Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IL DISAGIO NATALIZIO DI “REPUBBLICA” (di Matteo Fais)

“Repubblica” ha una peculiarità: è un giornale per disagiati all’ultimo stadio, scritto da disagiati senza speranza. Davvero, ad accusarli di essere dei corrotti, per ciò che pubblicano, li si può unicamente nobilitare, perché altrimenti bisognerebbe limitarsi a dar loro dei coglioni.

Prendete questo articolo uscito il giorno prima della Vigilia, precisamente il 23 dicembre. È firmato da Francesco Piccolo, noto vincitore del Premio Strega con un libro, L’animale che mi porto dentro (Einuadi), perfetto per i cuckoni. L’autore si autoflagella perché ogni uomo, quando vede una donna, ne considera tette, culo e altre dolci amenità. Come osa eccitarsi lo schifoso? Roba che al catechismo erano meno bigotti e sessuofobici.

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Ma, insomma, al femminismo cuckonico degli autori di quella latrina di testata eravamo già abituati. È noto che loro hanno bisogno delle risorse per farsi montare la moglie e godere sparandosi seghe a raffica. Purtroppo, non si sono fermati a questo.

Infatti, come premesso, nel pre-vigilia, hanno dato carta bianca a quest’essere seriamente disturbato – il già citato Francesco Piccolo -, per sfogare le sue problematiche psichiatriche. Normalmente, uno simile sarebbe definito un sociopatico, ma si può ragionevolmente pensare che questo aggettivo non basti a circoscrivere le gravi turbe che lo affliggono.

In effetti, cosa pensare di uno che, parlando del Natale con i familiari, dopo il consueto ringraziamento al dio scientista per cui “quest’anno si può stare insieme, è il miglioramento che ci ha permesso la scienza”, inizia a delirare di cene e pranzi “all’insegna del sospetto, del pentimento”? Pensavo fosse ironico, invece…

Lui fa sul serio e bercia come un indemoniato di “un Natale pieno di diffidenza, di timore dei fratelli e dei cugini, e soprattutto dei figli degli altri, e alla fine anche dei propri”. E siamo solo al secondo capoverso! Roba da chiamare gli “angeli delle corsie” e fargli praticare subito un’iniezione di tranquillanti e antimaniacale.

Il problema, come avrete intuito, è uno: “fin da quando entri, ti guardi intorno, e capisci che non sai chi è vaccinato, e con quante dosi”. Pensa un povero disgraziato del genere, in una discoteca, che vede delle fiche e, invece di pensare a entrar loro tra le cosce, si domanda chi avrà la candida, chi l’AIDS, chi il papilloma virus, chi l’herpes. Me lo figuro che, prima di penetrarne una, le lucida il clitoride con l’acido muriatico. Qui ci sono già gli estremi per una cura, con più specialisti, che mobiliti tutto il Centro di Igiene Mentale.

Questa gente, in Italia, vince premi importanti e scrive su uno dei maggiori quotidiani nazionali. Ma sentite, sentite: “La verità è che da quando c’è il Covid non vuoi più davvero bene a nessuno, cerchi solo di salvaguardare te stesso”. Garantito che questo, per chiavarsi la moglie, le chiede di indossare la mascherina.

E pensate che a individui simili è permesso di fare e allevare dei figli, senza che degli assistenti sociali intervengano per salvare quei poveri ragazzini. Manco a dirlo: “speri che i tuoi figli siano dei solitari che se ne stanno chiusi in camera tutta la vita a giocare alla playstation. Ma tutto questo è incoerente: stanno chiusi in camera di pomeriggio, ma la mattina stanno in una classe insieme ad altri venti e cantano a squarciagola le canzoncine di Natale. E proprio adesso che c’è la tregua dalla scuola di venti giorni, li passate andando da una casa all’altra a fare tombole contaminate in cui ci sono in palio soldi contaminati”. Vi rendete conto dei danni che uno squilibrato simile può cagionare in dei poveri infanti? Stiamo parlando di uno che vede gli oggetti come “contaminati”, che vorrebbe i figli inchiodati di fronte alla playstation invece che in giro a socializzare con i coetanei. Poi, ti chiedi perché qualcuno finisce per compiere stragi tipo quella della Columbine School. Se ti ritrovi genitori simili!

È il caso di continuare? Debbo davvero riportare frasi tipo “A tavola, a Natale, tutti si guarderanno come in un film di Sergio Leone, e intanto si chiederanno chi è più pericoloso, e perché hanno messo proprio quello zio seduto accanto a te. Tutti osserveranno le posate di tutti, se qualcuno azzarda di infilare la propria forchetta nel piatto comune. Tutti faranno una classifica di quante goccioline di saliva espelle il vicino di posto mentre ti racconta quanto eri buono quando eri piccolo”? Io, se avessi un parente del genere, gli darei due schiaffi, un calcio in culo, lo bullizzerei fino a farlo sentire la merda che è, e lo farei uscire in volo dalla finestra.

Questo è uno di quelli che gridano “porti aperti” e poi, dei positivi scrive “è un problema per l’intera umanità, bisognerebbe murare la loro porta”. E lui sarebbe uno scrittore, uno che mette su carta idiozie come “Il pranzo di Natale sarà una lunga strategia travestita da curiosità per capire se le persone che stanno a tavola con te conducono una vita pericolosa”? Questo pirla, solo a guardarlo in faccia uno come Bukowski, si sarebbe preso la cirrosi epatica. 

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Chi scrive dovrebbe andare sempre dove sta la vita vera, tra le puttane e i ragazzi di vita, dove c’è lo spaccio, nei campi dei profughi, in quelli degli zingari, nelle strade che gli altri hanno paura di attraversare, “lungo le calate dei vecchi moli, in quell’aria spessa carica di sale, gonfia di odori”, tra “i ladri, gli assassini e il tipo strano, quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano”. Ve lo immaginate Hemingway che si caca sotto per un pranzo o una cena? Lui, abituato alla caccia grossa, alle donne, all’alcol a fiumi. È proprio vero che chi non è buono per il re non è buono per la regina e, se prende la penna in mano, poco ma sicuro, si manifesta con una prosa molle e grottesca da eunuco.

Non c’è niente da fare, il giornale dei progressisti non si smentisce mai: dà spazio solo a deviati di ogni risma e sbagli di natura.

Matteo Fais

Canale Telegram di Matteo Fais: https://t.me/matteofais

Chat WhatsApp di Matteo Fais: +393453199734

L’AUTORE

MATTEO FAIS nasce a Cagliari, nel 1981. È scrittore e agitatore culturale, fondatore, insieme a Davide Cavaliere, di “Il Detonatore”. Ha scritto per varie testate (“Il Primato Nazionale”, “Pangea”, “VVox Veneto”). Ha pubblicato i romanzi L’eccezionalità della regola e altre storie bastarde Storia Minima, entrambi per la Robin Edizioni. Ha preso parte all’antologia L’occhio di vetro: Racconti del Realismo terminale uscita per Mursia. È in libreria il suo nuovo romanzo, Le regole dell’estinzione, per Castelvecchi.


2 commenti su “IL DISAGIO NATALIZIO DI “REPUBBLICA” (di Matteo Fais)

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