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PERCHE’ I NON VACCINATI SARANNO I NUOVI EBREI (di Franco Marino)

Uno degli errori più comuni è quello di vivere in un periodo unico e irripetibile della storia. Fu questo gigantesco equivoco a far scrivere a Fukuyama che la storia fosse finita. Per cui molti credono che gli ebrei abbiano goduto sempre del rispetto e della stima di cui godono oggi. Che certe cose che oggi troviamo assurde, lo fossero al tempo in cui sono accadute.
In realtà, se si va a ritroso nella storia, si scopre che tutta l’intelligentia prenazionalsocialista, a partire dalla stessa filosofia tedesca, sugli ebrei dice cose che farebbero impallidire Hitler, che anzi probabilmente si ispirò a tutta quella branca per autorevolizzare il proprio antisemitismo. Il punto è che, secondo l’opinione comune del tempo, gli ebrei erano un problema. Erano pericolosi e dunque andavano emarginati.

Il paragone tra non vaccinati ed ebrei e dunque tra l’attuale dittatura sanitaria e il nazismo sta andando molto per la maggiore. E al di là dell’artifizio dialettico di accostarli per denunziare le pulsioni autoritarie che come nuvole si addensano all’orizzonte, il paragone potrebbe in effetti apparire forzato se non fosse che, in realtà, i non vaccinati sono soltanto l’ennesima declinazione della razza degli apoti, per dirla con Prezzolini, cioè quelli che non la bevono.
Una nazione non nasce soltanto per elementi etnici ma anche per un comune spirito morale. Gli inglesi che abbandonarono la madrepatria, trattati come paria, non erano diversi dagli inglesi rimasti in patria sul piano etnico, linguistico e culturale. Ma se, successivamente, fondarono gli Stati Uniti – che hanno pochi elementi etnici e culturali che li uniscano – riuscendo a costituire a tutti gli effetti una nazione, ciò è stato possibile in quanto erano uniti da qualcosa che è più importante dell’elemento etnico: una comune morale, spesso discutibile nel popolo americano, ma fortemente presente ed influente, nel registrare i fatti del mondo e nell’interpretarli al fine di definire la propria politica estera.
Analogamente, ritenere gli apoti una nazione, alla luce di quanto sopra, non è strano nè assurdo. Perchè gli apoti sono una razza e una cultura a parte. Non allineandosi acriticamente ad ogni cosa che dice il governo, di fatto costituiscono una razza, anzi una specie completamente diversa da coloro che, invece, scelgono di credere a tutto. E questa razza, in questi anni, si è vista stringere al collo dalla tirannia finanziaria – che negli ultimi mesi si è declinata in tirannia sanitaria – la corda del politicamente, sessualmente, finanziariamente e medicalmente corretto.
La diatriba vaccino-sì vaccino-no è solo la fase, forse finale e decisiva, di una lunga operazione di diffamazione del dissenso che nasce a monte. I non vaccinati di oggi sono gli antieuropeisti di ieri, definiti sovranisti psichici. Sono gli anti-antifascisti dell’altro ieri, definiti fascisti. Per ogni categoria dissidente, c’è una definizione diffamante. Solo che era difficile, anche per la vasta eterogeneità di ogni gruppo di dissenso, trovare un pretesto che lo identificasse in blocco, per poi soffocarlo compattamente.
Il covid ha costituito il pretesto per creare, finalmente, gli ebrei 2.0 con cui prendersela: i non-vaccinati. E non deve sorprendere perchè è una costante di ogni regime, quando occorre regolare dei conti, scegliere di categorizzare un gruppo di persone. Per rendere riconoscibile il “nemico”. Perchè l’odio funziona come meccanismo di prossimità. Odiamo chi è visibile, chi possiamo toccare, chi possiamo perseguitare, chi può essere bersagliabile dalla nostra adrenalina. Non perdiate tempo a spiegare che la colpa di questa crisi sia dei giochini di qualche finanziere oltreoceano. O della Cina. Nessuno spreca energie mentali e fisiche per unirsi alla lotta contro un nemico lontano diecimila chilometri. Dovete trovargliene uno visibile, a portata di mano, di pugnale, di gas.

