Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

A ROMA É MORTA L’ONESTÀ INTELLETTUALE (di Franco Marino)

Se voi chiedeste in giro quali sono i mali di questo paese, in questi anni, le risposte sarebbero più o meno le solite: la corruzione, la disonestà, la mancanza di spirito civico, la perdita dei valori. Se invece lo chiedete ben più modestamente a me, la risposta è una: la morte dell’onestà intellettuale. Molti credono che l’epitome dell’immoralità sia rubare al prossimo. E invece, ci sono circostanze in cui un povero diavolo, per campare, non ha altra possibilità. Viceversa, la disonestà intellettuale è sempre una scelta.



Sul principio dell’onestà intellettuale si è sempre scritto relativamente poco. Ma, sintetizzando brutalmente, è quel principio che ci fa applaudire ad un’opera artistica anche se l’ha prodotta un autore a noi politicamente avverso. La radicalizzazione politica non mi ha mai fatto smettere di ammirare i meravigliosi romanzi di Pasolini, le canzoni fantastiche di De André e De Gregori, i meravigliosi film di Nanni Moretti. Oppure l’onestà intellettuale è anche quella che ci fa inorridire di fronte ad un torto subito da qualcuno che ci è antipatico. Come è accaduto quando Marrazzo è stato sbattuto in prima pagina come un mostro perché era andato a trans.
La morte dell’onestà intellettuale è quella che invece ci porta a trasformare una manifestazione in cui un gruppuscolo di fascistoidi, tutti infiltrati dal sistema, hanno cercato di buttarla in caciara, in una “protesta fascista”, senza neanche lontanamente immaginare che invece in piazza ci fossero tantissime persone perbene. E’ quella che ci porta a valutare un artista sulla base della sua aderenza al nostro credo politico. E’ tutto ciò che fa adeguare le nostre convinzioni sulla base della temperie politica del momento.

E’ con questo presupposto che osservo, schifato, quanto accaduto a Roma.
Dei manifestanti si può pensare quel che si vuole. Ma solo una profonda disonestà intellettuale mista a codardia può portarci a vederla come una “manifestazione fascista”. In quella piazza c’erano drammi veri di persone vere, italiane. C’era la paura di chi ha visto le basi della propria educazione venir vulnerate dalla violenza del neoprogressismo che non cerca la persuasione cortese ed educata ma, come un persecutore non abituato a sentirsi dire no, martella l’interlocutore, se necessario lo violenta, fin quando per paura di ritorsione, questi non cede. C’era in generale chi trova anormale quel che stia accadendo. E che non ha certo il tempo di chiedersi se vi siano fantomatici rigurgiti fascisti dietro. Cosa anche possibile ma che non rappresenta certo il vero fulcro del problema.

In questi giorni Fanpage ha parlato della lobby nera che misteriosamente animerebbe la dissidenza novax e che animerebbe Fratelli d’Italia. E nessuno invece si è posto domande sull’ennesimo premio Nobel dato ad un autore che parla, non importa se bene o se male, di uno dei temi che piacciono ai filantropi internazionali: quello dei rifugiati. Il meccanismo del resto è chiarissimo: oggi si accede ai salotti internazionali solo se si è gay, meglio ancora se trans, meticci, disabili. I film parlano solo di quello, idem i libri, idem sculture e quadri. Con buona pace dell’effettiva qualità artistica che passa completamente in secondo piano. La nuova morale non risparmia niente e nessuno, neanche le opere d’arte. Lo abbiamo visto nelle polemiche sulla Spigolatrice di Sapri, accusata di sessismo.
E secondo voi, noi saremmo nelle mani della lobby nera? Ma non vi sentite ridicoli? Non vi sentite idioti nello sbandieramento di un fantomatico pericolo fascista mentre ci stiamo consegnando alla più pericolosa tirannia della storia dell’umanità? Se in questo paese esistesse davvero un pericolo fascista, ve ne accorgereste. I propagandisti dell’obbligo vaccinale si ritroverebbero a bere ettolitri di olio di ricino, presi a manganellate. Invece vengo a sapere che, ohibò, pur di dare una connotazione fascista ad una manifestazione di persone perbene, sono arrivati persino ad arruolare un agente della DIGOS per infiltrarlo nella protesta.

Ecco, tutto questo è la morte dell’onestà intellettuale. Perché se voi, pur di sostenere le vostre ragioni, mentite sapendo di mentire, vuol dire che ormai avete completamente perso ogni residuo di moralità.
Un mio vecchio amico tassista è stato in galera per furto. Ma non ha mai cercato giustificazioni. Con molta onestà mi disse “Io avevo paura, non avevo prospettive e ho fatto ciò che ho fatto”. Un ladro può mantenere la sua onestà intellettuale. E potrei affidargli tranquillamente mia figlia.
Invece io a questa gente non affiderei neanche il cricetino di mia figlia. Anche perché cercherebbero subito di fargli cambiare sesso.

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FRANCO MARINO

2 commenti su “A ROMA É MORTA L’ONESTÀ INTELLETTUALE (di Franco Marino)

  1. Questi dementi devono solo sperare che non ci sia mai un “rigurgito fascista”. Capirebbero al volo la differenza fra una scrivania vandalizzata e due ossa rotte.
    E comunque, qui lo posso dire…sarebbe ora.

  2. Ascoltavo Radio 1 stamani dove venerabili cultori del progressismo, i vari Bassetti, Cofferati, etc., esponevano dall’alto della loro sapienza i più vomitevoli epiteti contro i “fascisti” che a loro detta avrebbero animato le manifestazioni di Roma e Milano. Concordo con te, siamo ad un punto in cui la via è una sola!

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