Il Detonatore

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RIDATECI L’URSS (di Franco Marino)

Tra oggi e domani ricorre l’anniversario del crollo dell’URSS. A quei tempi non avevo l’età per essere all’altezza di farmi un’idea dettagliata di quel che stesse accadendo. Ma ero grande a sufficienza per capire che fosse finita un’epoca e per trovare dissonanti – ma col senno di poi avevano ragione – le analisi di tutti coloro che, da Montanelli ad Andreotti, passando per Cossiga, per i grandi giornali del liberalismo inglese, dopo aver fatto dell’anticomunismo una bandiera, si dicessero allarmati dalla fine sovietica, che peraltro fu solo lo scioglimento formale di un impero che ormai aveva esaurito ogni spinta.
La cosa può apparire paradossale solo se, di fronte a quell’evento, si sceglie la superficiale tendenza di concentrarsi sulla dissoluzione di una grande potenza geopolitica, imperniata su un’ideologia con pochi contatti con la realtà materiale. Ma questa è solo la metà del problema. L’altra metà è chiedersi quali conseguenze questo abbia avuto per il mondo.



In realtà, il Ventesimo secolo è stato, per eccellenza, il secolo dell’URSS e per una ragione molto semplice. Quando nel 1917 si costituì quell’enorme potenza russa, fu immediatamente chiaro alle élite politiche del tempo che se non avessero dato spazio alle rivendicazioni degli strati più poveri della società, l’URSS avrebbe facilmente conquistato il potere, ovunque, soprattutto in Europa. Perché se quell’enorme blocco sovietico ad un popolo fintamente benestante appariva come una minaccia e basta, per i poveri di quel tempo, che erano molti di più di quelli di oggi, era una speranza. Così, le potenze atlantiche finanziarono i nazifascismi in tutta Europa, nella convinzione che questi potessero essere un argine al dilagare del comunismo. Poi Hitler e Mussolini sfuggirono di mano agli alleati iniziali, i quali decisero di scegliere il male minore: allearsi con i sovietici e liquidare i nazionalsocialismi. Che crollarono ma senza risolvere il problema di fondo: che fare di tutti i poveri europei? E, pur condannando in apparenza i nazionalsocialismi, non si fece altro che prendere tutta l’impalcatura delle riforme approvate durante il nazismo e il fascismo e rimetterla tale e quale.
Tutto questo è durato finché col crollo dell’URSS, le potenze atlantiche hanno semplicemente ritenuto sia di dover spazzare via quelle riforme perché venuta meno la minaccia del cosiddetto socialismo reale, sia di riprendersi quanto avevano dato ai paesi occidentali durante il piano Marshall. E dunque quei diritti e quei denari che noi avevamo nei momenti migliori della nostra storia, non erano figli di un reale merito ma semplicemente della paura degli americani che un paese povero potesse trovare seducenti le promesse sovietiche. Oggi che questo pericolo non c’è più e che la Cina stessa non rappresenta certo un’alternativa per un’Europa vittima del suo tenore di vita, privi di riferimenti, siamo un bel maiale grasso pronto ad essere spolpato. Perché quel benessere di cui abbiamo ampiamente goduto, era pura e semplice finzione.
La fine dell’URSS ha tolto un nemico ideologico ad un Occidente altrettanto totalitario. Ha rappresentato un “tana libera tutti” che ha permesso agli USA, i veri padroni dell’Europa, di fare quel che prima non avrebbero mai osato fare. E di non fare più quel che erano obbligati a fare.

Ma è vero anche il contrario: oggi che gli Stati Uniti hanno abbandonato il progetto di costituire un nuovo grande ordine mondiale neoliberista – che in realtà non è che l’imperialismo americano del tutto speculare a quello sovietico – le pulsioni statalistiche stanno riprendendo quota e il mondo sta per tornare ad una fase storica in cui l’assenza di contrappesi favorirà la dissoluzione di tutti quei valori che si erano resi necessari in epoca di duopolio.
Non c’è bisogno di essere comunisti per riconoscere che il crollo dell’URSS è stata una tragedia. Anche per noi liberali, anticomunisti. Ha tolto la voce della coscienza delle contraddizioni insite nei nostri valori.
E senza una coscienza, si perde il senso del limite.

FRANCO MARINO
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3 commenti su “RIDATECI L’URSS (di Franco Marino)

  1. Inoltre ha consentito a una marea di “poveri” dell’est di invadere i mercati del lavoro dei paesi “evoluti” accettando stipendi da fame e causando la scomparsa della classe media dei paesi “benestanti”. Il crollo degli stipendi e la precarietà del lavoro, derivante dalla caduta dell’URSS, ha, paradossalmente, causato il disastro economico dei paesi (vincitori) che quel crollo hanno sempre auspicato e perseguito.
    È un caso, tutto ciò ???
    Andreotti soleva dire che “il caso non esiste, esiste solo la volontà di Dio.”
    …e se lo diceva lui…..possiamo crederci !

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