Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IO NON STO CON ASSANGE (di Franco Marino)

Non ho mai fatto mistero di non amare gli Stati Uniti. Non al punto di fare dell’antiamericanismo una bandiera. Ma ho degli yankee paese la stessa opinione che ho della Cina, che avrei avuto dell’URSS se avessi avuto l’età della ragione quando quell’enorme paese incuteva timore ai paesi europei. E che ho di chiunque, sia esso persona fisica, persona giuridica o stato, voglia imporre i suoi valori al mondo. Un’opinione negativa.
Ciò tuttavia non deve farci velo quando discutiamo di politica internazionale. Se accusiamo gli Stati Uniti di aver combinato solo disastri in Medio Oriente, in Africa e ovunque abbiano provato ad esercitare la propria influenza, diciamo solo la verità. Ma non per questo dobbiamo pensare che i loro nemici siano migliori. Oggi come oggi, pistola alla tempia, tra Stati Uniti e Cina, sceglierei sempre gli Stati Uniti. Certo, turandomi il naso come ben più autorevolmente fece Montanelli quando invitò i suoi lettori a votare DC in anni in cui si temeva che il PCI stesse per prendere il potere – e quel Dio a cui il vecchio Indro non credeva, pur tuttavia auspichiamo che gliene renda sempre merito – ma tenendo sempre conto che l’alternativa è una Cina il cui diritto positivo prevede la pena di morte persino per reati come la pirateria informatica per cui, in Occidente, il massimo è una salata ammenda. Lo si tenga sempre a mente. E, nel denunziare le schifezze che gli americani hanno compiuto in giro per il mondo, si consideri sempre l’ipotesi che le alternative possano essere anche peggiori. E si cerchi semmai di costruire un paese che non sia costretto ad essere sempre “liberato” da qualcuno.




La mia antipatia per gli Stati Uniti non mi fa velo nemmeno quando si tratta di Assange. Un personaggio che non ho mai gradito né tollerato. Non gli ho mai tributato la palma di eroe che molti sul web gli affidano. Non ho mai creduto che abbia reso servigi all’umanità tali da consacrarlo come tale. Perché il successo di cui immeritatamente gode, si basa su un fondamentale infantilismo delle persone comuni in tema di politica estera. Specialmente quando si tratta di segreti da divulgare.
Infatti, in materia di spionaggio e di servizi segreti ci sono regole indefettibili, che valgono per tutti i Paesi. Forse anche per il Vaticano. La prima è che, nella misura in cui ne sono capaci, tutti spiano tutti, amici e alleati inclusi; la seconda è che i servizi segreti sono fogne che, in quanto tali, se ne fottono sia della morale che del codice penale. La terza, che sembra in contraddizione con le prime due, è che tutti gli Stati negano di spiare gli altri, o di essere all’origine di certe malefatte. L’imperativo primo degli agenti segreti è infatti quello di non farsi scoprire o al limite, se proprio dovesse andar male, di far sì che il loro mandante possa negare di saperne qualcosa. Tanto che gli americani hanno creato il neologismo di “deniability”: possibilità di negare il proprio coinvolgimento. Con un’eccezione, quella del Mossad che ammise di avere mandato degli agenti in tutto il mondo per uccidere i terroristi responsabili della strage degli atleti a Monaco, durante le Olimpiadi di quegli anni, affinché servisse come monito. Meglio essere ritenuti temibili che inermi.
E dunque ogni nazione che voglia contare qualcosa nel mondo, ha servizi segreti spietatissimi. Israele ha il temibilissimo Mossad. L’URSS aveva il KGB e la Russia oggi ha il non meno temibile FSB, la Gran Bretagna ha il SIS, meglio noto come Mi6. Su cui esiste tantissima letteratura, a partire dalla celeberrima antologia di 007. Mentre non esiste praticamente nulla sui servizi segreti cinesi e questo ci fa pensare che siano i migliori.
Gli Stati Uniti, dal canto loro, debbono gran parte della propria influenza alla CIA. Di cui dobbiamo pensare tutto il peggio possibile solo nella misura in cui il suo operato interferisce con i nostri interessi. Quando io, ad esempio, penso che dietro molte inchieste giudiziarie in Italia si nasconda la mano della CIA, è legittimo che non solo io protesti con gli americani, che in fin dei conti dovrebbero in teoria essere nostri alleati, ma anche che, una volta individuato un suo agente, lo faccia recapitare in comode rate a Langley. Al tempo stesso, so benissimo che un’Italia che volesse ingrandirsi, come prima cosa dovrebbe dotarsi di un servizio segreto di analoga efficienza.
Invece qui in Italia siamo arrivati all’assurdo di mettere i servizi segreti sotto controllo del COPASIR, assegnato alle opposizioni, nella convinzione tipicamente italiana – e che ci espone all’ovvio e comprensibile ludibrio di tutto il mondo – che i servizi segreti debbano (sic!) essere trasparenti.

