Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

LE CONDIZIONI CHE IO PONGO PER VACCINARMI (di Franco Marino)

Ieri accedendo al mio profilo personale – quello col mio nome e cognome, al quale accedo rarissimamente – ho letto una discussione sul covid che impegnava il mio cardiologo e alcuni medici, sostenitori del vaccino, alla quale ho sentito l’esigenza di dire la mia, anche perché il dibattito è avvenuto in maniera civile e quindi sentivo di poter conversare con qualcuno che, pur non avendo le mie stesse opinioni, sapeva rispettare – o quantomeno darne l’idea – le mie. Che, peraltro, specifico, non sono mai consistite nel negare il virus o nel combattere il concetto di vaccino ma nel sottolineare il clima di intimidazione che ormai caratterizza l’integralismo vaccinale. Finché ad un certo punto, uno dei cardiologi ha posto una domanda: “Perché non ti sei vaccinato? Cosa ti convincerebbe a farlo?” e questa domanda ha ispirato l’articolo. Certo, poi il cardiologo ha vagamente scantonato quando ha cercato di far passare il messaggio che la mia decisione di non vaccinarmi fosse dovuta ad una ripicca. E qui viene da sorridere. L’essere umano esiste sulla Terra da centinaia di migliaia di anni ed esisterà ancora, salvo estinzioni di massa, per altri milioni di anni. Dal momento che la mia aspettativa di vita, salvo variazioni in positivo o in negativo, dovrebbe essere di 70-75 anni, sono ben conscio di rappresentare un foruncolino nell’immenso deretano dell’umanità. Dovrei essere stupido parecchio per pensare di fare una ripicca a questo deretano. E nelle tante classifiche dove non primeggio, c’è anche quella della stupidità.

La mia scelta di non vaccinarmi non è sanitaria né ha a che fare con un capriccio. E’ una decisione unicamente politica. Non sono giunto alla conclusione di non vaccinarmi perché sono spaventato dalle reazioni avverse – che mi preoccupano relativamente (io sono molto più preoccupato per quelle a medio e lungo termine che nessuno può conoscere) o perché avendo letto un po’ di Montagnier e un po’ di Tarro, ho preso la laurea in medicina e la specializzazione in virologia su Facebook. Semplicemente, a rendermi sospettoso verso questo vaccino è stato il clima di costante intimidazione psicologica e fisica a cui noi non vaccinati e in generale noi non allineati alle imposizioni di questi ultimi due anni (lockdown e vaccini), siamo stati sottoposti.

Da persona che, per campare, si occupa di comunicazione da vent’anni, quando devo spiegare il funzionamento di un’efficace comunicazione, ricorro sempre ad un esempio inventato da me. Immaginate di dover far entrare una pallina di vetro in un involucro di vetro accessibile da un foro che ha lo stesso diametro della pallina, o appena superiore. Avete a quel punto due possibilità.. inserire con delicatezza la pallina nel foro e dunque appoggiarla.. oppure scagliarla contro l’involucro, sperando di avere un’ottima mira. Nel primo dei casi, otterrete di far entrare la pallina senza problemi. Nel secondo, rischiate di sfasciare sia la pallina che l’involucro.
Nel corso di questi due anni, il sistema di governo che controlla il paese attraverso le sue ramificazioni più o meno ufficiali, ha scelto la strada di lanciarmi le palline addosso, senza minimamente preoccuparsi del fatto che io, involucro, fossi fatto di vetro. I lanciatori di palline, di fronte alle numerose e palesi contraddizioni emerse dalla narrazione ufficiale, hanno cercato di distruggermi, limitando i miei diritti, accusandomi di essere un delinquente, un egoista, un ignorante. Se l’obiettivo era quello di convincermi, hanno ottenuto l’esatto opposto, ossia convincermi del contrario. Peraltro, l’impressione che – visto l’enorme successo che ebbe un mio recente articolo dove ne parlai – non solo io ma anche altre persone abbiamo, è che pare che l’esigenza di farci vaccinare tutti sia vista dall’attuale sistema di potere come una questione di vita o di morte, come se in caso di fallimento della campagna vaccinale, l’attuale sistema di potere possa collassare. I tutori di questo sistema appaiono come quei tanti tossicodipendenti che cercano a tutti i costi la dose altrimenti vanno in crisi di astinenza. Questa è l’impressione che io ho personalmente avuto. E non sono stato il solo.
In parole povere, il potere non mi ha convinto. Perché ha deciso, invece di cercare la strada del dialogo, di intimidirmi. Di farmi apparire un pericolo per la società. Mi ha aizzato contro familiari, amici. Mi ha condotto all’esasperazione, all’ansia, alla preoccupazione costante, giornaliera, per me, per il futuro mio e delle persone a cui voglio bene, per le mie prospettive lavorative, per la mia salute.
Se, in sostanza, l’obiettivo della comunicazione persuasiva era quello di convincere i renitenti alla leva vaccinale, possiamo dirlo con assoluta franchezza: il fallimento è stato totale. A meno che l’obiettivo non fosse un altro. Ma questa è un’altra storia e non voglio divagare.

