Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IL VACCINO È UN FOTOMONTAGGIO (di Franco Marino)

Nostro nonno si divertiva a raccontarci un aneddoto di quando era giovanissimo. Poiché faceva parte di una comitiva di donnaioli e gaudenti, quando qualcuno di questi raccontò di essersi fidanzato e cominciava a decantare le innumerevoli qualità della sua bella, ottenne che quando questi capirono chi fosse, scoprirono che in realtà era una prostituta. Si poneva il problema di dirglielo. Sposare una mercenaria del sesso non è reato oggi come non lo era allora. Ma era giusto che lo sapesse. Allora, per non fargli arrivare la mazzata in pieno volto, cercarono di dirglielo con tatto “Prima di prorompere in mille lodi per lei, cerca di informarti, di capire chi davvero sia”. Ottenendo come unica risposta “Ma no! Accanto ho un angelo del focolare!”. Allora passarono alle allusioni pesanti e quello rispondeva che parlavano così perché invidiosi del fatto che lei fosse bella e sensuale. Finché non ebbero il coraggio di dirgli chiaro e tondo “Guarda che stai per sposare una puttana. Alcuni che conosciamo ci sono persino andati a letto”. Ottenendo la sua reazione inferocita. E quando, disperati, gli mostrarono la foto di lei che se ne stava in una casa chiusa dell’epoca, la sua risposta fu “E’ un fotomontaggio”.

La cinica morale di quel simpatico vecchietto era che se qualcuno ha deciso di credere in qualcosa, gli si può mostrare tutte le evidenze del mondo: non basteranno non dico a dissuaderlo ma neanche ad aprirgli uno squarcio di riflessione, un dubbio. Quando furoreggiava lo scontro tra berlusconiani e antiberlusconiani, questo era all’ordine del giorno. E chiunque avesse avuto la malaugurata idea di difendere le ragioni del Cavaliere contro la nutrita schiera dei nemici, si rendeva conto che di fronte alle palesi incongruenze e doppie morali dei suoi avversari, costoro avevano sempre la risposta pronta che li facesse cadere in piedi. “E’ entrato in politica solo per farsi gli affari suoi!”, detta col cipiglio inflessibile di chi la sa lunga. E non serviva a niente mostrare loro la lunga schiera di politici e imprenditori molto più chiacchierati di lui su cui tuttavia non si trovava nulla. Come non serviva a niente chiedere lumi sul perché i magistrati abbiano aspettato che scendesse in politica per scatenarsi come i tori di Pamplona. Per gli antiberlusconiani, Di Pietro, Travaglio, Flores D’Arcais, Scalfari avevano sempre ragione.
Va detto che questo valeva anche al contrario. Mentre per i lettori del Fatto Quotidiano, Berlusconi era un pappone e colui che ordinò la strage di Capaci e dunque, in sintesi, un nano malefico, malgrado le evidenze del contrario, parimenti per i suoi tifosi il Cavaliere era altissimo, purissimo e levissimo. Anche qui, malgrado le evidenze del contrario.
E’ anche per questo che non mi sono stupito dell’adesione pressoché totale sia degli antiberlusconiani che dei berlusconiani di ieri alla narrazione Covid, benché essa violenti tutti i postulati della logica. Una cosa che, infatti, ho sempre notato in molti credenti – non importa di quale fede, la questione non è solo religiosa, magari fosse solo tale – è che non appena si osa mettere in discussione i loro dogmi, puntualmente diventano feroci. Il che mi suggerisce che spesso si tratta di verità fasulle. O comunque sostenute da persone incapaci di sostenerle senza aver bisogno di aggredire lo scettico.
Non c’è bisogno di essere laureati in medicina per scoprire che la narrazione Covid non sta in piedi. Per quelli come me, nati all’inizio degli anni Ottanta, una volta vaccinati stavamo tranquilli. Se a quei tempi ci fosse stato il vaccino contro l’AIDS, avremmo potuto partecipare alle orge più sfrenate, etero, gay, bisex, trisex, quadrisex e chi più (pistolini) ha, più ne metta. Ne saremmo usciti lo stesso sani. O al massimo con qualche gravidanza indesiderata. Come nella barzelletta di quel bambino che chiede alla madre “Ma è vero che io sono stato concepito in un’orgia?” e costei le risponde: “Guarda, non parlarmene. Per come andarono le cose quella sera, è già tanto che non abbai” Oggi scopriamo che se vogliamo essere immunizzati, devono vaccinarsi tutti, all’unanimità. Ne basta uno fuori posto per scatenare una variante. E nessuno che si chieda, a quel punto, a che diavolo serva un vaccino, se basta che un non vaccinato incontri un vaccinato perché il vaccinato sia un uomo morto. Allora a quel punto si è cercato di spiegare – dopo che per mesi ci avevano raccontato che vaccinando tutti, il problema si sarebbe risolto – che in realtà il vaccino non preserva dall’infezione, la rende solo meno pericolosa. Poi ci si è reso conto che neanche questo è sufficiente a proteggere dalla pandemia. E mentre molti ancora devono fare la prima dose, già si parla di somministrare una quarta.