Assange, violando i segreti di uno stato, non ha reso alcun servigio al mondo. E se fosse in buonafede, oltre ad essere comunque un criminale, sarebbe anche un colossale imbecille, lui e Chelsea Manning, ex-soldatessa statunitense (nata come maschio, Bradley), che ha fornito tutto il materiale più scottante che costituisce il nerbo di Wikileaks.
Se voleva confermare che il potere è sporco, ha solo scoperto l’acqua calda, quando bastava leggere Machiavelli per risalire alla fonte dove l’acqua è fresca di uscita dalla roccia. Sul tema dell’immoralità della politica, del resto, non ha scritto solo il Principe ma anche Bismarck, Strauss, Pareto, Benedetto Croce, La Rochefoucald. Che gli Stati Uniti spiino tutto il mondo, l’aveva già scoperto la Fallaci, quando ancora non si era convertita all’americanismo spinto. Che Berlusconi avesse una vita sessuale diciamo anomala e che era stato attenzionato dagli americani anche per questo, lo sapeva già Paolo Guzzanti l’anno prima che scoppiasse il casino su Noemi, iniziatore degli scandali sessuali del Cavaliere. Che l’estrema destra in tutto il mondo sia zeppa di infiltrati governativi è qualcosa che sa chiunque abbia militato nella destra radicale. Ed è curioso che, tra i tanti documenti che il nostro eroe ha desecretato, manco uno ce ne sia sulla farsa del covid. Chi ci dice che la sua figura non sia un gigantesco fake?

Al di là di ogni speculazione, i traditori della patria come Manning o come anche Snowden, vanno detestati e avversati sempre e comunque. Anche quando tradiscono un paese che ci è indigesto. E anche quando tradiscono in nostro favore. Infatti, la persona avveduta, quando ottiene un vantaggio grazie ad un traditore, non si adagia sui suoi servigi. Ma, dapprima ringrazia, poi cerca il modo di eliminarlo. Una saggia abitudine che ogni servizio segreto adotta. Come probabilmente gli inglesi hanno fatto con Regeni in Egitto. Ah già, ma per i soliti fessi, Regeni è stato ucciso da Al Sisi. Così fesso da farlo fuori ed esporre il cadavere in pubblico, facendosi criminalizzare gratis dal mondo intero.
Permettete se a tutto sopra rispondo con una pernacchia come quella di Totò al tenente tedesco?

FRANCO MARINO
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2 commenti su “IO NON STO CON ASSANGE (di Franco Marino)

  1. Questi non sono traditori della patria ma persone che si sono rese conto di appartenere a una Nazione con governanti disonesti che hanno sempre depredrato il mondo. Ed è giusto consegnare il prigioniero a tale Nazione? Le leggi internazionali e quelle morali dicono che la libertà di opinione ed espressione è sacra e noi la vittima predestinata la dobbiamo ringraziare per quello che ci ha dato e che quelli svegli hanno sempre sospettato.

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