Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

LA TIRANNIA OCCIDENTALE ESEMPLIFICATA DALLA LITE TRA LA LUCARELLI E MIETTA (di Franco Marino)

Uno dei leit-motiv ricorrenti nel momento in cui si denuncia la deriva autoritaria nella quale sta sprofondando questo paese è che “se questa fosse davvero una dittatura, tu non potresti parlare di dittatura”. E’ una palese scemenza ma non è nulla di nuovo per chi fin dal suo esordio come blogger, si sbraccia per spiegare la natura autoritaria dell’Occidente. Non è nulla di nuovo nemmeno per chi questo blogger lo legge da quasi vent’anni.
Spiegare come questa sia una dittatura all’americana, provocherà ovviamente il voltastomaco a moltissimi filoamericani che mi leggono da vent’anni ma, per dirla con Aristotele, sono amico di Platone ma più della verità. O almeno di quella che io credo sia tale. Un filoamericano mi dovrebbe disprezzare di più se scrivessi che trovo l’America il tempio della libertà quando non corrisponde al mio pensiero.

Le caratteristiche morali di un popolo hanno a che fare con la sua storia. Il timore dei russi per gli stranieri nasce, oltre che dalla storia, persino dalla geografia. Quell’enorme federazione si caratterizza per non avere confini naturali e dunque per cercare di spingere sempre più in là l’asticella della propria influenza, salvo poi raggiungere dimensioni ingestibili che ne provocano il collasso. Gli Stati Uniti invece nascono dalla presunzione di una libertà senza limiti che origina dal gigantesco equivoco nel quale i padri pellegrini, una volta giunti in quell’enorme continente, caddero credendo che non ci fossero confini naturali e che quelle enormi praterie infinitamente più grandi della piccola Inghilterra, permettessero loro di godere di risorse senza limiti. Quando quei limiti si materializzarono con la comparsa dell’Oceano Pacifico, gli Stati Uniti si trovarono a dover affrontare il dicotomico problema di dover mantenere la natura libertaria della propria essenza a fronte del raggiungimento di limiti materiali.
Così, gli Stati Uniti sono dovuti diventare, per forza di cose – e non potevano fare a meno, pena la dissoluzione – un’autocrazia uguale in tutto e per tutto a quella sovietica ma hanno dovuto investire gran parte della propria politica nel nascondere questa realtà. Hanno creato realtà solo in apparenza private, hanno trasformato la spesa pubblica in detassazioni – la detassazione è spesa statale a tutti gli effetti, solo che non va a bilancio – attraverso le quali si droga il libero mercato consentendo ad alcune realtà, finanziarie e politiche, di prevalere sulle altre. Di fatto, a fronte di uno stato formalmente democratico, ne hanno creato un altro, occulto – il famigerato deep state – che democratico non lo è per nulla.

Il politically correct nasce proprio da questa dualità tipicamente americana e dunque occidentale. Le tirannie classiche affrontano il sovrappopolamento vietando di fare più di un figlio come è avvenuto in Cina per tanti anni. Quella occidentale, essendosi fondata sulla libertà, non potrebbe imporre analogo limite. Allora inizia a dirci che essere gay è un orientamento normale come tutti gli altri, sebbene la logica dica che quando un uomo non riesce ad accoppiarsi con una donna, di fatto viene meno ad una sua funzione biologica che è quella della riproduzione. Oppure promuove la conflittualità intersessuale in modo da scoraggiare l’accoppiamento a fini riproduttivi. Non ci obbliga a fare un vaccino che di fatto è pensato per sterilizzarci o per trasformarci in malati cronici e allora crea appunto, attraverso enti privati, un meccanismo di condizionamento psicologico che di fatto ci costringe a vaccinarci. Sino al caso della Lucarelli che si trasforma in PM e di fatto fa pressioni sugli altri affinché compiano una scelta che, ad ora, è facoltativa.