In nome di questo delirio, l’Italia orgogliosamente antifascista, pronta a gridare al pericolo fascista ad ogni minima virgola fuori posto, ha praticamente rifatto le leggi razziali. E quando qualcuno cerca di spiegare che il green pass ricalca tale e quale la tessera del partito fascista, che il delirio medicalmente corretto è del tutto analogo a quello che portò milioni di ebrei nelle camere a gas, ci si sente rispondere “Ohibò! Come osi paragonarti ad un ebreo? Quelli erano dei poveri disgraziati mentre tu stai mettendo in pericolo la salute pubblica”. Omettendo che mentre oggi sono intoccabili, anche gli ebrei stessi, in quegli anni, erano accusati di ogni nequizia passata, presente e futura.
A costoro che dicono che i novax hanno tutti la quinta elementare e mangiano scorreggiando e ruttando, viene ribattuto che le perplessità non vengono solo dal Corriere del Complottista ma da fior di medici, con un curriculum che ridicolizza quello dei virologi canterini. A partire da Montagnier. No non vale. Montagnier è vecchio e rincoglionito. E lo dicono quelli che si fanno spiegare i vaccini da Piero Angela, un giovanottone di 94 anni e il riscaldamento globale da una ritardata svedese di anni 18. Nessuno dei due laureato ma tutti e due ritenuti archetipi della scienza perché dicono la “cosa giusta” della “Cosa Nostra” scientista.
In tutto questo, fioccano le varianti, i sequestri di persona negli ospedali da parte di chi, entrato con una banalissima tosse di stagione, ne esce con due piedi davanti, i sequestri di diritti e di denari, ma per tutti non è vero che il vaccino è una zoccola. E’ un fotomontaggio.

L’altro giorno è venuta a trovarmi mia cugina, per portarmi i regali alla mia figlioletta. Ho apprezzato molto che abbia rischiato di morire contagiata da un raffreddore da parte di un terrorista novax, mentre gli altri parenti si sono sincerati che io non abitassi più nella casa dei miei per lasciare i regali dal portiere.
Certo, pure la cugina coraggiosa, conoscendo la mia ritrosia, ad un certo punto si è messa a parlare della necessità di vaccinarmi e io, ripensando a mio nonno, ho annuito dicendole che ci avrei pensato, ho accettato il regalo e non ho cercato di spiegarle che un vaccino è una zoccola. Il fatto che abbia sfidato il covid pur di venirmi a trovare è una prova di coraggio che mi ha commosso.
Chi si accontenta, gode.

FRANCO MARINO
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3 commenti su “IL VACCINO È UN FOTOMONTAGGIO (di Franco Marino)

  1. Con tutti i problemi che ho e che cerco quotidianamente di superare non ho più il tempo per la vendetta e per l’odio….mi rimane solo il tempo della pazienza e metaforicamente mi siedo sulla sponda del fiume e attendo la lunga fila da qui al 2024 che scorrerà dinanzi agli occhi e siccome ” credo ” le mie sole parole saranno r.i.p…….

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