Il Detonatore

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MIMMO LUCANO CONDANNATO PER ESSERE VITTIMIZZATO E POI BEATIFICATO (di Franco Marino)

Una tattica molto usata quando si vuole sostenere una tesi palesemente sbagliata e farla apparire giusta è di sostenere la tesi opposta, quella giusta, ma in maniera totalmente sbagliata, così da accreditare quella sbagliata. Se un giudice condannasse una vecchietta perché ha rubato al supermercato, applicherebbe la legge. E nessuno potrebbe in alcun modo protestare. Ma se le desse l’ergastolo, applicherebbe una pena non contemplata dal codice penale e l’opinione pubblica simpatizzerebbe con la vecchietta.

Quando ho letto la notizia della condanna di Mimmo Lucano a 13 anni per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ho pensato subito alla vecchietta. E intendiamoci bene, Mimmo Lucano non è una vecchietta. Premettendo che non ho visto le carte processuali; che non si conoscono le motivazioni della sentenza; che quello sia stato il reato per il quale è stato condannato e che i media non stiano nascondendo una parte della notizia – cosa che non credo (viceversa si saprebbe) – il dato di fatto è che ha commesso un reato grave e la condanna è ineccepibile. Ma la pena massima per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è di sette anni. Se una condanna supera il massimo della pena prevista dal codice, stiamo parlando tecnicamente di “sentenza illegale”.
La cosa è confermata dalle reazioni dei fessi che simpatizzano per lui. “E che dovremmo dire allora di Dell’Utri assolto per la trattativa?”, dimenticando che non esiste il reato di trattativa con la mafia? “E che dovremmo dire di quelli che abbandonano i cani nelle autostrade?” che non c’entra nulla, ma tanto una baggianata in più, una in meno.
In parole povere, se volete un pronostico per l’appello, Mimmo Lucano verrà assolto a furor di popolo.

Sul tema dell’immigrazione clandestina non ho intenzione di esprimermi più di tanto. La questione è semplice: chi favorisce l’ingresso di clandestini in un territorio e, per giunta, lo fa in un periodo in cui mezza Italia è sottoposta a restrizioni, di fatto è un criminale e un folle. Mimmo Lucano può avere tutte le ragioni morali di questo mondo. Ma il diritto e il buonsenso dicono che accogliere clandestini nel periodo più difficile della storia di questo paese, in un momento in cui imprese chiudono, lavoratori perdono il posto di lavoro, è una palese provocazione.
Mi interessa semmai cercare di capire, dal momento che molti – ma solo quando fa comodo a loro – parlano di giustizia da riformare, come sia possibile che un giudice possa emettere una sentenza tecnicamente illegale senza che nessuno lo rimuova da lì. E il discorso, che si applica sia a Mimmo Lucano, sia ai tangentari, è sempre lo stesso: la magistratura in questo paese è troppo potente e nessuno può toccarla senza correre il rischio di prendersi una scossa fatale.
Quando negli anni passati si criticavano le sentenze a Berlusconi, ci si sentiva rispondere che “la magistratura non va toccata nella sua indipendenza” e che “le sentenze si rispettano”. E il risultato è proprio questo: che oggi si può emettere una sentenza illegale e non risponderne davanti a nessuno. Il problema è insolubile. Perché riformare davvero la giustizia, per come è strutturata la nostra Costituzione, è semplicemente impossibile.
Spiego. In quasi tutti i paesi del mondo, la magistratura – che certamente bla bla bla è indipendente ed esistono bla bla bla mille guarentigie (puramente formali) che tutelano l’indipendenza dei giudici – è sottoposta in realtà ad una serie di controlli da parte del potere per impedire che possa mettere sotto ricatto la politica. In Francia, la magistratura risponde all’esecutivo. In Spagna e in Germania risponde al potere legislativo. In Gran Bretagna idem. Negli Stati Uniti, per non farsi mancare nulla, i procuratori vengono eletti dal popolo e rispondono al potere esecutivo.
Tradotto: l’indipendenza esclusiva della magistratura è una stortura puramente italiana alla base non solo di Tangentopoli che, presentata come inchiesta del tutto autonoma e spontanea, in realtà fu una manovra dei servizi segreti americani ma anche di sentenze palesemente illegali come quella a carico di Mimmo Lucano. Alla cui autenticità giuridica io non credo ma è un’altra storia. E’ ridicolo che gli stessi che hanno applaudito le monetine a Craxi, le carcerazioni preventive di Tangentopoli e di tantissimi altri processi, le fughe di notizie dalle procure, adesso si lamentino della sua condanna. Non ci si può porre il problema della giustizia solo quando ci fa comodo. Se la giustizia va riformata – e che vada riformata ormai è un’ovvietà – o si affronta la questione a 360 gradi oppure le motivazioni che vi portano a voler riformare la giustizia sono palesemente disoneste perché quando si ponevano per persone sgradite ai media ufficiali, la giustizia piaceva così com’era, quando a finire nel mirino è uno dei beniamini, ecco l’indignazione morale. E sia chiaro, è un problema di destra e sinistra, non solo della sinistra. La destra ha esultato per le condanne della sinistra esattamente come la sinistra esultava a quelle a carico della destra, non rendendosi conto di contribuire alla distruzione della credibilità della giustizia. Le sentenze invece, quando sbagliate, vanno criticate tutte. Anche quando si tratta di persone che, se dipendesse dal gradimento personale, le sbatteremmo all’ergastolo per il semplice fatto di esistere.

