Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

UN VOTO INUTILE A ROMA E NON SOLO (di Franco Marino)

Oggi e domani si terranno le elezioni per eleggere il sindaco di Roma e di altre città. Sui problemi della Capitale sono poco preparato e questo è un articolo volutamente poco circostanziato. Non ci troverete la storia di Roma – che ho iniziato a frequentare da poco – e se molti romani non saprebbero cavarci un ramo dal buco, figuriamoci un napoletano. Tra l’altro pure Napoli è messa maluccio e dunque i romani avrebbero ben ragione di dirmi alla loro maniera “fatte du’ padellate de” indovinate voi cosa.
Ma anche qui, come per l’articolo sull’11 Settembre, conta il metodo. Se non si conosce l’argomento ma già si riesce ad individuare il metodo giusto per affrontarlo, si è quantomeno a metà dell’opera.

Roma, per opinione universale di tutti, romani e non, è una città difficilissima. Ma i suoi mali vanno oltre gli effettivi poteri del Campidoglio, tant’è che, forse lo avrete letto, in Parlamento si sta studiando una riforma per dare molti più poteri al sindaco, sul modello di quanto già accade a Londra. Sia quel che sia, da quanto si intravede nei sondaggi, la Raggi non dovrebbe essere riconfermata. E la cosa può far piacere a chiunque non ha mai avuto stima né di lei né del Movimento 5 Stelle. Ma essere ostili a quel mondo non significa accettare anche le argomentazioni sbagliate che in apparenza ci darebbero ragione. Se mi dite che i comunisti sono una iattura per qualsiasi paese, mi trovate dalla vostra parte, se mi dite che mangiano i bambini, mi si attiva il filtro antibaggianate.
La baggianata principale è che, fatta fuori la Raggi, a Roma tornerà la competenza (l’onestà nessuno la prende più in considerazione) e a tal riguardo bisogna essere chiari. Se anche la Raggi fosse un’incompetente – e che lo sia, si è visto già durante la farraginosa composizione della giunta – non è arrivata lì per caso o, se siete credenti, per opera e virtù dello Spirito Santo, ma perché i suoi precedenti amministratori lo erano molto di più. E perché i romani che l’hanno eletta sono caduti nella perniciosa illusione che quando si tocca il fondo, non si possa anche scavare.
Per quanto riguarda i problemi nel dettaglio, come dicevo, lascio la trattazione ai “romani de Roma”. A me ne basta vederne uno assai poco romano ma molto italiano che, anche senza essere romano, mi fa dire che Roma è nei guai: un debito enorme che è pari a quello di una nazione di media entità. Quando si hanno debiti di quel calibro e non c’è nessuno che ricapitalizzi, non solo le grandi cose che cambierebbero la città non si fanno ma non si hanno neanche i soldi per gestire l’esistente. Ecco quindi le buche in mezzo alla strada e la monnezza accumularsi incontrastata perché i dipendenti pubblici che dovrebbero farvi fronte non vengono pagati con regolarità. Ecco i disservizi nei trasporti e negli uffici comunali. Problemi assai poco romani e molto italiani. Che da noi a Napoli, per esempio, sono la norma. E a questo si aggiunga che Roma è dominata da potentissimi poteri mafiosi e massonici, pronti a tutto pur di difendere i propri privilegi. Lo abbiamo visto quando Ignazio Marino provò a mettere mano su cose davvero piccole e si ritrovò contro tutta la macchina del fango scatenata dall’informazione. Al punto che scomodarono persino il Papa pur di farlo fuori. Una cosa che provocò il disgusto anche in chi come me verso il personaggio e il suo partito non ha mai avuto simpatia.

Pensare che, con queste premesse, la Raggi potesse risolvere problemi strutturali è da sventati esattamente come attendersi novità dai candidati delle prossime elezioni. Pensare che chiunque vincerà le prossime elezioni, se il candidato di centrodestra o di centrosinistra, Roma tornerà Caput Mundi è una truffa bella e buona. Per descrivere le fortune del Movimento 5 Stelle dei tempi d’oro si è sempre fatto ricorso alla logora – e diciamo anche un po’ scema – parabola del medico e del mago. Nel tentativo di dare a bere l’idea che chi votava i vecchi politici allora credeva nella scienza mentre chi votava quelli nuovi, allora è uno che cura il cancro col bicarbonato. E si dimentica che, a proposito di cancro, nessun malato incurabile, sapendo che c’è un medico in grado di guarirlo, andrebbe mai da un mago. Da cui si va, invece, solo se non si ha altra alternativa e si dice, come dalle mie parti “Vabbè, morto per morto, niente tenevo e niente tengo”. Non è ovviamente una buona ragione per tollerare i maghi che, a tal proposito, prosperano sulla frustrazione e sulle disgrazie della gente. Ma quando un abbaglio è collettivo, al punto da coinvolgere 461.000 persone a Roma e undici milioni in tutta Italia, non ce la si può cavare dicendo “Gli italiani sono impazziti, hanno perduto la fiducia nella scienza e nella competenza”. Andrebbe spiegato a chi crede pecorescamente ai virologi mediatici che essere scienziati e competenti non è garanzia di buon governo, buona amministrazione e soprattutto buone intenzioni. E Roma, purtroppo, lo dice la realtà empirica come appare ad un osservatore esterno ma lo dicono anche la stragrande maggioranza dei romani, è una città tenuta e governata malissimo. Lo dicono oggi ma lo dicevano anche prima. Secondo voi la colpa è più di cinque anni di Raggi o di settant’anni di amministrazioni che hanno pensato solo agli interessi delle proprie segreterie?

Dai sondaggi, dicevamo, pare che la Raggi andrà a casa e la cosa non può che far piacere a chi non l’ha mai tollerata. Ma guai a credere che “il ritorno all’antico sarà un progresso”. Perché se c’è poco da salvare dell’amministrazione Raggi, non c’è davvero niente che possa indurre un romano di buonsenso a rimpiangere le esperienze precedenti. Roma e l’Italia andrebbero rifatte dalla testa ai piedi, rivoltate come un calzino. Qualcosa che non è minimamente fattibile con la disposizione istituzionale e costituzionale di ora.
Se i partiti tradizionali si illudono che il nostalgismo reazionario sia un cavallo vincente, forse non sanno che la nostalgia non è che l’illusione che l’aceto dopo vent’anni diventi vino.
Di solito, viene disillusa al primo riassaggio.

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FRANCO MARINO

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