Il Detonatore

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L’ENNESIMO INGANNO DELLA DITTATURA: LA DISOBBEDIENZA CIVILE (di Franco Marino)

Da molto tempo non ho più voglia di interrogarmi se un dissidente sia sincero o no. Intanto perché al dissidente, giustamente, non interesserebbe nulla. Se un Franco Marino qualsiasi dubita di un personaggio assurto agli onori della fama, questi potrebbe tranquillamente rispondere “Io intanto sto qui e tu? Chi sei?”. E avrebbe ragione. Inoltre, non potendo provare i miei sospetti, rimarrebbe un puro e semplice chiacchiericcio che indignerà i tifosi che lo hanno scelto come capo ultrà – in quel caso esponendosi al linciaggio della curva – e rovinerà i rapporti personali con quella persona che magari potrebbe anche essere sincera.

E’ con questo presupposto che approccio la figura di Nunzia Alessandra (Nandra) Schilirò, vicequestore di Polizia. Di cui alcuni su whatsapp mi hanno chiesto un parere. Chiedendomi se sia sincera o se non sia l’ennesimo contenitore del malcontento calato dal sistema per rabbonire i dissidenti codardi. Ed è una domanda alla quale, proprio per la premessa di cui sopra, non ho interesse a rispondere. Non mi va di dover sopportare le reazioni scomposte di chi l’ha già eletta come Giovanna D’Arco 2.0 né voglio fidarmi a tutti i costi di una poliziotta di alto lignaggio che ha semplicemente detto le uniche cose sensate che qualsiasi persona con un briciolo di dignità direbbe. Ma che non bastano a ritenerla “una di noi”. D’altra parte, i sospetti sono autorizzati dalle sue apparizioni di qualche mese fa presso i media ufficiali per pubblicare un suo romanzo, da Maurizio Costanzo – non proprio un giornalista antisistema – o anche dalle sue presenze su Byoblu, canale che ha dato un fattivo contributo alla fioritura del bluff pentastellato e di cui, anche se so di deludere qualche lettore, non ho grande fiducia. Insomma, chi si aspetta che la Schilirò sia una figura saltata fuori per caso, temo che abbia più elementi per pensare il contrario. Ma va bene, aspetteremo e valuteremo.
Mi interessa semmai smontare l’ennesima illusione di un’uscita pacifica da questa oscena e orrenda situazione. A partire da un concetto che sento nominare sempre più spesso: la disobbedienza civile.

Quando si vuole inquinare la comprensione di un concetto, occorre manipolare il significato delle tassonomie ad esso correlate. Il termine “disobbedienza civile”, nel naso di alcuni fa sorgere un rilassante odore di lavanda mentre quello di “violenza” tradisce l’acre puzzo del sangue. Ma l’etimologia delle parole, che mai tradisce, ci dice che disobbedire è per eccellenza un’azione incivile. Se una società si dà delle regole e tu istighi alla disobbedienza, in sovrappiù in forza dell’arma cui appartieni, di fatto ti poni al di fuori di questa società, dimostrando di essere “incivile” nel senso etimologico della parola. Se però si tributa al concetto di inciviltà una negatività a priori, si fa puro moralismo.
Confondere le acque serve ad inoculare il pregiudizio – falso ed antistorico – dell’inciviltà della violenza, ignorando che la democrazia stessa nasce in violazione dell’ordine precedente e si può mantenere solo se si fa violenza contro chi vuole sovvertirlo. Chi lo nega, non sa letteralmente di cosa parla.
“Disobbedienza civile” è una contraddizione in termini, un modo per dire e non dire. Insomma, un gioco di parole.

L’altro equivoco è che la violenza sia necessariamente qualcosa di fisico e cioè “Io vengo da te, ti picchio, ti stupro, ti torturo e poi ti ammazzo”. Ma l’etimologia della parola “violenza” non indica questo. Infatti si parla di “violenza psicologica” o “violenza fisica” proprio perché la parola “violenza” da sola ci dice solo che violiamo qualcosa ma non le modalità o le finalità.
Quando dico che l’unica cosa che salverebbe questo paese è una rivoluzione violenta, prendo sempre ad esempio la denazificazione tedesca che di fatto costrinse milioni di tedeschi ad una sorta, si direbbe oggi, di greenpass che certificasse il loro ruolo nell’ascesa del nazismo. A quasi nessuno di coloro che collaborarono al nazismo fu torto un capello. Semplicemente, chi sostenne il nazismo con ruoli di primo piano fu praticamente escluso dalla società civile e gli fu vietato qualsiasi lavoro nei pubblici uffici e qualsiasi ruolo che non fosse quello di sottoposto. Tutti costoro furono mandati a ricostruire l’economia tedesca uscita distrutta dalla guerra. In Italia tutto ciò si concreterebbe nel costringere i vari personaggi pubblici e privati che negli spazi digitali e fisici hanno sostenuto la dittatura sanitaria a perdere tutti i beni e i risparmi che hanno accumulato, ridistribuirli a coloro che hanno resistito e condannarli a non poter mai più fare il lavoro che facevano prima. Tutto questo implicherebbe violenza perché viola le leggi che impedirebbero quanto sopra, anche se non prevede sangue. Ma che fu alla base del ritorno alla democrazia in Germania.

