Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

MONTI HA SOLO UFFICIALIZZATO UNA DITTATURA ORMAI PALESE (di Franco Marino)

Se dicessi che gli Stati Uniti sono un paese giovane, mi si risponderebbe “Giovane?! Ma se ha quasi 250 anni!?”, mischiando esclamativi e interrogativi, tipici dello stupore messo per iscritto. In quel momento, immaginiamo l’uomo bicentenario, senza renderci conto che in realtà 250 anni sono pochissimi. Non lo sono ovviamente se li paragoniamo alla storia dell’Italia che, da questo punto di vista, è addirittura un’adolescente. Se poi li paragoniamo ad Israele, potremo dire che quel paese mediorientale sia ancora all’asilo. E che le ex-repubbliche sovietiche stiano ancora gattonando. Ma lo sono sicuramente di fronte all’Impero Romano che è durato duemila anni, all’impero Ottomano, anch’esso durato oltre mille anni, alle varie declinazioni della Russia, della Cina e dell’India.
Ma per l’uomo, che fonda le sue opinioni sull’esperienza visiva – non a caso, l’etimologia di idee è “immagini” – quei 250 anni sono tantissimi. E questo è ovvio. La durata media della vita di un uomo è, ad andar bene, 80 anni.
Questo insieme di cose non è privo di conseguenze. Tendiamo inevitabilmente ad identificarci col tempo che viviamo, con lo spazio che occupiamo. Crediamo, specialmente noi italiani, di detenere l’esclusiva di pregi che invece appartengono anche ad altri paesi, ma anche di difetti che altrove sono di gran lunga peggiori. E proprio aver a che fare per lavoro con moltissime persone di tutto il mondo, ha enormemente ridimensionato l’immagine che avevo dei pregi italiani ma anche di difetti che credevo esclusivi del mio paese e che invece altrove sono persino peggiori. E in questo senso, il bilancio per me è ampiamente positivo.

Ma tra le conseguenze più caratteristiche della nostra era c’è l’idea che la democrazia sia un modello di società definitivo, concesso una volta e per sempre da un potere benefico. Mentre sempre tenendo presente il discorso di cui sopra, non abbiamo la minima consapevolezza di come la nostra visione delle cose non solo sia minoritaria nel mondo ma sia addirittura deprecata. Ma c’è un aspetto che molti non considerano: la democrazia non è che un incidente della storia, in quanto tale arrivataci molto casualmente e a seguito di un incrociamento di fatti che l’hanno resa non un prodotto della cultura illuministica come molti credono, quanto un’inevitabile conseguenza di una serie di fatti.
Nel momento in cui a seguito dell’illuminismo – che non ha niente di spontaneo ma è semplicemente il frutto dei forsennati investimenti nelle arti e nelle scienze, in chiave anticlericale, da parte delle classi dirigenti del Settecento – si assiste ad un enorme miglioramento sia delle condizioni che della durata della vita, a cui tuttavia non corrisponde un aumento delle risorse; e nel momento in cui la terziarizzazione e dunque la deruralizzazione dell’economia portano alla creazione di città sviluppate verticalmente e dunque la rabbia, dovuta all’esaurimento delle risorse si traduce in carestie, diventa virale; nel momento in cui si incrociano queste due circostanze, è inevitabile che questo provochi dei cambiamenti nelle élite politiche. Che a quel punto hanno un’unica speranza di salvarsi: quella di cedere pezzi del proprio potere, dando ai cittadini l’illusione di essere l’anello forte della catena. Quelle che non vogliono vedere, finiscono ghigliottinate, come accadde nella Francia del Settecento.

