Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

INTERVISTA AD UN VERO ANTIFASCISTA (a cura di Franco Marino)

Aldo, professore di filosofia in pensione, è un gagliardissimo vegliardo di 101 anni e mezzo. Salute di ferro, testa lucidissima come non ce ne sono molti ma neanche pochi. Ha un tratto distintivo che ha subito attratto la mia attenzione: lui che è uno che ha fatto la Resistenza, quella vera; che è un partigiano di quelli veri; che ha sparato guardando in faccia il nemico; lui è uno di quelli che oggi si è schierato totalmente e nettamente contro i tiranni della dittatura sanitaria.
Questa intervista è, per me, musica. Perchè viene da uno che l’antifascismo l’ha fatto nei fatti e non a chiacchiere e dunque non è la voce dei sedicenti antifascisti di oggi ma di gente che la ribellione vera l’ha conosciuta in prima persona. Rischiando tutto ciò che aveva.



Aldo come prima cosa: come mai tu eri antifascista?
Tanto per cominciare, io ero un antifascista che tuttavia aveva un certo rispetto per Mussolini. Solo per lui, sia chiaro. E per Gentile, che fece la riforma della scuola, che poi fu una delle pochissime buone cose mai realizzate in centosessanta anni di storia italiana. La moda oggi è che si deve dire male del fascismo sempre e comunque senza mai spiegare perchè un maestro elementare sia riuscito, senza agganci della massoneria, senza avere titoli di studio roboanti, dapprima a diventare un grande giornalista e poi a trascinarsi dietro l’intero paese e, in un primo momento, cattivarsi la simpatia della finanza internazionale. Il perchè, nella sua ovvietà, lo dicono in pochi: essendo che l’alternativa era finire nelle mani del comunismo, l’ascesa di Mussolini conveniva a molti. Da socialista anticomunista, devo riconoscere che il suo ruolo l’ha avuto. Poi ci sono i motivi per dirne male e sono tantissimi. Il sistema di potere schifoso e corrotto che aveva impiantato nel paese, sul quale lui peraltro aveva un controllo molto relativo, le libertà sottratte agli italiani, le leggi razziali, la sciagurata alleanza con Hitler, i beni confiscati a chi non era d’accordo, il controllo militare dei mezzi di informazione, la propaganda a gettito continuo. E dulcis in fundo, il fatto che ci abbia trascinato in una guerra che non potevamo vincere, cosa che era apparsa chiarissima persino ad un giovane signor nessuno come me e che di fatto ci ha fatto passare da un padrone chiaro e palese, ad un altro ben più aggressivo ma nascosto che ci ha riempito di basi militari e di debiti che stiamo pagando oggi. Detto ciò, inutile raccontarci frottole. Quei pochi elementi di modernità nel paese noi li dobbiamo al fascismo. Una modernità incidentale, non programmatica. Il fascismo non sarebbe durato a lungo neanche in caso di vittoria.

Com’era la vita ai tempi del fascismo?
Se escludiamo le parate, il sabato fascista e cose di questo tipo, era una vita normale. Per giunta molto ovattata rispetto a quella dei giovani di oggi. Non è che passavamo il tempo a parlare di politica e di Mussolini. A quei tempi poi telefonini e computer ovviamente non esistevano e dunque l’opinione dei singoli rimaneva confinata nelle nostre stanze. Al cinematografo venivano proiettate continuamente pubblicità propagandistiche del fascismo ma non è che ci andassi spesso. E poi, in generale, di ciò che pensava Aldo da San Giorgio a Cremano, non fregava niente a nessuno. Nè avevamo occasione di informarci più di tanto. Della gran parte di tutte le nefandezze che ci avevano raccontato, noi venimmo a sapere dopo, a guerra conclusa. E personalmente, mentre ho gioito della fine del fascismo, ho sempre pensato dal giorno dopo che eravamo passati dalla padella alla brace.

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Quale è stata la molla che ti ha fatto diventare partigiano?
Ti deluderò sul piano morale ma è stato l’interesse personale. Che è poi l’unica molla che può innescare la resistenza al regime sanitario. Il mio interesse diceva che non avevo alcuna voglia di andare a combattere per una guerra che io sapevo benissimo che avremmo perso, come poi avvenne. Quando mi fu fatto capire che dovevo andare al fronte, semplicemente disertai e mi diedi ad una sostanziale latitanza. Non avevamo alcuna speranza di poter battere nemici come gli USA e l’URSS pronti ad intervenire e del cui ingresso in guerra, che avvenne solo successivamente, io personalmente fui sicuro sin dal primo momento. Non avevo nulla da perdere, mio padre e mia madre erano morti in pochi mesi, non avevo una fidanzata, un figlio, nulla. La mia famiglia erano i miei compagni di lotta. Tutti noi eravamo animati non soltanto da un vago ideale di libertà (a quell’età che vuoi capire di certe cose?) ma da una disperazione che ci rendeva impossibile accettare un destino da carne da macello. In ballo non c’era solo la nostra vita ma la speranza di una vita in cui potessimo essere qualcosa di più che soldati da sacrificare in nome di un impero per il quale noi italiani non eravamo minimamente attrezzati. Lo stesso interesse personale deve animare la rivolta al regime di oggi. Le persone devono capire che la ribellione alle ingiustizie non è solo un fatto di ideali ma di interessi. Se ti metti in casa un delinquente, anche se all’inizio non ti ruba l’argenteria, lo farà poi.

