Il Detonatore

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LA COMUNICAZIONE DI BURIONI E LA CENSURA DI LINO BANFI: CRONACHE DI UN PAESE DI MATTI (di Franco Marino)

C’era un tempo in cui sui social gradivo molto interloquire con personaggi pubblici. Con qualcuno ne nascevano bei dibattiti. Una su tutti, Rita Dalla Chiesa. Una donna molto dolce ed educata, molto materna, salvo quando si parla di animali. Lì contraddirla significa accarezzare il ronzino contropelo. Altri invece, nomi insospettabili, mi hanno bannato. E non perchè io li avessi insultati ma perchè opponevo alle loro argomentazioni, dati che li smentivano. Ma lo facevo con tutta l’educazione di cui fossi capace.
Ban dopo ban, col tempo mi resi conto che non avevo a che fare con persone normali che, dismessi i panni di VIP, si mettevano in pantofole e discutevano. E sia chiaro, di VIP così ce ne sono ma stranamente detestano i social. I VIP che invece mi bannavano, portavano nei loro post il peso della loro immagine pubblica. Della cui gestione, spesso, si occupano agenzie di comunicazione che usano la loro fama come schermo. I cosiddetti “social media manager”. Fu così che smisi di frequentare quelle pagine.

E’ con questo presupposto che bisogna valutare quali siano gli scopi della comunicazione di un personaggio pubblico. Non bisogna pensare di avere a che fare con una persona che porta se stessa sui social, ma con un personaggio che è lì per vendere qualcosa. Di suo. Delle sue agenzie di comunicazione. Del potere politico di cui sono in quota.
E col covid ovviamente la cosa si è accentuata. Non bisogna pensare che tutti i VIP la pensino allo stesso modo. Senza arrivare a Alessandro Meluzzi che ha detto che nelle alte sfere non fanno il vaccino, senza portare alcuna prova se non la sua testimonianza, moltissimi VIP una volta spente le telecamere sulla questione vaccinale sono tutt’altro che coesi. Uno di questi era Gigi Proietti, tanto per dirne una. Lo stesso Paolo Mieli, qualche sera fa, ha svelato che nel giornalismo non tutti sono compatti nell’approvazione dei metodi con cui gli integralisti del vaccinismo stanno portando avanti il dibattito.
La premessa di cui sopra serve a rispondere a chi mi chiede di valutare il tipo di comunicazione dei virologi mediatici, da Burioni a Bassetti. Alcune persone che mi leggono, non affini ideologicamente a questo giornale ma che pur tuttavia lo ritengono meritevole di essere letto, ingenuamente si stupiscono perchè sostengono che la comunicazione di questi personaggi sia semplicemente suicida perchè, dicono, “comunicare così non è certo il modo migliore per convincere i no-vax”. Cosa verissima se a praticare questa comunicazione fosse qualcuno che non ha agenzie di comunicazione alle spalle. Ma poichè non è così, poichè questi signori hanno tutti chi più chi meno una figura professionale definita Social Media Manager – e anzi, in alcuni casi, hanno un vero e proprio staff – è del tutto impensabile che non sappiano che una comunicazione così aggressiva generi il risultato opposto. E quando una spiegazione è assurda, spesso la spiegazione è un’altra.
Il vero obiettivo di questi signori è di contribuire a creare due fronti che si odiano, che siano pronti a scannarsi gli uni contro gli altri, gettando le premesse per una guerra civile. La loro comunicazione non è mirata a convincere gli indecisi ma a radicalizzare chi già la pensa in un certo modo. Alternando il disprezzo verso il negazionista di turno e regalando una carezzina al fan di turno che, convinto di aver avuto accesso all’olimpo dei saggi, trionfante dirà ai suoi amici “Hey, Burioni ha messo like ad un mio post. Da oggi sono laureato in medicina”. Non importa se siano o meno eterodiretti da qualche potere politico o finanziario. Loro sono convinti che questa sia la strada giusta e continueranno a praticarla. Comunicare con i VIP è totalmente inutile. Non illudetevi di avere a che fare con gente disposta a darvi importanza. Non smettono di essere VIP e dunque strumenti del sistema solo perchè qualche volta vi rispondono sulle loro pagine, senza contare che potrebbero persino non essere loro a rispondervi.

La comunicazione in questo paese non è più tale. E’ propaganda. E’ violenza verbale e tra poco pure fisica. Penetra nelle famiglie, lacera rapporti parentali, amicizie ventennali. Nei talk-show ormai si assiste ad autentici pollai che minano nel profondo le più elementari regole della buona educazione, con continue esortazioni a praticare violenze psicologiche e tra poco fisiche a coloro che non vogliono vaccinarsi. Ah già, ma il problema è Lino Banfi che dice “porca puttena”. Una sua popolarissima esclamazione che pronunzia da cinquant’anni e su cui il Moige si è sentita in dovere di intervenire, chissà forse perchè si è scoperto che Erika mentre in quel di Novi Ligure massacrava la madre e il fratellino si trasformava nel Commissario Lo Gatto e urlava “Io lo sento che prima o poi succederà qualcosa che mi porterà sulle prime pegine di tutti i giorneli”
Cronache di un paese che ha divorziato dalla realtà.

FRANCO MARINO

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4 commenti su “LA COMUNICAZIONE DI BURIONI E LA CENSURA DI LINO BANFI: CRONACHE DI UN PAESE DI MATTI (di Franco Marino)

  1. È la fine del nostro paese…
    Mi domando, perché non lavorano, invece di stare in TV…in fondo li paghiamo, per curare e/o fare ricerca.
    Invece no, stanno lì a blaterare, e si lamentano delle minacce
    Andare a lavorare no eh!!

  2. Grande Lino Banfi non solo come attore ma da persona perbene, onesta che cerca sempre di entrare in empatia con gli altri. Solidarietà piena a Lino Banfi mentre vorrei ricordare a certi genitori che il linguaggio scurrile e violento va ricercato nell’intero palinsesto televisivo di scarsa qualità nonché nella rete dove circola di tutto. Infine ci sono famiglie che si esprimono molto peggio.

    1. Lino Banfi sono cresciuto con i suoi film mi spiace Maestro x il male subito da queste malelingue, le mie parole sono queste ‘sei UN GRANDE ciao Porca puttena 😂👍❤️

  3. Lino Banfi sono cresciuto con i suoi film mi spiace Maestro x il male subito da queste malelingue, le mie parole sono queste ‘sei UN GRANDE ciao Porca puttena 😂👍❤️

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