Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

CI SERVE UN FANTOZZI CONTRO LA CORAZZATA VACCINALE (di Franco Marino)

Fantozzi, capolavoro letterario del compianto Paolo Villaggio, nonostante lo sfolgorante successo, resta fondamentalmente una straordinaria opera d’arte mai davvero compresa fino in fondo. Per molti, quel personaggio è fondamentalmente un imbranato che si schianta sui pullman, che ci prova senza successo con la signorina Silvani. Per altri è il protagonista di indimenticabili gag col ragionier Filini in perenne lotta col congiuntivo (“Ragioniere batti” “ma mi da del Tu?” “No batti Lei”) ma pochi ne hanno colto il reale significato: quello di un uomo vittima del conformismo imperante e totalizzante di quel tempo, condannato ad una misera e alienante vita. Una sera Fantozzi è davanti alla TV, in canottiera, frittatona di cipolle, birra e rutto libero e si appresta a vedere Italia-Inghilterra, quando ad un certo punto arriva la telefonata che gli distrugge la serata: il capoufficio gli impone di andare a vedere la Corazzata Kotiomkin, un lunghissimo e noiosissimo film. Va detto, ad onore del vero, che il film originale da cui trae spunto, la Corazzata Potemkin, è tutt’altro che un brutto film ma il senso è proprio questo: il conformismo socialista, ben esplicato dall’élite culturale del tempo, impone di dirne bene. Così tutti quanti fanno finta di lodarlo, nonostante vogliano essere altrove, magari a vedere la partita. Ma non riescono a confessarlo neanche a se stessi.
Ad un certo punto, Fantozzi sale sul palco e pronuncia un’immortale sentenza: “La corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca”. Ottenendo come risultato una generale ovazione. E anche qui il senso è evidente: molti si dicono concordi col conformismo imperante finché qualcuno non sale sul palco e dice, in maniera chiara, che il re è nudo.

Ho dubitato sin dal primo istante della narrazione covid ma mentirei se dicessi di aver avuto sin da subito elementi validi a sostegno dei miei dubbi. Semplicemente, a decidere per me è stato quell’istinto tipicamente fantozziano di dubitare delle verità di massa, dell’idea che si debba dire la cosa giusta solo perché lo dicono le masse. Va detto anche qui con onestà che essere un lavoratore autonomo ha aiutato non poco, viceversa avrei già dovuto cedere al ricatto vaccinale. Ma la corazzata Covid impone leggi ferree, tipiche di una dittatura. In primis, non si possono fare battute sul vaccino o sulla malattia. I tanti kapò subito ti guardano con aria sospetta, pronti a denunciarti alla Megaditta. Non si può avere un pensiero autonomo: solo il professor Guidobaldo Maria Riccardelli può. Tu sei solo un insignificante ragioniere. Fin quando qualcuno della Megaditta vaccinale non si alzerà in piedi e dirà “Il vaccino è una cagata pazzesca”. Ottenendo i novantadue minuti di applausi.
Ecco, oggi come oggi occorre un Fantozzi. Qualcuno che si assuma la responsabilità di salire sul palco e dire quelle verità che anche se tutti fanno a gara per affermarle, al solo scopo di accedere ad un’estemporanea serata in compagnia dei saggi sull’Olimpo, in realtà tutti sanno essere fandonie. Anche perché, sia detto al passaggio, una Megaditta che si pone con autorità, è in realtà debole.

Oggi più che mai ci serve qualcuno che salga sul palco, che urli quella verità che tutti in cuor proprio sanno ma che nessuno ha il coraggio di pronunciare. Quel giorno tutti applaudiranno, dopo aver fatto finta di credere che il vaccino fosse un capolavoro. E non solo per novantadue minuti. Assisteremo all’orrendo spettacolo di un’umanità pelosa e codarda che ha applaudito le peggiori porcate commesse dalla dittatura sanitaria e che applaudirà l’inevitabile Piazzale Loreto che ne seguirà.
Ma almeno questa orribile storia sarà finita.

FRANCO MARINO
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