Il Detonatore

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ALESSIA AUGELLO E LA DISUMANITÀ DELLE IDEOLOGIE (di Franco Marino)

Da quando sono nato – e ormai sono quarantun’anni – sono alluvionato dalla polemica tra fascisti e antifascisti, ancora più ridicola oggi che stiamo finendo in una pericolosissima deriva autoritaria, appoggiata proprio da coloro che un tempo, esibendo le proprie bandiere antifasciste, si definivano difensori della libertà e della democrazia.
Ma la domanda, che da più parti viene posta, è molto semplice: come è possibile che oggi i pericoli per la libertà vengano proprio dall’antifascismo?
E almeno in questo, la risposta è molto semplice: in questo paese non c’è stata alcuna Liberazione ma solo un passaggio di proprietà. L’antifascismo non è stato il restitutore di libertà soppresse ma soltanto l’utile idiota di totalitarismi che, per via delle contingenze del tempo, erano ancora latenti e che, venute meno quelle contingenze, oggi si stanno apertamente manifestando. Dunque, siamo passati da un oppressore all’altro.
Questo può stupire chi crede di conoscere bene sia il fascismo che l’antifascismo. E non c’è dubbio che non manchino le differenze ideologiche tra l’ideologia ispiratrice dei fascismi, il nazionalsocialismo – che era fondamentalmente un compromesso tra capitale e classe operaia su base locale – e il socialismo reale che, viceversa, teorizzava una lotta di classe senza alcun compromesso e soprattutto su scala internazionale.
Ma ambedue le ideologie hanno la medesima provenienza: il predominio del Leviatano pianificatore, consolidatosi come redistributore di risorse che, a giudizio della bibbia ideologica presa in considerazione, non sarebbero equamente ripartite.
Intendiamoci, che esista un sovrappopolamento rispetto alle materie prime a disposizione è vero. Ma a questo punto le strade si biforcano. L’uomo di buonsenso, realista, sa benissimo che a fare pulizia è la guerra “unica vera igiene del mondo” per dirla con Marinetti. L’idealista non si arrende e vuole creare un uomo diverso, non rendendosi conto di creare una dissonanza tra l’ideale e la realtà, e cioè l’impossibilità di alterare l’architettura del sistema nervoso umano, rendendo così necessaria la trasformazione dell’ideologia in fede religiosa, col “prete” di turno che diventerà il sacerdote che premia e punisce, trasformando così la società in una tirannia. A quel punto, l’ideologia divenuta fede religiosa, costituitasi come chiesa, toglie dignità all’uomo in quanto individuo, trasformandolo in un soldato obbediente ai comandamenti dei sacerdoti e dei papi di turno, condannando all’inferno terrestre chi non si adegua.
Questa è una costante di tutta la storia dell’umanità degli ultimi due secoli e lo sarà sempre fin quando esisteranno al mondo troppe persone per poche risorse.

In questo senso, a parte vergognarsi di appartenere al genere umano quando accadono certe cose come quella capitata alla povera Alessia Augello, non è purtroppo difficile stupirsi di come la militante di Forza Nuova, scomparsa prematuramente per un ictus, sia stata oggetto di ogni forma di volgarità. Personalmente, non conoscendola, sospendo ogni giudizio. Mi fido di miei lettori di cui ho grande stima, che la conoscevano e ne parlavano come una brava persona, perché il punto è proprio questo: era una persona. Militava per un partito di cui, senza dubbio, patriottismo e primato nazionale a parte, certamente non ho mai condiviso l’ideologia. Se avessi avuto modo di confrontarmi con lei, ne avrei contestato le opinioni, mi sarei confrontato con lei, saremmo diventati avversari. O magari anche amici. Perché magari io avrei rispettato le sue opinioni, senza avere la pretesa di cambiarle, senza millantare una superiorità culturale nei suoi confronti che non ho. E forse lei non avrebbe preteso di farmi cambiare idea. Ma di sicuro non mi sarei mai sognato di insultarla, di usare la sua morte come strumento di propaganda, solo perché qualcuno ha messo una bandiera nazista sulla sua bara, quando in questo paese migliaia e migliaia di militanti comunisti sono stati sepolti con i vessilli di un’ideologia che di morti ne ha fatti molti di più del nazismo.
Ad essere, infatti, agghiacciante è la dicotomia intercorrente tra la tragedia di una donna che lascia un vuoto incolmabile nelle persone a lei care e l’orrore di personaggi orrendi, osceni, che sono andati a sputare sulla sua memoria in morte, non avendo avuto il coraggio di farlo in vita.
Questo orrore valica ogni appartenenza ideologica, se non fosse che sia proprio questo il punto: l’ideologismo ha infettato le anime delle persone, trasformandole in odiatori totalmente privi di qualsiasi cognizione.
E’ esattamente qui il punto dove si salda la dissonanza cognitiva che ha portato l’antifascismo a rifare tale e quale quel fascismo di cui si diceva nemico. Perché se è vero che l’ideologia è profondamente diversa, se è vero che perlomeno i fascisti diedero luogo ad un corposo ventaglio di riforme che cambiarono per sempre – e in meglio – questo paese, è anche vero che il fascismo fu una dittatura, né poteva essere altrimenti. Ma vere le cose di cui sopra, è ancor più vero che l’antifascismo, quando animato da un’ideologia che mette l’uomo all’ultimo posto, una volta abbattuto un totalitarismo, ne crea immediatamente un altro. Perché l’antifascismo non è che l’ennesima reincarnazione del Leviatano. Che ieri si esprimeva con le parate militari e oggi si manifesta con quelle medicali. Che ieri obbligava le persone a credere ad alcune verità e oggi le obbliga a crederne in altre. Che ieri toglieva diritti e denari ad alcuni e oggi li toglie ad altri. Che ieri isolava dalla vita civile alcuni e oggi ne isola altri.

Non conoscendo Alessia Augello, dicevo, rimarrà sempre in me il dubbio – che peraltro ho sempre esteso a moltissimi postfascisti (con alcuni dei quali ho rapporti molto stretti) – che in realtà fosse soltanto una coraggiosa anticonformista non disposta a sacrificare il proprio spirito critico all’altare dell’opprimente cappa mainstream che da ottant’anni rincoglionisce l’intero Occidente, illudendosi di trovare nel nazionalsocialismo la sponda ideale per una società diversa.
Quello di cui sono sicuro è che gli antifascisti di oggi, sicuramente sarebbero stati i fascisti di ieri che da Piazzale Loreto fecero una virata di 180 gradi, confluendo nell’antifascismo militante. Andando a perderci.
Perché, piaccia o meno, il fascismo a questo paese ha lasciato qualcosa. Molte cose positive, molte altre negative.
Viceversa, l’antifascismo, come ogni “anti”, è solo una delle tante facce del nichilismo culturale che sta distruggendo l’Occidente.

FRANCO MARINO
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