Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

MASSIMO FERRERO E L’IPOCRITA GOGNA (di Franco Marino)

L’Italia è un paese che fornisce motivi validissimi per farsi amare e molti altri per farsi odiare. Anche da chi, come chi scrive, ha fatto dell’amore per il suo paese non soltanto un sentimento da vivere con intensità, ardore e sofferenza per la triste sorte a cui sembra destinato ma anche, perché negarlo, un destriero da cavalcare per affermarsi mediaticamente in una fase storica in cui molti fondamentalmente, delusi dalle promesse tradite della globalizzazione, vorrebbero ritornare alla nazione che fu.
Ma questo non fa velo alla persona intellettualmente onesta: i motivi per cui l’Italia si fa odiare sono così numerosi che ad enumerarli e approfondirli si farebbe notte. Oggi mi preme di analizzarne uno, in particolare. L’ipocrisia. Che, come ci suggerisce La Rochefocauld, è l’omaggio che il vizio rende alla virtù. E che in Italia si declina nello iato di un paese sempiternamente diviso tra l’ossessione per le regole e la propensione ad ignorarle, salvo poi divinizzare chi se ne proclama tutore, per poi violarle e mettere alla gogna chi fa altrettanto.

Massimo Ferrero presidente della pericolante Sampdoria, intendiamoci, non è un santo. Non lo è perché a fare il mestiere dell’imprenditore in un paese dove da quando non c’è il Padrone di Predappio, in compenso ci sono tanti padrini, non si può che essere, secondo il moralismo, arnesi da forca. Ma non è nemmeno il diavolo. Ha tuttavia tutti i torti di chi vive in un paese così serioso da non essere più preso per serio. E’ uno che usa le aziende per pagarsi gli affari privati, dicono col cipiglio “manipulitista” gli accusatori. Come se questa non fosse la costante di TUTTI gli uomini di affari di tutto il mondo. Con i soldi della Sampdoria, si dice, ha comprato l’appartamento alla figlia. Che ora lo accusa, dimenticando che forse, senza quel padre, il suo destino sarebbe ancor più fosco. Ma soprattutto “è un pagliaccio”, uno che non ha mai dato l’aria di prendersi troppo sul serio. E no, questo è il peccato peggiore di tutti. Guai raccontare barzellette nel paese da barzelletta a sua insaputa. Guai dire ciò che si pensa. Guai a fare complimenti alle fanciulle in quest’era antropologica in cui vanno assai di moda i castrati e in cui la mano sul culo di una sgallettata costituisce supremo peccato mortale. Ma soprattutto, nell’era della globalizzazione più sfrenata, dove ogni squadra ha neri, asiatici (mancano solo i pellerossa e qualche marziano) dove ci si inginocchia a comando per i neri (solo per i neri, gli ispanici e gli asiatici continuano a non essere cagati) bisogna rigorosamente diffidare di un presidente non espressione della genovesità. Come se Mantovani, presidente che vinse tutto quel che la Sampdoria ha vinto nella sua storia, non fosse “romano de Roma”. Come se il genovesissimo Garrone avesse conseguito chissà quali risultati, a parte un exploit nei preliminari di Champions, poi seguito da una rovinosa retrocessione l’anno dopo. Guai se non ci si inginocchia di fronte ai totem della sampdorianità, fa niente se quei totem ben retribuiti per far vincere la Sampdoria, non hanno dato più nulla, a parte le chiacchiere, dal giorno in cui hanno smesso di giocare, circa trent’anni fa.

E intanto nel calcio si continua a rubare, a frodare il Fisco, ad accasciarsi in campo trafitti da chissà quale morbo, a truffare gli azionisti. Ma il problema è Ferrero che, ohibò, ha osato rubare qualche centinaio di migliaia di euro dai conti della società. Solo che casualmente la gente se ne ricorda soltanto adesso, non prima quando faceva fallire le altre aziende. Perché va bene tutto in questo paese ma guai se si tocca ‘o pallone. Va benissimo se centinaia di migliaia di lavoratori finiscono in mezzo ad una strada per colpa di psicopatici al governo ma guai se fallisce la squadra del cuore. Solo allora i cani da guardia del tifo organizzato, aizzati chissà da chi per tirare la volata a chissà chi, si ricordano che “per colpa del presidente, un sacco di lavoratori sono in mezzo ad una strada”, che poi alla fine sono soltanto quel magazziniere o quel massaggiatore che magari ora non guadagna nulla ma prima al massimo due spiccioli.
Ferrero non paga i suoi errori di bilancio. Paga non aver capito che in questo paese si può sperare di sedere al tavolo dei grandi solo se si ha la mutria e il muso lungo di chi confonde la seriosità con la serietà. Forse Ferrero, oltre a non essere serioso, forse non è nemmeno serio. Ma non sono seri nemmeno quelli che oggi lo espongono alla gogna. Non sono seri quei tifosi che ancora non hanno capito che Viperetta è solo una delle tante finestre rotte e di sicuro non la più grande e la peggio rotta, di un palazzo, quello del calcio, che è sul punto di crollare. E di un paese, l’Italia, che, serissima, a ciglia aggrottate, con sguardo severo, è ad un passo dal fallimento economico, politico e culturale. Seriamente, con lo sguardo di chi la sa lunga, Mario Monti dice che la comunicazione deve essere meno democratica e Mario Draghi dice che chi non si vaccina è un vigliacco.
Il male non è certo nei pagliacci. Anzi, per quel che può contare, io ringrazio Ferrero per avermi regalato un po’ di buonumore. In effetti, non essendo un tifoso della Sampdoria, non posso rimproverargli altro.
Perché ad aver rovinato l’Italia non sono i pagliacci ma quelli che, abilissimi a confondere la serietà con la seriosità, nonostante questo o forse proprio per questo, non sono seri proprio per nulla.

FRANCO MARINO
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Un commento su “MASSIMO FERRERO E L’IPOCRITA GOGNA (di Franco Marino)

  1. Scandalizzarsi per qualsiasi cosa posa accadere nel mondo del calcio (che è poi perfetto paradigma di tutto mondo extracalcio!)… autentica fogna ove pullulano da almeno quarant’anni altro che ambigui personaggi in odore di bancarotta (un nome per tutti tale Tanzi ma no dimenticheremmo che pure prode Berlusca quando arrivò a Milan aveva su gobbo oltre quattromila dicesi quattromila miliardi di esposizioni bancarie)… sa tanto di Alice nel paese delle meraviglie…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

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