Come si applica questo alla contestazione della scemenza “Se fossimo in una dittatura, non potresti parlare”? In una maniera molto semplice.
Chi ha creato questo sistema di potere, sa che c’è una cosa che un uomo teme più della perdita della vita: la perdita della propria rilevanza sociale. E’ il meccanismo che guida il narcisismo. In tutti i nostri progetti c’è la volontà, più o meno celata, di essere amati. Lo disse anche Michael Jackson in un suo famosissimo discorso ad Oxford. La reputazione è il vero “aspetto fisico” di una società come quella di oggi. Nel momento in cui una blogger come la Lucarelli può, con un suo post, distruggere la reputazione di una persona magari non malvagia ma che qualche scheletruccio nell’armadio ce l’ha (nel mio caso la Lucarelli troverebbe un intero guardaroba, eppure questo nulla toglie alla qualità dei miei articoli, alta o bassa che sia) voi capite benissimo che non si può più parlare di libertà.
Una delle ragioni per cui, per esempio, io mi mantengo riservato è che se entrassi in politica o nel giornalismo – ed entrerei ovviamente con le idee politiche assai poco mainstream che i miei lettori ormai ben conoscono – ogni mia contraddizione mi verrebbe ritorta contro. Se a scuola ho fatto qualche sciocchezza, avrei lo Scanzi di turno a dirmi che io da ragazzino ho fatto questo e fatto quell’altro. Come quando diceva che Renzi, da bambino, veniva definito “bomba” perché bugiardo. Questo si ripercuoterebbe in perdita di credibilità per me. In danni alla mia reputazione e dunque alla mia autostima. Se ho ferito qualche mia ex, questa subito verrebbe usata per colpire me, dicendo peste e corna sul mio conto.

Quando Selvaggia Lucarelli incalza Mietta chiedendole se si è vaccinata e dandole successivamente della cazzara di fronte alle giustificazioni non dovute di quest’ultima – esiste la legge sulla privacy e Mietta non era tenuta a rispondere alle domande della Lucarelli – di fatto in quel momento sta picconando l’immagine di quella cantante. E questo accade perché in questo paese si teme molto di più una blogger che con un post ti può fare il proverbiale culo quadrato, di un Pubblico Ministero. Stiamo parlando di una blogger che ha fatto licenziare persone, che ha distrutto la credibilità di diverse aziende. E non sto dicendo che avesse sempre torto. Ma che in uno stato normale, si procederebbe attraverso un regolare processo come si converrebbe negli stati di diritto. Non con i post sui social.
Tutto ciò è molto occidentale e molto americano. Se io facessi quel che fa la Lucarelli giornalmente, sarei già in mezzo ad una strada, sepolto dalle querele. Curiosamente, tutti si mettono sull’attenti di fronte a lei. Non vi sembra anomala questa cosa?

Per cui, la vera questione non è che in Occidente sia ancora possibile dire che siamo in una dittatura. Il punto è che se si trasgredisce ai suoi obblighi (i gay, i neri, le donne hanno sempre ragione, i fascisti hanno sempre torto, se non ti vaccini sei ignorante) si verificano curiosamente una serie di conseguenze da parte di uno stato molto più potente di quello ufficiale. Si perdono contratti di lavoro, si viene sottoposti al linciaggio morale fisico e digitale e si viene di fatto emarginati dagli spazi nei quali il deep state radica la propria essenza. Si pensi ai ban dai social. O anche al fatto che molti artisti e molti intellettuali non lavorano più perché rifiutano i dogmi di questa tirannia nascosta.
La dittatura occidentale funziona esattamente così. Non uccide i dissidenti con la sica, con la pistola. Li uccide rendendoli irrilevanti, facendo terra bruciata attorno a loro. E’ la tirannia più subdola che si sia mai vista perché ha investito tutte le proprie risorse nel cercare di occultare quanto più possibile la propria natura tirannica.

La democrazia è davvero tale quando l’unico potere che la regola è quella dello stato. E quando il cittadino più debole viene protetto dalle prepotenze di quello più forte.
Viceversa, non è democrazia. E’ una tirannia nascosta. E che si possa definirla tirannia su social che oltretutto possono bannarti da un momento all’altro, non mi pare questa grande conquista di libertà.
E a chi sottolinea che “Mietta ha messo in pericolo l’incolumità degli altri ballerini”, rispondo che in pericolo c’è ben più che la salvaguardia da una malattia: c’è l’intero patrimonio di diritti e di conquiste sociali per i quali sono morti decine di milioni di persone.
Morire libero, anche se di covid, per un uomo con una dignità è immensamente più importante di vivere novant’anni da schiavo.

FRANCO MARINO

2 commenti su “LA TIRANNIA OCCIDENTALE ESEMPLIFICATA DALLA LITE TRA LA LUCARELLI E MIETTA (di Franco Marino)

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