Veniamo alle condizioni che mi porterebbero a vaccinarmi, che sono molto semplici e si caratterizzano per i seguenti cinque punti.
Primo punto: la campagna di terrorismo psicologico deve finire. Il covid non è una malattia da sottovalutare e su questo siamo tutti d’accordo. Ma non è l’AIDS. E’ una malattia la cui pericolosità è derivata dalla sua contagiosità perché, per il resto, è pericolosa come lo sono tutte le influenze, forse un po’ di più, ma non troppo di più. E’ una malattia da cui nella quasi totalità dei casi si guarisce e che uccide una fascia di età ben precisa e persone che, consapevoli o meno che siano, già hanno problemi pregressi. Se il covid fosse pericoloso come l’AIDS, verrebbe percepito come tale. E non assisteremmo ad un ampio fronte di persone che non accettano la limitazione dei propri diritti. Perché di fronte ad un pericolo palese, non preoccupatevi che i negazionisti non esistono. Se un domani arrivasse un covid pericoloso e mortale come la prima AIDS (ma contagioso come il covid), state tranquilli che i “negazionisti” non esisterebbero.

Secondo punto: il vaccino deve essere autenticamente facoltativo. Autenticamente facoltativo significa che io, se decido di non farmelo, non devo vedere la mia vita ridotta ad un incubo, familiari e amici che mi tolgono il saluto, pesanti limitazioni sul lavoro e quant’altro. Posso accettare anche l’idea del green pass, alle seguenti condizioni però: deve essere illegale qualsiasi green pass subordinato al vaccino e i tamponi devono costare una cifra ragionevole. Non più di un euro a tampone. Arrivo a dire pure che mi starebbe anche bene che invece di valere 48 ore il green pass, valga per 24 ore. Ma il costo deve essere ragionevole. Obbligare un individuo che vive esclusivamente del suo lavoro a versare ogni 48 ore l’obolo di 15 euro, significa di fatto obbligarla a vaccinarsi. A quel punto, o il governo si assume la responsabilità morale e materiale di obbligare a vaccinarci (mettendomi così di fronte alla scelta di espatriare) oppure si fa un bel tana liberi tutti. E a quel punto lo stato, se non vuole che si riempiano le terapie intensive, mette mano al portafoglio e invece di acquistare banchi a rotelle e cretinate analoghe, costruisce nuovi ospedali. La Cina ne ha costruiti numerosi. In venti giorni. Avessimo dedicato il tempo usato per sfasciare l’economia di questo paese e per seminare un clima da guerra civile, alla costruzione di ospedali covid (poi riconvertibili ad altro ad emergenza finita) oggi non ci dovremmo più porre il problema delle terapie intensive e dei posti letto.

Terzo punto: radiazione dall’albo e licenziamento di tutti quei medici che propagandano la negazione di cure a coloro che non vogliono vaccinarsi e che passano il tempo sui social a fare battute sarcastiche sui non vaccinati. La medicina è una cosa seria. Le star e starlette della virologia e in generale della medicina, se vogliono fare i pavoni ad uso dei tanti analfabeti funzionali che gli ronzano attorno convinti di accedere per osmosi all’Olimpo della Scienza, si dimettessero dai loro incarichi. A poliziotti e carabinieri vengono imposti pesanti limitazioni alle loro esternazioni sui social. Non si vede perché ai medici, che non gestiscono l’ordine pubblico ma la salute, non debbano essere applicati analoghi parametri.

Quarto punto: le multinazionali del farmaco devono firmare un documento nel quale si assumono tutte le responsabilità per ogni danno che dovesse essere indotto da vaccino. Questo si tradurrebbe in cause miliardarie? Me ne infischio totalmente. Io sono un cittadino e lo stato non ha il diritto ma il dovere di pretendere che un’azienda privata sia responsabile dei danni che provoca.