Il potere, quando è forte, non accetta mai di dividersi con nessuno. E’ nel momento in cui si percepisce debole che è costretto a dover fare concessioni democratiche. Per giunta del tutto illusorie, visto che ogni democrazia si dota anche di clausole di salvaguardia che le consentano di togliere la libertà ai popoli alla prima occasione buona. Che può essere una pandemia. Le parole di Monti, il quale ha apertamente detto che bisogna ridurre la democraticità dell’informazione, producono sempre la solita reazione: stupore, indignazione, polemiche. Come l’hanno prodotta le parole di Draghi secondo cui chi, usufruendo di un diritto, non vuole vaccinarsi, “è uscito dalla società”.
E io, che pure di solito non mi stupisco di nulla, mi stupisco dello stupore, mi indigno di fronte all’indignazione e polemizzo di fronte a questa polemica. Perché chi siano davvero questi signori – esponenti di una classe dirigente che sta soltanto cercando di riprendersi quel potere che nel Settecento le fu tolto con la forza – è apparso chiarissimo a chiunque in questi anni non abbia voluto indossare le lenti rosa della narrazione, a chiunque non abbia voluto narcotizzare la propria coscienza critica. E, sarà per un principio di demenza, i cui primi sintomi, anche quando non hanno toccato le capacità cognitive, consistono proprio nella perdita di inibizione; sarà perché a quell’età – comunque il nostro ha i suoi bravi 78 anni – molti vecchi nell’approssimarsi della tomba, vivono quasi all’insegna del “tana liberatutti”; o sarà perché è davvero quel che pensa, ma Monti non ha fatto altro che ufficializzare quello che ormai da quelle parti tutti i potenti – e gli utili idioti che vi si agganciano nell’illusione di entrare alla corte dei sapienti – pensano ma che non hanno il coraggio di dire apertamente. E cioè che la democrazia vada abolita.

Ma questa è una cosa che sorprende solo chi si sia voluto illudere fino ad oggi. I veri detentori del potere finanziario e politico di oggi sono monarchi invisibili del potere che ieri invece era visibile. La peculiarità è che non è esattamente chiaro chi comandi cosa. Per me il vertice della piovra è in America, per altri in Cina, per altri sono “gli illuminati”. Ma un fatto è chiaro: c’è un establishment sovranazionale che sovrintende le vicende umane dell’Occidente e che di fatto sta cercando di sequestrare le libertà fondamentali dei cittadini. Che, è bene ricordarlo sempre, ci sono giunte versando sangue e verranno recuperate solo versando nuovo sangue.
Ho vissuto per anni nell’incubo del racket. Se qualcuno oggi ritornasse a chiedermi il pizzo, io non mi stupirei né mi indignerei, perché so benissimo come funziona il meccanismo. So che ci sono dei clan criminali – protetti (non raccontiamoci balle) dalla politica – che cercano di ottenere con la forza da me ciò che la politica non potrebbe ottenere rispettando le leggi. Per principio io cerco sempre di oppormi, non perché io sia l’eroe che non sono ma perché obbedire al prepotente significa sempre e comunque esortarlo ad essere più prepotente. Ma so anche che purtroppo questo è lo stato delle cose. E so che ad esso possiamo ribellarci soltanto se ci si mette tutti assieme e si va a prendere con la forza il prepotente che ci vessa, non avendo alcuna esitazione nel far fuori anche quella parte di Stato che invece di fare il suo dovere, guarda dall’altra parte.

Le parole di Monti non mi sorprendono né mi indignano. Perché cosa questi signori pensino davvero era chiaro a chi volesse capire, a chi non volesse nascondere la testa sotto la sabbia. Si stupisce solo chi ancora crede alle favole, chi crede che i cambiamenti di sistema avvengano sempre col permesso di qualcuno e non siano invece semplicemente cambiamenti resi violenti dall’impossibilità che fossero pacifici, chi crede che con i prepotenti si possa rispondere sottomettendosi e non invece andare a prenderli dai loro scranni e processarli.
E chi si scandalizza, per dirla con Pasolini, non solo è banale ma è anche male informato.
Chi invece non si scandalizza, si sta solo preparando alla reazione.

FRANCO MARINO
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