Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

ALTRO CHE RUSSIA E UCRAINA, LA VERA GUERRA È UN’ALTRA (di Franco Marino)

Avendo passato i quarant’anni, ho vissuto a sufficienza per ricordarmi la guerra fredda, sia pure nella sua fase crepuscolare, e dunque le varie circostanze in cui, anche dopo il crollo dell’URSS, nel mondo si sono minacciate guerre apocalittiche, magari nucleari. E la mia personale sensazione è che, in tal senso, non si corra alcun rischio: quando vedo le schermaglie tra l’Occidente come lo conosciamo e l’Oriente nelle sue varie declinazioni (ora russa, ora cinese), tutto ciò che mi sembra di vedere è l’incontro di pugilato del 1994 tra il glorioso ma vecchio Foreman e il giovane Moorer. L’incontro durò fino alla decima ripresa e Foreman passò praticamente tutto il tempo a pigliare botte, con i telecronisti che ne deridevano la patetica volontà di tornare sul ring in età avanzata fin quando, scordandosi dei suoi 45 anni, Big George con un paio di uno-due, stese l’avversario che fino a quel momento lo aveva praticamente dominato. E vinse il titolo. La nostra fortuna è che i russi sanno benissimo che gli americani sono vecchi ma hanno il colpo del KO. Gli americani sanno benissimo che se i russi tengono la guardia alta, la partita è persa. Una guerra non converrebbe a nessuno perché entrambe le nazioni hanno arsenali atomici tali da far saltare l’intero globo terracqueo non una ma trecento volte. E anche se sono due potenze divise praticamente da tutto, sicuramente saranno unite dalla stessa voglia di non fare la fine dei dinosauri, che per giunta non erano certo colpevoli dell’asteroide che li portò all’estinzione. Non è questo il fronte che mi preoccupa.

La vera guerra, come dice il titolo, è un’altra. E’ iniziata quando Pregliasco ha detto che bisogna operare soltanto quelli vaccinati e dunque, sottinteso, i non vaccinati possono anche essere lasciati a crepare. Di questa cosa, del tutto razionale – nel suo squallore morale – sul piano pratico, si legge solo il testo ma non il sottotesto che è chiarissimo: si stanno delineando due nazioni. Una è determinata ferocemente a perseguire coloro che non hanno piegato la testa al ricatto. L’altra è ovviamente ben determinata a non abbassare la testa.
Ma la vera novità è che gli schieramenti sono sovranazionali. La dimensione del pericolo, come dimostra il trattamento riservato a Djokovic reo di non essersi vaccinato, è globale. Sta nascendo una grande nazione mondiale di persone che hanno sostituito alle proprie carte d’identità, alle proprie religioni, l’identità vaccinale: e già oggi non riconoscono alcuna dignità a chi ha scelto di stare dall’altra parte. Il che significa che ben presto – e se ne vedono già i segnali – ne nascerà un’altra, altrettanto globale, di coloro che, a torto o ragione, non intendono farsi sottomettere. Entrambe le nazioni sovvertiranno quelle già presenti e quando l’incompatibilità tra i cittadini dell’una e dell’altra si scontreranno, sarà in quel momento che nascerà la vera guerra. Che diversamente da quelle tradizionali, non si giocherà nelle carte geografiche. Non è una guerra tra nazioni, tutte ormai in default. Chi sul piano economico come quelle occidentali, chi sul piano civico come quelle orientali. E’ una guerra tra due correnti antropologiche. Tra due specie umane che a volte sembrano differire anche esteriormente, fino a far credere che siano specie viventi diverse. Perché quando sentiamo da più parti che si ordina ai medici di non operare i non vaccinati, quando tutte le classi dirigenti di tutti i paesi che pure si spacciavano per democratici, riducono sul lastrico milioni di persone, quando persino nelle famiglie è stato disseminato il seme della discordia sul vaccino, non è difficile immaginare che prima o poi qualcuno in grado di raccogliere questo enorme malcontento, passerà alla cassa.
A quel punto, una guerra nucleare sarà paradossalmente l’unica cosa che un popolo di rincoglioniti, ancora convinti che le guerre si combattano tra nazioni e con le tradizionali armi di distruzioni di massa (che nessuno userà), dovrà augurarsi. Perché quello che accadrà è che qualcuno, conoscendomi, identificandomi, mi rintracci e venga ad ammazzarmi, magari contagiandomi e facendomi morire in ospedale. E improvvisamente voi non mi leggerete più. Ma c’è anche la prospettiva che un giorno, un padre di famiglia, terrorizzato dalla prospettiva di dover crescere sua figlia da solo, dica a se stesso “Sai che c’è? Questo stato non mi protegge, non si prende cura di me, mi ha condannato a vivere senza una pensione, non mi curerà se sono malato. Dal momento che non ho alternative, dal momento che non sono l’unico in questa situazione, cosa faccio? Raccolgo un po’ di gente incazzata come me e assieme dichiariamo guerra al sistema”. A quel punto, credete che quel gruppo di persone pronte a tutto si creino più di tanto il problema di andare ad ammazzare tutti quegli idioti che li hanno umiliati perché non si sono vaccinati? Che hanno gioito per la morte di chi non si era vaccinato? Che gli hanno detto che se non si fosse vaccinato, lo avrebbe penalizzato agli esami universitari? Che sono disposti a farli morire in ospedale?

