Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

AMSTERDAM NON CREI ILLUSIONI (di Franco Marino)

Ho esitato molto prima di scrivere un articolo su questo. In primo luogo perché scrivere contro un capo ultrà significa rendersi invisi ai suoi tifosi: qualcosa di poco confortevole se si tifa per quella squadra. E poi perché chiedersi perché, per esempio, il movimento dei portuali sia fallito, come anche quello dei camionisti, o anche perché ho poca fiducia nelle rivolte di Amsterdam, presupporrebbe una fiducia nella buonafede di quelle persone che non ho. Come ovviamente non do certo per scontata la loro malafede. Ci sono uguali possibilità che Puzzer sia davvero l’eroe un po’ grezzo e greve assurto al ruolo di Masaniello 2.0, tanto che sia un personaggio messo lì dai servizi segreti. Non è quello di cui vorrei parlare in questo articolo.
Anche perché il capopopolismo social è diventato paradossalmente un fenomeno mainstream. E non è materialmente possibile che tutti siano in malafede. C’è chi è genuinamente convinto che la politica sia scrivere sui social, aspettare che arrivino i like e preparare un’ascesa al potere che sfoci nella marcia su Roma. Ma è un fallimento annunciato e proveremo a spiegare il perché.

Di base è da chiarire a se stessi cosa si pensa della situazione. Se si crede di trovarsi in una situazione normale, democratica, tutto è chiaro. Si fonda un partito, ci si costruisce un consenso, si lavora di pubbliche relazioni e si cresce fino ad arrivare al momento in cui i media si accorgeranno di noi. Ma al tempo stesso, si adotta un linguaggio tale da non allarmare i media che, viceversa, ti ostracizzerebbero.
Se, invece, si ritiene di avere a che fare con un nemico pronto a distruggerti fisicamente ed economicamente, non ha minimamente senso confrontarsi affrontare una competizione democratica. Pensare di avere di fronte Totò Riina e affrontarlo pacificamente è ridicolo: quel boss aveva la gentile abitudine di squagliare i nemici nell’acido o farli saltare per aria con qualche autobomba. Poi, quand’anche si riuscisse a far fuori la cricca di mafiosi al potere, rimarrebbe sempre il problema: che società costruire? Perché vedete amici miei, questi saranno anche dei criminali, satanisti, pedofili e tutto quel che volete voi. Ma sono assistiti da un’ideologia. Che sarà anche un’ideologia perversa, malefica, ma risponde ad alcune domande che pongono problemi reali. Cosa fare delle risorse che si stanno per esaurire? Come redistribuirle? A queste domande hanno dato delle risposte che appartengono alcune ad un’agenda nascosta e altre ad un’agenda pubblica. L’agenda nascosta dice che siamo in troppi e consumiamo troppe risorse e quindi dobbiamo ridurre la popolazione. Quella pubblica è che bisogna diventare tutti ricchioni, vegani, femministi e girare con i monopattini o con le biciclette elettriche, passando il resto della nostra vita ad iniettarci sostanze di dubbia provenienza. Saranno anche risposte idiote – e lo sono ovviamente – ma quantomeno mirano a creare un ordine, una disciplina. Satanistica, pedofiliaca, massonica quel che volete voi. Ma bisogna riconoscere che è una risposta.
Di grazia qual è la risposta alternativa che avrebbero i sovranisti?
Sì ok, sappiamo che bisogna uscire dall’Euro. Che dobbiamo ricominciare a copulare come conigli, fare tanti figli e dare le case coloniche alle madri della patria, dopo il sesto figlio. Dobbiamo abolire i social (ma lo scriviamo sui social), dobbiamo consumare solo prodotti italiani (ma non ci poniamo il problema di scriverlo in social network americani, russi e cinesi) dobbiamo chiamare pallacorda il tennis, New York dobbiamo chiamarla Nuova York come la buonanima di Ruggero Orlando.
Diciamo pure che siamo d’accordo con le linee base di quanto sopra. Rimane il problema: come appropriarsi di quelle risorse? Dove trovare le materie prime che sostengano un’economia che si basa interamente su materie prime non rinnovabili? Come affrontare l’ostilità di paesi potentissimi che giustamente reagirebbero inferociti di fronte alle nazionalizzazioni? Come affrontare le inevitabili guerre che ne deriverebbero?
E siamo andati ad un passo successivo perché poi rimane quello precedente: come sovvertire lo stato? Come procurarsi i necessari appoggi internazionali? Come costruire un nuovo stato?