L’idea stessa di limitarsi a non obbedire le leggi è semplicemente folle. In primo luogo perché lo stato, avendo il controllo diretto e indiretto di tutti i gangli su cui si sviluppa il suo potere, può multare, imprigionare un dissidente attraverso le leggi oppure calunniarlo e ucciderlo attraverso i servizi segreti. Fino a ricondurre alla ragione il dissidente non violento, magari dopo averlo mandato sul lastrico. So che adesso mi citerete Gandhi. Il quale però aveva l’appoggio di una borghesia e di paesi stranieri pronti ad intervenire con le maniere forti se la “non-violenza” (parola che non significa nulla) fosse fallita. Chi descrive Gandhi come un soave pacifista, rischia di prendere una cantonata.
In secondo luogo perché la disobbedienza civile prevede anche che il disobbediente venga soccorso sottobanco dai rivoluzionari pronti ad aiutarlo a sopravvivere alle conseguenze. Una cosa di fattibile solo in presenza di una solidissima organizzazione come quella di Gandhi.
E sia detto per inciso, l’India è sempre lo stesso sistema castale, misogino, incivile e sporco che era da millenni prima del Mahatma e che sarà per altri millenni dopo lui.

Se mancano queste condizioni, la “disobbedienza civile” è solo un semplice calmante, suggerito dall’alto per assopire gli istinti di un’ampia fetta di popolazione, stanca di questa situazione e tuttavia non ancora consapevole di dover rischiare la propria libertà e la propria vita per uscirne. Ed in senso classico. Cioè affrontando conflitti e compiendo azioni che troveremmo assai poco morali. Cosa che saremmo disposti a fare se un malvivente cercasse di fare del male a noi e ai nostri cari e nel contempo sapessimo di non poter contare su uno stato che ci difenda.
La poliziotta Nunzia Alessandra Schilirò, in buonafede o meno, è solo l’anestetico di una rabbia che darà frutti solo se chi detiene il potere verrà rimosso. Il nostro paese è affetto da un cancro, per definizione mortale. La chemioterapia è una cura terribile per il carico di sofferenze che provoca ma, ad oggi, è l’unica che fa intravedere una speranza di salvezza nel malato. Che viceversa avrebbe la certezza di morire di lì a poco.

Non può esistere nessuna disobbedienza civile perché la disobbedienza è, per principio e definizione, incivile: ci si dichiara al di fuori dalle regole che una civiltà decide di darsi. E non c’è alcun modo di uscire da questa situazione in maniera non violenta. Perché se una civiltà – in quanto tale fatta da regole – viene saccheggiata dalle istituzioni che, invece di farle rispettare, le violano e dunque usano violenza, la reazione non si chiama violenza ma legittima difesa. Anche se comporta spargimenti di sangue. Se qualcuno viene a casa vostra e cerca di ammazzarvi, è lui il violento, non voi che vi difendete.
Non fatevi fregare. Il principio di fondo resta sempre quello che vi ripeto da anni. Non se ne andranno con le buone. E non significa istigare alla violenza o a delinquere. I violenti e delinquenti sono loro. Noi ci stiamo solo difendendo. E difendersi con l’uso della forza da chi vuole distruggere le regole del vivere civile non è violenza ma è esattamente l’unica cosa che può salvare una democrazia liberale.
Se pensate che questi siano criminali, sappiate che quando i criminali occupano le istituzioni, da lì se ne vanno solo con la forza. Oppure per voi non sono criminali e a quel punto trovate tutto normale quel che sta accadendo.
A voi l’ardua sentenza. Ma assumetevene una buona volta la responsabilità.

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FRANCO MARINO

2 commenti su “L’ENNESIMO INGANNO DELLA DITTATURA: LA DISOBBEDIENZA CIVILE (di Franco Marino)

  1. È sacrosanto, quello che hai esposto.
    E, effettivamente, è difficile esporsi in prima persona, se non hai il culo protetto.
    Se non per te, almeno per i tuoi affetti.
    Perché è lì,dove colpiranno, sapendo di fare male..

  2. Intanto se non fosse per Byoblu molti medici come la Bolgan rimarrebbero degli iluusrti sconosciuti, vedremo se il canale tv riuscirà a far salire al potere costoro, e sarà cosa buona. Per quanto riguarda la Nunzia agente infiltato: male che vada abbiamo ammirato parole belle emesse da una bella donna. Almeno non sono i tempi di faccia da mostro e neofakefascisti brutti che si facevano sentire a suon di bombe.

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