E qui sorge spontanea una domanda: come è possibile che le classi dirigenti non vedano quel che sta per accadere? La risposta è semplice. Sono vecchi. Dopo aver dato del vecchio rincoglionito a Montagnier perché ha osato dire quello che ormai sanno tutti e nessuno ha il coraggio di dire e cioè che questi vaccini ammazzeranno centinaia di milioni di persone, sono andato a leggere l’età dei politici che contano. Berlusconi ha 86 anni, Prodi ne ha più di 80, Draghi 75, Biden 79, Putin 70, Jinping 68, mentre in Italia stiamo per eleggere l’ennesimo presidente che ha superato la settantina d’anni, dopo che Mattarella ne ha appena compiuti 80, succedendo a Napolitano, anni 88, che a sua volta era succeduto a Ciampi, anni 86, che a sua volta era succeduto a Scalfari, anni 80. L’editorialista di Repubblica è Scalfari, anni 98, quello di Libero è Feltri, anni 79. Quelli che veramente comandano, i Soros, i Rockfeller, i Rothschild, tutti tra gli ottanta e i novant’anni. Di fronte a questo puzzo di piscio da ipertrofia prostatica, dinnanzi a questo sventolare di dentiere, di bastoni e di apparecchi acustici, io che mio padre e mia madre li ho persi ben più giovani e devo quasi ringraziare di averli avuti fino all’età in cui sono arrivati, mi scopro a chiedermi: ma che cazzo di mondo può immaginare gente di questa età? E la risposta è proprio in uno dei recenti editoriali di Scalfari che dice testualmente che le classi dirigenti non possono preoccuparsi di uno sparuto gruppo di non vaccinati. Ed è ovvio. Perché quel signore è abituato ancora a ragionare con gli schemi della democrazia, dove la maggioranza vince e si sente dunque in diritto di opprimere la minoranza, non rendendosi conto che la democrazia nasce anzitutto a tutela delle minoranze e che quello “sparuto gruppo” sono sette milioni di persone. Che stanno perdendo tutto. E se si accorgono che l’unica possibilità di sopravvivere è di mettere mani alle armi, sono più che sufficienti a rivoltare non un paese, ma un intero continente. Soprattutto se si associano agli altri milioni che sono in giro per il mondo. E soprattutto se i loro nemici è gente che ha svenduto i propri diritti pur di andare a vedere l’ennesimo inutile film, consumare l’ennesimo gelato pieno di zuccheri diabetogeni, sottomettendosi ad un pagliaccio come De Luca. Davvero vi preoccupate degli USA? Della Russia? Della Cina? Tranquilli, non accadrà nulla, da quel fronte. Per lo stesso motivo di cui sopra. Sono vecchi. E, da buoni vecchi, l’unica cosa che importa loro è sopravvivere, conservare lo status quo, godersi la pensione al calduccio e continuare a gestire il mondo con un joystick. Altro che patria, ambiente, salute, diritti. Gente così il modo di mettersi d’accordo lo trova. La guerra è roba di gente giovane, disposta a lottare pur di cambiare la propria vita, che sa benissimo che la vita nessuno gliela regala, ma devono andare a prendersela. E quando finalmente questa rappresentanza avrà un leader, un’organizzazione – e i segnali già ci sono – e deciderà che l’unico modo per ritrovare la pace è fare del male a chi, per (fingere di) difendere un pianeta da un virus influenzale, lo sta trasformando in un ospedale psichiatrico, scompariranno le nazioni come le abbiamo conosciute. Silenziosamente. Perché ne stanno nascendo altre.

Non ci saranno bombe atomiche che cadranno in Ucraina o in America. Perché le vere bombe sono nella rabbia che ogni giorno vedete nelle famiglie, nelle scuole, in fila alle poste e alla farmacia, negli ospedali e nei social. Bombe che ben presto, esplodendo, travolgeranno due secoli di idiozie, creando nuovi modi di stare assieme, nuove forme di convivenza. Ben presto, gli ideologi della sottomissione ecosanitaria scopriranno che il principale pericolo che corrono non è quello di morire per il covid, per il riscaldamento globale o per gli effetti radioattivi di qualche bomba atomica. Ma perché hanno scritto stronzate sui social, certificando e identificando la propria meschinità e scatenando la rabbia di chi hanno messo nei guai. E quando un giorno, cari ideologi, il nemico si presenterà alla vostra porta sventolando quel post dove dicevate che bisognava togliere i diritti a chiunque non la pensasse e non fosse come voi, non potrete rivendicare i vostri di diritti, per l’ovvia ragione che siete stati i primi a voler soffocare quelli altrui.
Tornerete in sostanza finalmente alla realtà, quella per cui, come si dice dalle mie parti, se sfottete troppo la mazzarella di San Giuseppe, prima o poi San Giuseppe ve la fa pagare.

FRANCO MARINO
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Un commento su “ALTRO CHE RUSSIA E UCRAINA, LA VERA GUERRA È UN’ALTRA (di Franco Marino)

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