Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

I MIEI DUBBI SUL “SOCIAL NETWORK DI TRUMP” (di Franco Marino)

Trump è stata la nota più piacevolmente stonata dell’osceno coretto che da decenni piaga il dibattito pubblico. Non che io abbia sempre ritenuto che le sue intenzioni fossero sincere e che la strada per la bonifica della grande mafia internazionale possa partire dall’America. Ma è un fatto che il vecchio Donald sia stato vicinissimo a far scoppiare il bubbone neoglobalista. Dunque il fatto che stia per lanciare un suo social network non può che far felici tutti i trumpiani che evidentemente, grazie a questa notizia, si rendono conto che Trump è ancora nel pieno delle sue forze.
Altro conto è trovare l’iniziativa destinata al successo. E, al riguardo, se si teme che un progetto di un personaggio a noi gradito possa essere destinato all’insuccesso, non bisogna aver paura di dirlo e casomai di cattivarsi qualche antipatia.
La creatura di Trump pare si chiamerà “Truth”. Verità, in inglese. E la cosa già suscita le stesse perplessità di quei partiti che si chiamano “Democratici”. Senza esserlo. Tra l’altro, non so se sia una clamorosa dimenticanza da parte di Trump, ma Pravda, organo ufficiale del partito comunista sovietico, significava proprio verità. Nello specifico, la perplessità è quella di un social network che, già nel suo intento programmatico, si propone di essere un organo di dissidenza e di propaganda. Ed è, a mio avviso, un errore.

Intendiamoci bene. Che la rete vada verso forme di frazionamento su base ideologica, è un fatto palese. Quanto più i social media attuali mostreranno ostilità verso la dissidenza, tanto più ne nasceranno altri, disponibili ad accogliere i transfughi pluribannati. E’ una tendenza che già si vede con Gabai, Parler e altri. O con l’emigrazione degli stessi su piattaforme russe come vKontakte e Telegram. Ma nessuno di questi social network riesce a diventare mainstream perché nessuno di essi riesce a conquistare le masse. Il che per certi versi è anche una garanzia per i dissidenti che vi si sono iscritti per trovare persone che la pensino allo stesso modo. Ma tuttavia, alla fine, tornano sempre sui social network mainstream.
Facebook ci dimostra che il successo di una community si vede da quanti bannati cercano di iscriversi di nuovo. Se un bannato se ne va indignato e non torna più, quella comunità non è davvero di successo. Mentre vediamo invece utenti aprirsi continuamente nuovi profili, su Facebook e Twitter. Perché? Perché sono mainstream. Perché possono dare all’utente che vi si iscrive qualcosa che i social network dissidenti, oggi, non possono dare. L’utenza. Infatti, il principale errore che commette un gestore di comunità virtuali è non capire che la molla che spinge miliardi di persone a comunicare giornalmente i propri pensieri su un social non è né l’identificazione politica (che, al contrario, costituirebbe un pregiudizio) né – come dimostrano i fallimenti di decine di comunità basate sulla retribuzione degli utenti creatori di contenuti – i soldi. Ma il desiderio delle persone di sentirsi apprezzate. I like.
Un utente che iscrivendosi ad un social vede i propri contenuti apprezzati da centinaia di persone, ne ricava una botta di autostima. E tornerà per averne altra. E’ solo questa la molla alla base del successo di Facebook. Un progetto studiato da menti raffinatissime che conoscono sia la psiche umana che le tecniche per manipolarla e in grado di sfruttare come nessun altro il bisogno di validazione sociale dell’essere umano. Chiamato spregiativamente “narcisismo” o “vanità”. Ma che di fatto è insito in ognuno di noi.

Naturalmente, più un social network è generalista, più cattura utenti, più può soddisfare la vanità degli utenti. Ma quando un social network nasce per occuparsi unicamente solo di una battaglia politica – perché potete stare certi che Truth verrà boicottato esattamente come vKontakte e Telegram vengono boicottati in occidente – otterrà solo quella parte di utenza che si occupa di politica ed è schierata da una singola parte.
Se un social network vuole schierarsi politicamente, può farlo in mille modi molto più subdoli e cioè agendo sugli algoritmi. Darà visibilità solo a contenuti graditi all’editore, penalizzando gli altri. Farà in modo che vengano premiati – con più like – gli utenti che pubblichino post, video, foto vicine alla connotazione politica di quel social media. Ma se lo fa platealmente, qualificandosi come “social network sovranista”, di fatto metterà subito sulla difensiva tutti quegli utenti che, non avendo la medesima collocazione politica, metteranno subito una croce nera su quella comunità.
Si può manipolare l’opinione pubblica in mille modi, a patto di non farglielo mai capire. A patto di non apparire mai come organo ufficiale di un determinato partito o di un potere forte anche non ufficiale.

Il successo di una rete sociale di qualsiasi tipo, oggi, viene da come i media mainstream la pubblicizzano. Se tutte le televisioni e tutti i giornali, a qualsiasi ora del giorno e della notte, spammano Facebook, Twitter, Instagram e ignorano gli altri social, ci sarà sempre molta più gente in questi social e sempre meno gente sugli altri. Meno like, dunque. Meno spinta a pubblicare contenuti. Meno attività da parte degli utenti. E dunque il fallimento di quella comunità. A meno che Truth non nasca come semplice organo di informazione dissidente.
Come ce ne sono tantissimi che almeno però non hanno la pretenziosità di definirsi social network.

FRANCO MARINO

2 commenti su “I MIEI DUBBI SUL “SOCIAL NETWORK DI TRUMP” (di Franco Marino)

  1. Da accanita frequentatrice di social, tempo permettendo, posso dirti che Facebook ha davvero esagerato. Ci sono per lavoro e lo trovo estremamente noioso. Come Instagram, che però riesce a salvarsi perché “divide gli utenti per settori”. VK è noioso per gli stessi motivi di facebook, ma all’opposto. Gab è poco agevole… Per ora salverei solo Twitter, anche se ha molti limiti (caratteri limitati, foto limitate…), nonostante la censura. Ma quella è ovunque, ormai. Bisogna imparare ad aggirarla. Trump dovrà ingegnarsi parecchio per sopperire ai difetti della concorrenza. Mio personale punto di vista.
    Aspetto sempre il tuo social 😁

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