Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IL PROGRESSISMO E’ UNA MALATTIA MENTALE (di Franco Marino)

Se di un individuo dicessimo che è un egoista, questi si offenderebbe. Egoista? Io? Io che ho fatto questo, quello e quell’altro ancora? Invece, se lo dicessero a me, non solo io confermerei, ma anzi lo considererei un vero e proprio complimento. Me stesso è l’unica persona con la quale ho la certezza di vivere fino al compimento del mio percorso di vita.
E’ oggetto di dibattito filosofico quanto sia più importante vivere nell’amore delle persone che abbiamo o subordinare le persone amate al nostro ego. Quel che è certo è che ho un assoluto disinteresse nei confronti di tutto ciò che fuoriesca dal mio interesse personale e dalla mia sfera affettiva. Per esempio, a me dei gay, dei neri, delle donne afgane, dei bambini poveri in Africa, non interessa assolutamente nulla. Non è questione che io sia cattivo. E’ che non riesco minimamente a trovarlo un tema importante per me, non essendo né gay, né una donna afgana, né un bambino africano. Tanto per cominciare, è qualcosa su cui non ho alcuna influenza. Non è che se io mi macero pensando a quel che possano passare i gay, questi verranno trattati meglio. Non è che se condivido link strappalacrime sulle donne afgane, queste non continueranno ad essere trattate da bestie dai talebani. Né tantomeno le povere pance dei bimbi africani verranno riempiti dal mio euro donato, ché anzi non ho la garanzia che questo finisca davvero a quei bimbi e non alle tante multinazionali che si occupano di loro.
Inoltre, ho i miei problemi – e sono tanti – di cui occuparmi. Ho il problema di difendere la mia libertà, i beni che la mia famiglia mi ha lasciato, di occuparmi di mia figlia e accompagnarla nel percorso di crescita in un mondo che sarà immensamente più difficile di quello in cui ho vissuto io.
In questi giorni, per dire, ho dovuto affrontare un’improvvisa spesa che, non tanto per la spesa in sé quanto per il fatto che fosse improvvisa e per i rischi che avrei corso se non fossi riuscito a farvi fronte, dato che avrei dovuto poi affrontarne un’altra, dieci volte più grande, mi aveva messo in seria difficoltà. Se avessi chiesto un aiuto a qualcuno di questi fantomatici progressisti, non mi avrebbero minimamente aiutato. Non sono sufficientemente nero per suscitare la pietà delle persone che anzi purtroppo sono bianco che più bianco non si può, non sono sufficientemente gay (anzi, a dirla tutta, non lo sono per nulla) perché qualcuno si senta in dovere di occuparsi di me, non sono sufficientemente femmina (anzi, a dirla tutta, non lo sono per nulla manco femmina) e soprattutto, non sono di sinistra. Perché come diceva quella barzelletta, se fossi stato gay e di destra, non sarei stato gay ma ricchione e basta. Se fossi stato donna e di destra, sarei stato una zoccola di destra. E se fossi stato nero e di destra, sarei stato un negro di destra.



Conscio di tutto ciò, non ho tempo per macerarmi in problemi che sono molto più grandi di me. Su cui non ho alcun potere di intervento. Su cui nessuno degli appartenenti a questo fantomatico popolo di meravigliose anime benpensanti farebbe concretamente nulla. E soprattutto, che non ho creato io. Se i talebani trattano male le donne afgane, se ci sono tanti bambini poveri, se ancora oggi un gay viene guardato come un marziano, la colpa non è mia. E’ di chi è andato a gettare il caos in quelle zone. E forse è della natura umana. Che se ne fotte della mutria e dello sguardo minaccioso dei progressisti ma agisce indisturbata, nel proprio interesse.
Nella mia medesima situazione ci sono, ogni giorno, in Occidente, centinaia di milioni di persone. A cui, non essendo né gay né donne musulmane né africani, non cambia nulla se i gay vengano perseguitati o meno. Se le donne musulmane potranno finalmente fare le veline invece che continuare a girare velate. Se quei bambini diventeranno un giorno dei pasciuti bistecconi pronti a mangiarsi la vita. Se chiedete a me se voglia un mondo in cui i gay possano inchiappettarsi tra loro liberamente, in cui le donne musulmane possano esprimere se stesse e quei bambini possano avere di che mangiare, ovviamente direi di sì. Ma la domanda è: cosa cambierebbe nel mio conto corrente? Cosa cambierebbe nelle angosce che tormentano la mia vita? Assolutamente nulla. E non cambierebbe nulla nel conto corrente e in quello metaforico della vita di nessuno. Rimarremmo, noi occidentali, gli stessi esseri umani pieni di preoccupazioni e disperazioni.

