Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

BERLUSCONI AL QUIRINALE (di Franco Marino)

Ci sono argomenti che seguo con scarso interesse. Uno di questi è l’elezione del Presidente della Repubblica. Non perché la carica non sia importante (tutt’altro) ma perché, come ho anche scritto in un recente articolo, si tratta di una discussione prematura. Non soltanto l’elezione si terrà in aperta campagna elettorale per le politiche del 2023 – e dunque sarà inevitabilmente influenzata dai calcoli dei partiti – ma non si sa nemmeno se si voterà davvero in quell’anno. Renzi, per dire, sostiene che si voterà nel 2022. Ma queste finora sono speculazioni. Un altro articolo per ribadirlo, sarebbe inutile. Quel che si sa è che il centrodestra ha fatto il nome di Berlusconi per il Quirinale e molte voci di corridoio parlano di un Renzi pronto a votarlo. Credo che di possibilità ce ne siano poche, ma dal momento che il suo nome qualche quotazione la sta acquisendo, forse è opportuno dedicarvi qualche riga.

Intendiamoci, se l’ipotesi del Cavaliere al Quirinale, proposta una decina di anni fa, avrebbe fatto aprire lo spumante a molti suoi sostenitori, me compreso, oggi viceversa mi lascia molto freddo, per tante ragioni, non ultima la sua svolta di garante del sistema, che potrebbe essere una strategia. Ne parleremo a suo tempo. Ma se il berlusconismo di molti si è raffreddato, non per questo si è riscaldato il travaglismo, il fattoquotidianismo e il grillismo, che nei berlusconiani di ieri comunque continua a registrare temperature siberiane. Anche perché da quelle parti l’elettroencefalogramma è piatto. Infatti, i nemici di Berlusconi continuano a riproporre i temi di sempre. Dopo trent’anni, ancora si parla dell’annosa e noiosa questione morale, dopo venti anni ancora si parla di Dell’Utri e di Mangano, dopo dieci ancora di bunga bunga. Nessuno di questi signori si rende conto che il moralgiustizialismo ormai è una pistola scarica. Dopo aver visto all’opera il grillismo, nessuna persona in possesso di un sano raziocinio crede davvero che la politica si possa fare con la Bibbia in una mano e il codice penale nell’altra. L’onestà, che doveva diventare, anzi tornare di moda (come se prima gli italiani vivessero in un altro pianeta), dopo dieci anni a cinque stelle, non solo non è tornata tale ma adesso non ha neanche una stella Michelin. E gli italiani, razionalmente, più che occuparsi dei vizi di quei politici, cercano semplicemente il Cavaliere (bianco, rosso o nero) che li salvi dai guai.

Così il vero punto è cosa Berlusconi farà nel caso fosse eletto al Quirinale.
Molti suoi elettori, dicevamo, si sono persi per strada in questi anni. E in questo senso il crollo di consensi è palese. Quando si passa dai tredici milioni di voti del 2008 ai quattro del 2018, aggiungendo per giunta che nei sondaggi Forza Italia ha dimezzato i consensi (quindi siamo attorno ai due milioni) non si può certo parlare di un partito in spolvero. E in tal senso, è facile dare la colpa alle sue giravolte, all’agnello preso in braccio, alle buffonate di molti suoi esponenti e, in generale, alla svolta buonista di un signore che è stato antisistema molto più genuinamente di quanto lo siano stati i grillini. Anche perché nessuno può dire se questa non sia l’ennesima delle tante recite del Cavaliere. Berlusconi potrebbe tanto essersi davvero imborghesito (può succedere), tanto essere sempre stato borghese ma aver finto di lottare per le libertà degli italiani (e può succedere anche questo), tanto non essere né l’una né l’altra cosa e dunque la sua potrebbe essere una peraltro obbligata strategia. E il Cavaliere ne sarebbe benissimo capace.
Sia come sia, l’unico dato certo è che una volta al Quirinale, il Cavaliere disporrebbe di un potere immenso. Che gli permetterebbe intanto di sistemare le proprie faccende personali e poi di mettere al muro tutti quei nemici contro cui ha sbattuto il naso e che, non a caso, oggi sono terrorizzati anche alla sola flebile ipotesi di una sua elezione. Un Berlusconi al Quirinale sarebbe la fine di Magistratura Democratica e di tutte le sue ramificazioni giuridiche, politiche e mediatiche. Da quelle parti lo sanno bene ed è per questo che hanno sellato i cavalli, a riposo ma sempre pronti al risveglio, dell’antiberlusconismo

Naturalmente, sono tutte speculazioni. Se non si può dare per scontata l’elezione di Draghi al Quirinale, cioè il presidente del consiglio con la più ampia maggioranza della storia repubblicana, figuriamoci se si può dare quella di un uomo divisivo come Berlusconi. Al momento opportuno, i giocatori dovranno scoprire le carte e si vedrà chi ha in mano gli assi e chi le scartine. Certo è che le motivazioni per non volerlo al Quirinale, se sono quelle degli avversari storici, lungi dal farmi sperare che non diventi presidente, mi darebbero invece un valido motivo per ritornare a votarlo. Se non fosse che questo sfortunatamente non è un paese presidenzialista. Né, del resto, io sono un parlamentare.

FRANCO MARINO
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3 commenti su “BERLUSCONI AL QUIRINALE (di Franco Marino)

  1. A me sembra abbastanza rincoglionito e troppo nelle mani di una cricca di “badanti” e servitori vari dalla dubbissima capacità politica e totale amoralità.

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