Il Detonatore

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LA CHIAMAVANO BOCCASSINI DI ROSA: QUANDO UN MAGISTRATO SI SENTE ONNIPOTENTE (di Franco Marino)

La professione svolta condiziona il nostro modo di pensare e dunque di essere. E’ per questo che ad ogni categoria professionale spesso corrisponde uno stereotipo. Tempo fa uscì un sondaggio, non ricordo dove, secondo cui gli avvocati italiani sarebbero i meno sexy del mondo e qualcuno della categoria ironizzò dicendo “Ovvio! Il tempo che dovremmo passare in palestra, lo dedichiamo a capire il diritto italiano”. Alludendo alla sua cervellotica complessità.
Naturalmente non tutti gli avvocati sono brutti, anzi io per conto mio conosco avvocati e avvocatesse di aspetto più che gradevole quando non addirittura avvenente. Non fosse altro perché non tutti passano la vita sui codici.

Ma se c’è finora uno stereotipo che ho visto confermare dalla realtà, purtroppo è quello del magistrato arrogante e presuntuoso. Ne ho conosciuti diversi e purtroppo nessuno finora è riuscito a smentirmi. E non mi riferisco certo ad atteggiamenti di sguaiata cafoneria – in qualche caso non mancano neanche quelli – ma a quel perenne pedagogismo di fondo che sembra animarli in ogni loro azione. Ma soprattutto, la presunzione di non dover mai rispondere a nessuno del proprio operato.
Qualche tempo fa litigai con un anziano magistrato, presumibilmente pensionato (avrà avuto ottant’anni) il quale mi contestava la macchina parcheggiata in divieto di sosta ma comunque in una posizione nella quale non ostruivo il passaggio a nessuno ed ero peraltro a due metri dal posto dove stavo facendo colazione. Nonostante mi vedesse con le chiavi in mano, già pronto ad andarmene, continuava ad insistere con un’arroganza senza pari. Si sarebbe comportato così se avesse avuto la consapevolezza che avrebbe potuto risponderne? La risposta è facile da immaginare.
Anche perché la legge stessa li disegna come indipendenti e, di fatto, sottoposti soltanto al giudizio del corpo stesso dei magistrati. Cane non mangia cane. E’ rarissimo che un magistrato venga cacciato e quando ciò accade, di solito è per tutto, tranne che per seri motivi. Uno a caso, un magistrato barese di altissimo valore, tale Francesco Bellomo (poi assolto e riabilitato), colpevole di aver creato una scuola per magistrati nella quale richiedeva alle iscritte di presentarsi vestite con abiti succinti, supertruccate, uno scandalo che con i problemi effettivi della giustizia in sé c’entra ben poco, diciamolo.

Cosa c’entra, invece, questo discorso con la Boccassini? C’entra.
La rossa pasionaria giudice, ormai pensionata, ha pubblicato un libro nel quale, come è noto, riferisce di aver avuto una storia sentimentale con Giovanni Falcone. Non mancano dettagli di una certa intimità. Ed è stata, a mio avviso giustamente, criticata. Non tanto per aver profanato la memoria di Falcone – anche gli eroi hanno le loro debolezze, questa vicenda non ridimensiona certo la sua meritata gloria – quanto per non aver tenuto conto né della sensibilità dei familiari del giudice né di quelli della moglie di Falcone, anch’essa magistrato e anch’essa caduta nella strage di Capaci.
La leggerezza con cui ha deciso di raccontare questo suo fatto personale ha una spiegazione. Una qualsiasi persona normale, nel momento in cui si trova a fare qualcosa, sa che potrà essere soggetta a critiche. Dunque cercherà di farla nella maniera migliore possibile o se possibile di non farla. Chi invece non ha il problema di dover rispondere delle proprie azioni, si sente in diritto di fare qualsiasi cosa che gli passi per la mente. Anche dire di essere stata l’amante di un magistrato defunto, che non può smentirla. E di offendere la sensibilità della famiglia della moglie, scomparsa assieme a lui.
Non è una questione morale. Con chi andassero a letto la Boccassini e Falcone – se tra loro o con altri – sono affari loro: siamo uomini di mondo e che tra i due ci fosse più di una semplice amicizia, nelle procure di Milano e di Palermo era un segreto di Pulcinella. Ma tirare fuori la cosa dopo trent’anni può venire in mente solo ad una persona così abituata a sentirsi potente da non essere nemmeno sfiorata dalla paura di essere criticati che invece percorre chiunque non abbia santi in paradiso in grado di tacitare qualsiasi critica avversa. E’ forse questo il lato più squallido della vicenda. Più dell’indelicatezza che già di per sé basterebbe.
Qualsiasi cittadino, se avesse fatto una cosa del genere, sarebbe stato subissato di critiche, di attacchi personali, finanche rischiando la querela. E forse si sarebbe astenuto. Perché invece la Boccassini, contravvenendo al dovere di riservatezza anche sul piano personale richiesto dalla sua professione, ha sentito di doverlo fare? Perché credeva che, per effetto della sua nota fama e della sudditanza psicologica indotta dalla sua professione passata, non sarebbe stata giudicata. Perché abituato ad essere servito e riverito come un prete all’altare, la presunzione di un magistrato – che purtroppo non viene meno ovviamente solo perché si raggiunge la pensione – è spesso quella di poter dire e fare quel che gli pare, senza che nessuno gliene chieda conto e potendo partire, laddove decidesse di querelare l’estensore di qualche critica, da una posizione di indiscusso vantaggio. Solo un pazzo si metterebbe nella circostanza di farsi querelare da un magistrato in attività.


Tutto questo, regala un’inebriante sensazione di onnipotenza. Che può dare alla testa. E che non cessa neanche quando si raggiunge la pensione. Ma che in compenso, quando quel traguardo arriva e il potere effettivo si perde, poi si rivela un boomerang che viene scagliato proprio dagli stessi che fino al giorno prima ci riverivano. E’ sufficiente vedere le bastonate del Fatto Quotidiano rivolte ad Ilda la Rossa per rendersene conto.
Non ricordo più quale ex-potente disse “Non c’è modo migliore di capire la vita e l’umanità di chi ci circonda di avere un grande potere e poi di perderlo”. La Boccassini sta scoprendo a sue spese cosa voglia dire costruire un’immagine basata sul timore reverenziale esercitato negli altri. E poi perderlo.

FRANCO MARINO

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