Quinto punto: lo stato deve favorire la diffusione delle terapie domiciliari. Che esistono. E funzionano. Grazie alle indicazioni delle terapie domiciliari, a me il covid è durato esattamente cinque giorni. Il primo ho avuto una febbre molto alta e lievissime difficoltà respiratorie. Se avessi seguito le indicazioni ufficiali, sarei finito intubato e probabilmente morto. Dato che qualche piccolo problema di salute ce l’ho. Ho, invece, letto i consigli delle terapie domiciliari, li ho applicati (non ho preso la tachipirina, solo l’aspirina) e il giorno dopo stavo già praticamente quasi nelle medesime condizioni di prima del covid, cioè bene. Salvo una lieve ricaduta, il quinto giorno, durata giusto qualche ora. Inoltre lo stato ci deve una spiegazione su come mai ai militari che si occupano di gestire l’emergenza covid, guarda caso, raccomandi esplicitamente di curarsi esattamente con le stesse indicazioni che poi, attraverso la medicina ufficiale, irride, diffama e vieta ogni giorno. O i militari hanno uno speciale gene che li rende sensibili alle terapie domiciliari o questa è l’ennesima enorme contraddizione che sta dietro il covid.

Queste sono le prime cose che mi vengono in mente e sicuramente ce ne sarebbero altre che mi dimentico e che potrebbero saltar fuori dai commenti e a cui non ho il tempo di pensare. L’importante è che emerga chiaro il senso di questo articolo: io non esisto in quanto ape operaia di un alveare. Esisto in quanto cittadino. E le leggi non servono soltanto per arginare lo sconfinamento dei diritti di un individuo nel campo dei diritti della collettività ma anche per scongiurare lo sconfinamento dei diritti della collettività nel campo dei diritti individuali. Che da questa storia del covid escono fortemente indeboliti, se non addirittura annullati.
Se si assisterà ad un cambiamento in tal senso, allora prenderò in considerazione l’idea di vaccinarmi. Fino a quel momento, qualsiasi pressione psicologica, fisica, sociale, finanziaria, mediatica, politica per vaccinarsi, va vista per quello che è: una violenza.

Questo è quanto. Forse non sarà tutto, forse avrò dimenticato qualcosa, forse (anzi senza forse) sarà un articolo ingenuo perché parte dal presupposto che gli intenti di questa classe politico-sanitaria siano sinceri. Ma quantomeno è la voce di uno che sta dall’altra parte. Non è la voce di un novax, di un negazionista, di uno che quando si cura si rivolge ai maghi e non ai medici. E’ la voce di un cittadino che non accetta la violenza.
E rifiutare la violenza in una democrazia non è un diritto. E’ un dovere.
Nessuna emergenza, in una democrazia, giustifica il sequestro dei diritti dei cittadini.

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FRANCO MARINO

7 commenti su “LE CONDIZIONI CHE IO PONGO PER VACCINARMI (di Franco Marino)

  1. Credo sia uno dei migliori articoli da te pubblicati. Migliore perché condivido pienamente i 5 punti, e ne aggiungerei almeno un’altro paio. Condivido perché, come te, la mia non è una scelta no-Vax, è una scelta politica. Mai viokenteranno il io essere con la violenza quindi né tamponi à 15 euro né sieri sperimentali. Trovino con il buon senso ed i dovuti modi la capacità di convincermi diversamente, ma a queste condizioni non mi avranno mai!

  2. articolo che merita applausi. Comunque potresti approfondire meglio il discorso sulle cure domiciliari e sulle cure consigliate ai militari? magari postando un link, grazie.

  3. Ottimo intervento, ovviamente sai che, nessuno dei tuoi desiderata è realizzabile in quanto comporterebbe una totale sconfessione della baracca.
    Piuttosto mi chiedo a volte, cui prodest tutto questo da quasi 2 anni, siamo sicuri che non ci sia stata qualche manitas qui in Europa?
    Guarda le caratteristiche del virus, sembra fatto per incutere timore ma non terrore, quel che basta per un giro di vite ma non una strage…
    L’unico che abbia detto queste cose, che mi risulti, è Fabio Mini, non proprio l’ultimo pirla!

    1. Le faccio i complimenti per l’articolo. Ha espresso in parole precise, ordinate e dirette tutto quello che per me era solo un confuso pensiero ma non trovavo ancora nessuno che lo sintetizzasse… La ringrazio moltissimo per la condivisione e il suo pensare in modo autonomo… Grazie!

  4. Grazie. Condivido il suo pensiero totalmente. Apprezzo molto i suoi articoli scritti in modo indipendente e critico.
    Mi auguro che sempre più individui si pongano domande…. E non si adagino nelle comodità (comprate ad altissimo prezzo) , vedi la rana bollita …

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