Rispondere a domande del genere richiederebbe una presunzione tale che la prima cosa che poi il lettore si chiederebbe è: “Ma tu che parli così tanto, perché non entri tu in politica?”. Certo, se fossi più fesso di quello che sono e creassi un partito nato dal web e dai social, col mio know-how di creatore di comunità digitali, l’avrei già fatto io. E non oggi. Vent’anni fa. Ma poiché sono meno fesso di quello che sarei stato se l’avessi fatto e non sono neanche più giovanissimo, conosco le persone a sufficienza da sapere che l’unica cosa che davvero interessa loro è provare più piacere e meno fatica. Tutte cose in nome delle quali la gente baratterebbe agevolmente ogni aspirazione idealistica, sovranistica, quel che è.
Un capo che li voglia dalla sua parte, oltre a chiedersi se valga la pena battersi per gente simile, dovrà costruire un sistema che nutra, curi, istruisca e difenda queste persone. Un’impresa ovviamente sovrumana. Bisognerebbe fondare una specie di clan mafioso. Che non si faccia scrupoli di ammazzare e sequestrare persone. Che si invischi con la criminalità, se non altro per trovare la manovalanza del caso. E con tutti i rischi del caso. Che non consistono in ridicoli DASPO – provvedimento assai mite, proporzionato alla paura praticamente nulla che lo Stato ha di Puzzer – ma anche in omicidi e sparizioni al buio. Perché quando si dichiara guerra a qualcuno e questo qualcuno si chiama Stato, devi mettere in conto non solo di lottare contro un nemico che ti farà tutto il peggio che potrà farti. Ma che questo clan, nel frattempo, dà da mangiare a milioni di persone, cura i loro femori rotti, mette pacemaker nei loro cuori malati, istruisce i loro figli, li difende dai cattivi che vogliono fare del male. Conquistandosi il loro consenso. Perché la tragica ma in fondo comprensibile realtà è che le persone – anche quelle che oggi su Facebook parlano di Dittatura Sanitaria, di una Scuola di Regime, di poliziotti corrotti – appena hanno un colpo di tosse più forte del normale, ad istinto vanno a farsi curare nella casa del Dittatore Sanitario, cioè negli ospedali. Mandano i figli a studiare nella casa del Dittatore Scolastico, cioè a scuola. E se subiscono un reato, non chiedono aiuto al webleaderino con l’ego in erezione ma vanno in caserma. Se si vuole il supporto di queste persone, si deve a tutti i costi dare loro quello che hanno già dallo stato attuale. E tenete conto che non ho affrontato tutto il discorso di come procurarsi le risorse in giro per il mondo per sostenere una cosa del genere.

Non sono temi di poco conto perché nessun aspirante rivoluzionario da tastiera, se ha un figlio malato da curare, rifiuta di portarlo in ospedale perché “bisogna fare la rivoluzione”. Quello che tu rivoluzionario puoi dargli, se lo vuoi dalla tua parte, è un ospedale dove curarsi se sta male, una scuola dove istruirlo e gente pronta a difenderlo se ha problemi con qualcuno. Tutte cose così difficili che chi ci è riuscito è entrato sempiternamente nei libri di storia.
Chiarito tutto questo, ce li vedete Puzzer e la Schilirò organizzare una cosa simile? Perché a me, in buonafede o meno che siano, la semplice prospettiva farebbe ridere. Che il sistema stia per saltare e che il grosso della violenza debba ancora arrivare, ne sono convintissimo.
Che salti con queste manifestazioni, che organizzare una rivoluzione si possa fare con Telegram, Facebook e le rivolte popolari, non ci ho mai creduto e non ci crederò mai.

FRANCO MARINO
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4 commenti su “AMSTERDAM NON CREI ILLUSIONI (di Franco Marino)

  1. Credo che si debba passare da due step segnati quanto necessari.
    1) eleggere un apo dello stato a Suffragio Universale dei cittadini italiani.
    2) uscire dall’euro riprendendo i la Banca Centrale.
    In caso contrario si… sta giocando…!

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