Questo è esattamente ciò che chi irride il collegamento tra nazismo e sanitarismo non riesce a comprendere. Quando un popolo come quello ebraico riesce a farsi odiare da interi popoli, questo non giustifica certo il genocidio ma certamente autorizza lo storico più o meno professionista a porsi delle domande: e in tal senso la mia risposta, di storico che professionista non lo è per niente ma non per questo rinuncia a chiedersi il perchè delle cose, è sempre stata molto convinta: gli ebrei sono “colpevoli” di avere una solida identità alla quale non rinunciano. Mai.
Avendo conosciuto molti ebrei e onorandomi molti di loro della loro amicizia, la prima cosa che noto è che possono parlare con accento romano come la mia amica Daniela, con accento salernitano come la mia amica Carlotta, avere un delizioso accento livornese come il mio amico Raffaele: ma rimangono sempre e comunque anzitutto ebrei, dentro. Pur ritenendosi ed essendo italianissimi ed anzi, alcuni di loro, persino rivendicandolo con orgoglio. E’ un po’ l’equivalente di quello che Croce, col suo “non possiamo non dirci cristiani”, tentò di far capire a molti integralisti del laicismo. Così come si può essere atei di fede ma cristiani di morale e dunque anche un ateo in realtà è imbevuto di morale cristiana, gli ebrei non possono non dirsi ebrei, anche quando atei. Solo che i cristiani non se ne rendono conto, gli ebrei sì. Ed è la loro forza. Qualche volta anche la loro debolezza. Perchè quando la devastante crisi del 1929 si abbattè sulla Germania, sebbene fosse una scemenza prendersela con l’intero popolo ebraico – la finanza era fatta anzitutto da banchieri protestanti, la finanza ebraica era una minoranza, senza contare che moltissimi ebrei cittadini comuni erano morti per la Germania durante la prima guerra mondiale – la scelta di Hitler di prendersela in massa con gli ebrei aveva una sua ratio: gli ebrei erano riconoscibili. Perchè prendersela con gli speculatori di Wall Street che avevano dapprima gonfiato l’economia tedesca fingendo di aiutarla a riprendersi per poi tagliargli i viveri, non sarebbe stato capito dal popolo tedesco. Invece, con gli ebrei era facile perchè erano lì. Occupavano molti spazi della società. Erano il nemico perfetto. Come gli apoti, non vaccinati, sovranisti, antisistema. E tutto il mainstream incanalò l’odio verso di loro perchè facilmente colpevolizzabili di quanto accaduto. Hitler passò solo alla cassa, sfruttando un capitale di odio che era pronto soltanto ad essere investito.
Agli apoti sta accadendo lo stesso. Hanno un’identità, forse confusa, ancora da definire, ma che, proprio come per gli Stati Uniti, è prima ancora morale che etnica, religiosa o culturale. Ho spesso la percezione, ritenendomi parte del “popolo apota”, di essere antropologicamente diverso dagli altri. Non sto dicendo nel bene o nel male. Diverso. Dunque un’identità. Che, come spesso accade nei momenti della persecuzione, inizialmente è embrionale e poi si solidifica. Anche perchè l’elemento più solidificante di un’identità è il senso di estraneità. Si è prima ancora stranieri rispetto ai francesi, agli inglesi, agli spagnoli, poi si diventa italiani. E’ come quando alcuni gruppi si saldano proprio grazie alla presenza di un corpo estraneo da espellere: un fenomeno che come frequentatore di gruppi fisici e digitali, ho visto un’infinità di volte: arriva l’individuo estraneo e il gruppo si cementa sulla sua persecuzione. Analogamente, è come se si stesse delineando, presso noi apoti, una nazione morale prima ancora che etnica. Ed è questa nazione morale ad essere finita nel mirino dell’altra nazione morale.

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E’ per questo che il paragone tra ebrei e non vaccinati, dunque apoti, è azzeccatissimo. E’ tempo di fare redistribuzione di risorse, perchè ce ne sono sempre di meno. E c’è, dunque, bisogno di qualche “ebreo” da gasare.
I non vaccinati sono perfetti come nuovi ebrei. Esattamente come erano perfetti gli ebrei originari negli anni Trenta. Anzi, delegittimando la loro identità a cui riferirsi, presto si farà l’ulteriore e forse definitiva scoperta: un uomo senza identità è assai più facile da sopprimere senza venire ricordato. Proprio come avveniva con gli ebrei, di cui si è sovente messa in discussione perfino la loro reale essenza. E’ per questo che in questi anni si è fatto di tutto per cancellare le identità. Quelli di troppo, quando non hanno identità, sono facilissimi da sopprimere.
L’idea dello sterminio nacque quando persone comuni cominciarono a pensare o semplicemente a tollerare che altre persone non avessero pari diritti e pari dignità. Anche grazie a scienziati come i tantissimi che autorizzarono gli esperimenti scientifici sugli internati ad Auschwitz e negli altri campi di concentramento. Che peraltro pare che siano già in allestimento per i malati di Covid.
Il resto fu solo una conseguenza. Sta accadendo di nuovo. E ne usciremo solo se ci costituiremo come nazione a parte, preparandoci a combattere.
Oggi come oggi, perseguitarci è gratuito. E noi apoti non dobbiamo più consentirlo.

FRANCO MARINO

5 commenti su “PERCHE’ I NON VACCINATI SARANNO I NUOVI EBREI (di Franco Marino)

  1. È quello che pensavo anch’io, siamo i nuovi ebrei del 2021. Ora più che mai dobbiamo combattere tutti uniti per il recupero della nostra identità e per fare valere i nostri diritti.

  2. Articolo perfetto, come sempre esprimi al meglio anche il mio pensiero.. una cosa: “i campi dì concentramento “ cui fai riferimento e di cui ogni tanto appare qualche sparuta notizia con relative foto di case-baracche, sicuro siano per i malati di covid? O non forse per chi ha scelto di non vaccinarsi? A pensar male ……

  3. Ci stiamo arrivando… prepariamoci a tutto il possibile..
    Non sanno più cosa inventarsi ..pur di fare repressione a chi non vuole vaccinarsi..

  4. Ma quali ebrei, nessuno di quei personaggi ha boicottato questi politici sinistri infami e se provi a dire qualcosa arriva l’ebreo o l’amico politico a darti del negazionista o del “nemico del popolo”. Lo stanno facendo da una vita e adesso lo fanno con i vaccini è il comunismo 3.0.

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