Il Detonatore

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LA TATTICA RUSSA CONTRO LA DITTATURA SANITARIA (di Franco Marino)

La Russia ha una grandissima tradizione di guerre vinte. Che nasce essenzialmente più che da meriti del popolo russo, che ha pregi e difetti come qualsiasi altro popolo del mondo, da una serie di contingenze – un enorme spazio, un clima poco ospitale al quale i russi sono abituati e gli avversari no – e dunque dalla straordinaria capacità dei russi di saper cambiare il terreno dello scontro, portandolo sul proprio. Le vittorie russe seguono una sistematica prassi che viene inaugurata da Napoleone, prosegue attraverso Hitler e probabilmente continuerà anche con gli americani e si ripete con la stessa precisione dell’orologio a cucù: l’avversario li invade, crede di aver vinto la guerra perché i russi, ritirandosi a Est, prendono tempo. Arriva però il rigido inverno russo al quale gli avversari non sono abituati e muoiono letteralmente di freddo e a quel punto i russi ritornano e li distruggono.
Se il popolo russo combattesse ad Occidente, lo farebbe su un terreno congeniale alle strategie occidentali e perderebbe. A casa loro, i russi non hanno mai perso. O comunque non in maniera devastante. Perché hanno sistematicamente la propensione a decidere loro il terreno dello scontro. Un terreno che conoscono solo loro mentre gli avversari no.

Fin dal primo momento, la guerra dei nocovidvax contro la dittatura sanitaria è stata condotta sul terreno del nemico. Abbiamo visto gente senza né arte né parte discutere di vaccini con Burioni, Bassetti, Galli, col risultato che essendo professionisti del settore, costoro potessero facilmente distruggere la credibilità dei loro avversari. Infatti, la persona intelligente evita di discutere con loro perché avendo dalla loro parte la stampa, hanno tutto il tempo di riadeguare la narrazione modulandola sui dubbi della gente. Ricordate quando vi lamentavate che ad ogni ultraottantenne morto di vecchiaia, lo davano per morto di covid e voi accusavate la stampa di speculare sui morti? Ecco, adesso si è ribaltato lo scontro e passate voi per allarmisti. Vi state facendo, come si dice a Napoli, scotoliare. Cioè vi fate scuotere come il leone quando azzanna la gazzella e la ribalta per spezzarle la schiena.
Personalmente, non essendo un virologo, di vaccini ho sempre parlato poco e nulla. La questione sanitaria in sé mi è sempre interessata poco. Sono sicuro che tutta questa storia sia una grande truffa ma non ho elementi per poter dire con certezza cosa del vaccino sia dannoso, quali effetti a breve e lungo termine provochi.
Il terreno dello scontro è un altro e ha a che fare con i diritti. Col modo criminale con cui è stato condotto il dibattito. Con le pulsioni autoritarie che la politica ha palesato, con l’aggravante di non volersi assumere la responsabilità di un trattamento sanitario obbligatorio di fatto, per giunta contrario allo spirito della Costituzione – che peraltro, sul tema, è ambigua – e sul clima omertoso che vige negli ospedali e presso i professionisti della medicina. Ma soprattutto, con la pericolosa deriva emergenzialistica che, quando si saranno ottenuti gli obiettivi che questa pandemia si prefissava, si applicherà anche su altre tematiche, come per esempio il clima.

Il miglior modo per combattere contro l’arroganza di uno scienziato – sia esso medico, geologo, chimico, economista – è cambiare il teatro dello scontro, costringendolo a seguirlo in un terreno per lui impervio. Perché la caratteristica del medico, che io riscontro tanto nel grande professionista metropolitano quanto nell’aggiustaossa di paese, è un’immensa presunzione nella propria scienza e la convinzione che tutta la vita si riduca alla medicina come branca del sapere. Parlare di temi come i diritti dei cittadini ad un medico è come parlare arabo. Non lo capisce. Non ci arriva. Non considera minimamente che vivere novant’anni da schiavo è molto meno dignitoso di viverne quaranta ma lottando per difendere le ragioni del proprio essere. Non si pone minimamente questioni come il senso della vita, il fatto che se si continua a vivere così, magari ci si immunizzerà contro il covid (tra quarant’anni) ma nel frattempo avremo centinaia di milioni di psicopatici. E che se si continua a rendere impossibile la vita alle persone, queste smetteranno di lavorare, il paese smetterà di produrre e gli stipendi pubblici ai medici non potremo più pagarli. E intendiamoci, queste non sono cose di competenza del medico. Proprio per questo, la presenza costante, perenne, inflazionata dei virologi – fino alla pagliacciata del canto natalizio – convince pericolosamente i cittadini che debba essere la scienza a governare i destini dell’umanità. Una convinzione pericolosissima, che rischia di distruggere per sempre la democrazia.

Seguendo il principio della scelta del terreno dello scontro, lasciamo agli avversari il controllo del loro terreno. Sì ok, il vaccino fa benissimo. Ci fa diventare alti, belli, con l’addominale scolpito e un pisello di quaranta centimetri. Non solo ci preserva dal covid, ma anche dall’AIDS, dai tumori e ci guarisce da tutte le malattie esistenti e anzi ci fa tornare anche giovani. Se me lo faccio, c’è Spalletti che mi aspetta per farmi esordire nel Napoli. Nonostante tutto questo, io il vaccino non me lo farò. Ma come? Rinunci a questo ben di dio? Sì. Perché la scelta di inocularmi sostanze nel mio corpo è mia e soltanto mia e nessuno può toccarmi. E i tuoi doveri civici? Sono contemplati dalla Costituzione. Devo pagare le tasse e rispettare le leggi, discusse in Parlamento e che rispettino la Costituzione. Ma non sono tenuto ad aver cura delle paranoie altrui se sono sano. Dunque, gli stati devono proteggere i diritti del malato, ma devono proteggere anche il mio diritto di persona sana, di vivere da persona normale. Perché è vero che in una comunità i diritti di un individuo finiscono dove iniziano quelli della collettività. Ma in una comunità democratica, i diritti della collettività finiscono dove iniziano quelli dell’individuo. Altrimenti non è democrazia. E’ socialismo reale.
Ma non aspettatevi che lo capiscano i medici. Per loro, questi discorsi sono arabo. Anzi, russo.
Proprio per questo “noi russi” possiamo batterli. Dobbiamo portare la sfida sul nostro terreno. Far credere loro che hanno vinto, per poi farli agonizzare al cospetto del Generale Inverno. Sul loro territorio, vincono loro. Sul nostro, vinciamo noi.

FRANCO MARINO
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2 commenti su “LA TATTICA RUSSA CONTRO LA DITTATURA SANITARIA (di Franco Marino)

  1. Esatto. Già da qualche mese evito di motivare le mie ragioni. Lo faccio con chi credo possa capire, e mi limito a dire: “non mi vaccino perché le cavie si pagano, e inoltre devono essere maggiorenni e consenzienti, non ricattate nel lavoro”.
    Me ne fotto se fa bene o male.

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