Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

I MANESKIN E QUEL RIDICOLO PARAGONE CON FREDDIE MERCURY (di Franco Marino)

Oggi che si celebrano i trent’anni della scomparsa di uno dei più grandi artisti della storia, Freddie Mercury, mi tocca leggere in più giornali che i Maneskin sarebbero i loro eredi. E la cosa, francamente, mi spiace se infastidisce qualche fan, mi fa inorridire. Ed è qualcosa che va molto oltre la banalissima considerazione che i Maneskin hanno ancora poche canzoni alle spalle e davanti a sé tutto il tempo per sparire dalla scena o addirittura dominarla per qualche decennio.


Bisogna al riguardo chiarirsi. I Maneskin non sono affatto un cattivo gruppo. Sono bravi musicisti, scrivono canzoni che impattano, in verità non riescono a scrostare dalla mia testa la sensazione di un già visto e già sentito, ma insomma, chi vince ha sempre ragione. Ad infastidire, sempre e comunque, è la pretenziosità. L’idea di assurgere a ciò che non si potrà mai essere. E’ questo, per esempio, che mi ha sempre fatto guardare con diffidenza ad un figlio della mia città, Pino Daniele. Che ha scritto bellissime e suggestive canzoni, a patto di considerarle per quello che erano: un aristocratico ed elegantissimo pop. Niente a che vedere col blues, che lui ampiamente e irritantemente saccheggiava fin quasi a sfiorare il plagio in più di una circostanza e che per fortuna nella seconda parte della sua carriera ripudiò totalmente, fino quasi a farsi odiare dai fan storici e amare da tutti gli altri.

Il paragone con Freddie Mercury e la sua immagine trasgressiva è semplicemente ridicolo. Dice: “Ma tu che amavi i Queen, ti scandalizzi per i Maneskin?”. Sì, è vero, anche il leader dei Queen amava vestirsi, truccarsi e pittarsi le unghie. Con una fondamentale differenza: lo faceva quando tutto questo significava di fatto condannarsi ad atti di bullismo e censure di massa. Solo trenta e quarant’anni fa, gli omosessuali – per via anche dell’AIDS, inizialmente definito il “cancro gay” di cui venivano ritenuti i principali diffusori – soffrivano di uno stigma pressoché totale ed espellente. E gli stessi Queen venivano largamente censurati, ovunque. Viceversa oggi i gay godono di tutti i diritti del caso, l’omosessualità viene considerata un normale orientamento, le cui connotazioni sanitarie e psichiatriche sono state espulse dai manuali di medicina e Tiziano Ferro può tranquillamente andare in TV e parlare di “suo marito” come se niente fosse, generando sguardi perplessi in mia figlia, ancora vergine ai tentativi di indottrinamento liberal.

Ma soprattutto, Freddie Mercury, che sicuramente aveva le sue idee politiche (ed erano **idee di destra radicale** tanto per fare chiarezza sui tentativi da parte degli LGBT di adottarlo come bandiera) rifiutava nettamente qualsiasi politicizzazione delle sue canzoni. Non avrebbe mai consentito che vi si scorgesse la minima traccia di un impegno politico, ché anzi al contrario le paragonava a dei rasoi usa e getta. Cosa che non erano, in realtà, parliamo di capolavori rimasti nel cuore di tutti. Ma questo era l’approccio. Oggi pare quasi che per arrivare al successo si debba essere a tutti i costi gay e avere un messaggio politico da divulgare: rigorosamente globalista, multiculturalista, multirazziale, multivaccinale, con un abbondante abuso nei testi delle canzoni e delle interviste di anglicismi ovunque, anche dove non ve n’è bisogno. E sempre con lo sfondo di un’ambiguità sessuale ormai talmente ripetitiva da non fare più neanche scandalo. Se Damiano dei Maneskin decide di vestirsi con minigonna, stivali e autoreggenti e di truccarsi come una pornostar, è liberissimo di farlo. E io sono liberissimo di dire che uno che si veste e si trucca così non compie in realtà alcuna vera trasgressione. Perché l’ambiguità sessuale oggi non è più una rottura ma una moda. La vera trasgressione dei tempi odierni è la sobrietà, la qualità musicale che prevale sul personaggio, l’idea che si possa essere mirabili musicisti e cantare belle canzoni anche se si indossa un normalissimo pulloverino oppure che si possa vestire in giacca e cravatta e ciò nonostante avere il fuoco dentro dell’arte, della musica, della passione.

Oggi la moda è che la musica debba essere tutto tranne che musica e che conta mille volte di più l’immagine. L’arte è divenuta un enorme calzone, dove uno dentro si aspetta prosciutto, mozzarella, ricotta e salame, lo apri e vedi che dentro c’è solo aria o robaccia che non ha niente a che fare con la ricetta tradizionale. L’arte è divenuta il culto dell’impiattamento. Ma c’è un grosso problema: c’è solo il piatto. Il cibo non c’è più. O c’è anche, come nel caso dei Maneskin. Ma è poca roba rispetto a tutto il battage pubblicitario e mediatico per promuoverlo, fino al punto di far pensare che il successo finale abbia poco a che fare con la qualità del vitto e troppo col cameriere che prepara il piatto e con la location dove si è ospitati. E con la rigorosa approvazione del comitato tecnico scientifico internazionale che, se non siete vaccinati, neanche vi sta a sentire.

Non ci si facciano illusioni. Freddie Mercury non ha e non deve avere eredi. Non li ha sul piano musicale perché la sua arte non ha predecessori cui attingere. Non li ha sul piano personale perché fu il rullo compressore di fasi storiche contrassegnate dal bigottismo più becero e omofobico.
E non li ha perché nessun artista che voglia davvero sognare di segnare un’epoca nella storia della musica, cerca di essere erede di qualcuno.
Freddie Mercury non fu erede di nessuno. Fu unico.
E se oggi a trent’anni ancora se ne piange la scomparsa è perché noi fan ancora non abbiamo elaborato il lutto della sua prematura morte, anche perché sappiamo che uno così non nascerà più.

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FRANCO MARINO

4 commenti su “I MANESKIN E QUEL RIDICOLO PARAGONE CON FREDDIE MERCURY (di Franco Marino)

  1. Sei fin troppo buono quando scrivi che sono bravi musicisti. Io ho provato ad ascoltarli e non riesco proprio a digerirli. Senza contare che li hanno paragonati pure ai Beatles

  2. Freddie non ha eredi.
    Hanno tentato di accostarli a David Bowie, paragone assurdo.
    Personalmente non mi piacciono. Frequentando il mondo della musica, si capisce che dietro hanno un bello sponsor.
    Per aprire le tournée dei grandi è noto il Pay to play
    I soldi fanno la differenza come al solito

  3. Come diceva il buon (in arte e signorilità) Totò !!
    Ma mi faccia il piacere!!!!!
    Paragonare i Maneskin …a Freddie??????😱😱😱

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