E pur tuttavia, ogni giorno assistiamo allo stucchevole spettacolo di cretini multimediali che si sentono in dovere di tormentare le bacheche di tutti i social network che contano con link strappalacrime, commenti indignati, post accorati. Che producono un fastidioso e insopportabile rumore di fondo nella persona che è ben cosciente non solo dell’inutilità della cosa ma anche dell’ipocrisia che vi si nasconde. Perché le miserie africane sono tali perché servono a garantire il benessere occidentale. Se andate a chiedere ad un progressista se sia giusto accogliere un africano, questi vi risponderebbe di sì. Ma se a quello stesso progressista gli chiedeste se sia giusto che si accolli il suo mantenimento, questi vi risponderebbe assolutamente no.
Se andate a chiedere ad una progressista se sia favorevole alle adozioni gay, lei vi direbbe di sì. Ma se le chiedeste se lo stato debba appropriarsi del suo bambino alle prime difficoltà – perché è esattamente questo il meccanismo che permette a molti gay di adottare un bambino – ovviamente diventerebbe una belva. E non perché questi progressisti siano cattivi ma perché è una legge assolutamente naturale. Nessuno rinuncerebbe al pasto dei propri figli o addirittura ai propri figli.
Oltre al fatto che le realtà più disagiate del mondo, oggi sono tali perché mantengono un Occidente con le pezze sul sedere. Cosa che fu ben affrescata da quel capolavoro di Alberto Sordi “Finchè c’è guerra, c’è speranza”, dove il protagonista, interpretato dall’Albertone nazionale, vedendosi accusato di traffico d’armi dai giornali, si vede sottoposto all’indignazione morale dei figli. Allora questi gli risponde: “Volete che io ritorni al lavoro di prima? A me va bene. Ma questo significherebbe rinunciare al nostro tenore di vita, alla colf, all’automobile nuova, al riscaldamento autonomo. Io oggi devo svegliarmi alle tre e mezzo, se volete tutto questo, non svegliatemi”. Risultato? I figli lo vanno a svegliare. Alle tre e un quarto.

La verità è che a nessuno dei progressisti frega nulla del mondo. Gli viene solo insegnato un’ipocrita e affettata partecipazione emotiva a problemi di cui non sanno nulla e che serve loro soltanto come strumento per assurgere all’approvazione delle masse. Casomai mentre il povero cristo finito in mezzo ad una strada – per colpa degli stessi che poi vanno a fare casino in giro per il mondo – non ha manco un euro per bersi un caffè ed è costretto a riparare nella propria macchina.
Se è vero ciò che diceva Einstein che la pazzia è il pretendere di fare e rifare le stesse cose, aspettandosi esiti diversi, il progressismo non è solo una tendenza politica. Ma è una malattia mentale a tutti gli effetti.

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FRANCO MARINO

4 commenti su “IL PROGRESSISMO E’ UNA MALATTIA MENTALE (di Franco Marino)

  1. Ho litigato col mio prof di italiano per gli stessi motivi. Gli ho detto che ritenevo che molti di quelli che fanno beneficenza, la fanno solo per guardarsi allo specchio tutte le mattine. Una coccola al proprio ego.
    Ovviamente non era d’accordo.

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