di coltivare ed educare i tanti diamanti grezzi che girano anche in rete, cerca a tutti i costi di conquistarsi culturalmente spazi nel mainstream, mortificando – non scartando che è legittimo, proprio mortificando – chi era entrato nella loro orbita per dare un contributo. Ma un partito il consenso lo conquista anche solleticando la vanità dei suoi elettori e militanti, che si tratti di fargli fare carriera nel mondo dell’imprenditoria o del lavoro, oppure come artista o intellettuale. Qualcosa che la sinistra sa fare benissimo. E che comunque faceva anche il Partito Fascista ai tempi della Buonanima.

Oggi la destra radicale non sa conquistare consenso. Ma, quel che è peggio, i movimenti che la rappresentano non hanno la minima capacità di autocritica, come testimoniato dalla fastidiosa circostanza che ogni mio scritto sul tema vede catapultare militanti che, evidentemente col nervo scoperto, invece di intavolare una discussione pacifica, non riescono ad intavolare una discussione pacifica con chi li critica, come nella barzelletta dell’autista che guida contromano e che vedendo tutti quanti venirgli addosso, dice “No, contromano sono loro”.
Così si perde. Così ha perso e continuerà a perdere la destra radicale.

FRANCO MARINO
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6 commenti su “IL FALLIMENTO DELLE DESTRE RADICALI (di Franco Marino)

  1. Condivido totalmente il tuo pensiero. Mai come adesso siamo caduti in basso in una deriva che ci porterà alla distruzione. Ho il terrore per i miei figli i nostri figli e questi giovani che dalla vita hanno ricevuto veramente poco gli hanno premiati con delle mancette e non hanno insegnato a loro a diventare Uomini Donne con una testa ben pensante è un’istruzione adeguata. Meglio tenerli nell’ignoranza e deviare la loro mente. Non ho mai perso la speranza che il buon Dio Fermi questi criminali e restituisca al mondo quella pace, quella dignità, quell’amore e il rispetto verso i propri simili, si dice che la speranza è l’ultima a morire ma Questi ci faranno morire. Ma loro si sentono immortali?

  2. ahime, vorrei darti torto ma non posso. proprio così la sinistra, lanciando bestie immonde, ha conquistato la cultura, la scuola, i media, la musica. Lanciando e vantando adepti-bestie. Minotauri LGBT.

  3. Salve,
    questo articolo è un capolavoro…
    un breve tratto di Storia, tutto in salita della nostra realtà politico/sociale, che si sofferma in modo particolare sui vinti…sui nostri poveri trasparenti… sui nostri miserabili…sui nostri abbandonati… e segna, nel contempo, tutti i fallimenti e gli abusi di una nostra certa classe dirigente, che si è venduta come “Yes-man”, alla *grande madre* americana…ed alla *famiglia ipocrita Ue*…
    Con la scusa di un ritorno dello
    spettro di un triste passato, che ci è fatalmente appartenuto, per la assurda condivisione di una follia, e che ha segnato in modo indelebile la nostra vita, sono ottant’anni che la
    sinistra, strumentalizzando , strumentalizzando…(tutt’ora continua ad infierire)… ricatta e mortifica ogni forma di anelito patriottico, religioso, familiare…bollando il termine “sovranista”, come un’eresia…
    Anzi, alla benché minima folata di vento, nel timore di un suo possibile minimo scricchiolio, fa aleggiare lo spettro del *fascismo* , del “razzismo” e dell’ “omofobia” su tutto il Paese…una minaccia, questa, che funziona ad hoc, un po’ come lo spread pre-pandemia…
    La mossa furbesca provoca sbandamento ed ha sempre molta presa proprio su quella classe medio/borghese , da cui le destre radicali avrebbero dovuto attingere e formare proseliti…
    Eppure, forse, proprio per Casa Pound, dobbiamo aggiungerci una certa dose di frequentazioni anomali…raccolte tra le frange dei “poveri invisibili”, dei cunicoli suburbani…che spesso non sono stati un spettacolo piacevole…anzi, eccessivo, tra borchie, catene , rasature e punzonature…
    Eppure, ci sarebbe da dire che gli sfilanti Lgbt e arcobalenanti, del lato estremo opposto, tra cuppetielli, calze a rete, reggicalze, piume e strass, anche se personalmente mi indignano, trovano proseliti ed “illustri” rappresentanti proprio tra i membri della politica sinistra…ed anche in questo, Loro, hanno saputo giocare la partita…facendo credere che lo squallore di sx è oro colato, rispetto al fango melmoso di dx…che deve essere eliminato…
    Certo, per tutto questo, per le narrazioni di un giornalismo di parte ed asservito, nonché per l’appoggio di una certa magistratura, l’ala radicale della destra, ne è uscita, e ne uscirà sempre, “mazziata”, e qui la Sua brillante asserzione: ” non sono gli altri che non votano Casa Pound , ma è Casa Pound , che non sa farsi amare”…
    Ci sta tutta…proprio tutta di santa ragione…!

  4. L’analisi parte da un presupposto totalmente errato, e quindi è pressoché inutile.
    Il presupposto è che l’uomo occidentale moderno possa non solo votare, ma prima ancora prendere in considerazione il sistema di valori e la concezione del mondo propria delle “destre radicali”. I movimenti di destra radicale, come tutti i partiti, andrebbero visti semplicemente come dei termometri, meri strumenti di misura che rilevano lequalità e le componenti della popolazione.
    Quindi il discorso va completamente ribaltato: non sono questi movimenti ad aver fallito elettoralmente, sono gli italioti ad essere poltiglia informe desiderosa di rimanere tale. Sono gli italioti ad aver fallito il compito di essere una nazione decente (ma questo vale pressochè per tutta l’Europa occidentale).

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