Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

“STA PER VENIRE LA RIVOLUZIONE E NON HO NIENTE DA METTERMI” – TUTTO IL MONDO PROTESTA, E GLI ITALIANI? (di Matteo Fais)

A noi, qui dall’Italia, non sembra ma, nel mondo, non tutti sono così ben disposti ad accettare le folli restrizioni sanitarie che un po’ ovunque, e con gradazioni di idiozia diverse, sono state poste in essere dai diversi governi. In Canada, per dire, è venuto giù il finimondo. I camionisti hanno bloccato il traffico, costretto il Premier Trudeau a nascondersi nessuno sa dove. Insomma, in giro per il Globo, c’è anche gente con le palle quadre.

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E gli italiani? Beh, gli italiani fanno venire in mente quell’opera teatrale di Umberto Simonetta, in cui si percula il ’68, Sta per venire la rivoluzione e non ho niente da mettermi. Noi abbiamo mille e una scusa, non ultima quella di non sapere cosa indossare nel caso in cui, là fuori, dovesse scoppiare il caos.

E, attenzione, sono proprio quelli contrari alle restrizioni i peggiori scaricabarile – per un attimo, lasciamo perdere i covidioti –, con una giustificazione sempre a portata di mano. Perché gli italiani sono un po’ così, un po’ contro tutto, ma non gli va di scomodarsi per risolvere niente.

Se, proprio come accade, ti chiedono il pass anche per bere un cappuccino, loro si trovano quell’unico bar in città che non si cura di domandarlo. Non pensano a risolvere la situazione, a contrastare la pazzia imperante. No, loro aggirano il problema, in modo da poter far finta che neppure esista. Quest’arte dell’arrangiarsi, però, si risolve sovente in arte dello strozzarsi da soli, lasciando che le cose vadano sempre peggiorando, senza che nessuno provi a porvi rimedio.

Se ne sentono di ogni tipo, quando cerchi di spiegare a qualcuno che, se tutti coloro che sono contro l’infame tessera verde fossero scesi in piazza da subito, invece che limitarsi a protestare al vento o in un accalorato discorso con la moglie durante la cena, forse non saremmo arrivati a questo punto.

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Ma niente, loro sono sempre impegnati a fare altro. Chi ha la carne sul fuoco, chi lavora anche di sabato sera, chi ha la scuola-calcio del bambino, chi deve cucinare “perché domani ho ospite mia zia”, e quello che non può proprio esimersi dal ditalino a Maria Giovanna. Se potessero, pagherebbero un mercenario per andare in piazza al loro posto a fare presenza.

Gli italiani sono in tal senso magnificamente rappresentati dai versi di quella canzone dei Ricchi e Poveri, Sarà perché ti amo: “Se il mondo cade, noi ci spostiamo”. Presumibilmente senza alcun intento critico, con quella frase, la band ha perfettamente sintetizzato la disarmante mistura di nichilismo e lassismo dei loro conterranei.

Veramente, non ce la possiamo fare. Tra fanatici del pass e antagonisti che “sarei venuto in piazza, ma sto facendo bollire il minestrone”, non si sa proprio chi scegliere.

Matteo Fais

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L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha collaborato con varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.

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