Riformare il sistema giudiziario italiano richiede un’altra Costituzione. Quella attuale, scritta dai vincitori della seconda guerra mondiale per rendere ingovernabile questo paese, ha previsto l’onnipotenza della magistratura. E infatti, tutti i politici più importanti di questo paese sono caduti nel tentativo di riformarla in senso presidenziale. La nuova Costituzione – che non ci sarà mai, se non con una rivoluzione (e torniamo al solito punto) – deve prevedere una giustizia sottoposta al potere esecutivo o al Parlamento come in tutti i paesi davvero sovrani dove la giustizia non ha il potere di interferire con le leggi ma solo di sentenziare quando e perché è stata violata una norma. In Italia, invece, dove la magistratura ha un potere praticamente assoluto, di vita o di morte sulle classi politiche, abbiamo una giustizia lenta, politicizzata e che emette sentenze illegali.
E il problema di una giustizia fuori controllo non è solo di Berlusconi quando va a donne più o meno allegre o dei tangentari. E’ anche dei Mimmi Lucani che, pur rimanendo dei delinquenti, comunque vengono condannati a sentenze palesemente illegali che li trasformano in eroi e martiri agli occhi dei loro sprovveduti sostenitori.

Mimmo Lucano verrà sicuramente assolto in appello e assisteremo alla sua beatificazione post sententiam. Il solito Truman Show a cui assistiamo, da ottant’anni, in questo paese.

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FRANCO MARINO

4 commenti su “MIMMO LUCANO CONDANNATO PER ESSERE VITTIMIZZATO E POI BEATIFICATO (di Franco Marino)

  1. Ti do’ ragione al 1000%, salvo che hai contemplato solo il reato di favoreggiamento di immigrazione clandestina, mentre ci sono altri reati , tipo abuso d’ufficio, peculato e non so quali altri ancora. I 13 anni comminati sono la semplice somma aritmetica delle pene previste per i singoli reati. In appello dovrebbero derubricante alcuni….

  2. Come sempre ti leggo con piacere, e pur concordando con quello che il tuo post vuobe infine dire in merito alla giustizia, devocontradirti. Il reato di favoreggiamento dell’immigrazione è stato non riconosciuto, ma la pena inflitta non è che la sommatoria delle pene previste per altri 13 capi d’accusa, tra cui concussione, favoreggiamento, danno erariale, etc.

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