Come mai oggi un’antifascista come te, ha scelto di stare dall’altra parte?
Perchè gli antifascisti semplicemente oggi non esistono. Gli antifascisti siamo stati noi che abbiamo rischiato il culo affrontando i fascisti frontalmente col rischio che ci sparassero o, che peggio ancora, ci facessero finire in galera togliendoci tutto. E non limitandoci ad urlare slogan senza senso ma facendo cose concrete: tipo sequestrare i familiari di qualche fascista affinchè liberassero qualcuno dei nostri che era stato arrestato o dissequestrassero qualche bene che ci avevano confiscato. Questi sono veri antifascisti. E lo facevamo in un’epoca in cui il fascismo dominava ogni angolo del paese, non come oggi quando del fascismo sono rimasti quatt strunz che manco sanno cosa fosse il fascismo, nè possono saperlo perchè sono tutti morti. Quelli che oggi si atteggiano ad antifascisti è gentaglia che sbandiera una lotta che non è mai stata e non sarà mai loro e che usano per conquistare un consenso che viceversa non avrebbero. La sinistra non esiste più. E forse non è mai esistita. Arrivo a dire che l’unica sinistra che questo paese abbia mai avuto è paradossalmente proprio il fascismo. E forse un po’ l’epopea di Craxi. Per il resto, gli antifascisti sono tutti codardi che il giorno che arrivasse un regime, si metterebbero subito al suo servizio.

Che analogie vedi tra il fascismo di ieri e il totalitarismo sanitario di oggi?
Sono profondamente diversi nel tipo di valori che difendono ma praticamente uguali in quello che conta, cioè nel metodo. Oggi cambiano i valori ma il metodo rimane lo stesso. Non si difende più la razza ariana ma un’indistinta razza, mezza bianca, mezza nera, mezza rossa. Si esalta il miscuglio di radici come se fosse un valore assoluto e nel frattempo si propone la destrutturazione di ogni identità, da quella familiare a quella sessuale. La razza meticcia è la nuova razza ariana. Il ricchione è il nuovo maschio. Deve essere meno maschio possibile, non avere muscoli, mettersi lo smalto sulle unghie. La femminista è la nuova femmina. Non deve fare figli, deve avere le zizze piccole. Cambia solo il tipo di uomo da esaltare e la donna da celebrare e da combattere. Ma i metodi sono sempre gli stessi. Entrambi vengono celebrati da quintali di propaganda proprio come nel Ventennio e tutti devono avere acritica fiducia nel potere. Ed entrambi pensano che siamo in troppi e che un bel po’ di gente vada eliminata.

Tu che quando c’era il fascismo, eri sulla barricata opposta, ti senti responsabile del fatto che oggi la dittatura venga proprio da coloro che ieri davano ad intendere di lottare per la libertà?
Personalmente no. Io ho lottato per ridare la libertà a questo paese e l’ho fatto rischiando la pelle. Nel mio piccolo certo. Ma mi sento con la coscienza a posto. Come un padre che fa di tutto per dare al figlio l’istruzione, le basi per un futuro. Se poi il giovane diventando adulto incontra, strada facendo, chi lo porta sulla cattiva strada e a farlo sono maestri, professori, giornalisti, il padre a quel punto può fare relativamente poco. Io ho 101 anni. Per quanto stia ancora relativamente bene, ogni giorno per me potrebbe essere l’ultimo. Non posso riprendere le armi e andare a sparare ai medici che vogliono costringere a vaccinarci. Lo devono fare i giovani. E non lo fanno. Perchè? Perchè non sono i veri antifascisti che dicono di essere e si torna al discorso di prima. Io ai miei figli, ai miei nipoti e ai miei pronipoti ho insegnato certe cose e, infatti, guardacaso sono tutti incazzati come me, consapevoli che forse è tempo di riprendere certe lotte. Non ho insegnato loro ad usare violenza contro i fascisti ma ad usarla contro CHIUNQUE si proponesse di togliere loro la libertà, fossero fascisti, comunisti, liberali, socialisti, cattolici, musulmani quel che è.
Ho insegnato loro a distinguere tra il fascista che è tale perchè crede che il fascismo difenda l’amore per la patria e per la famiglia e quello semplicemente interessato a prendere il potere.
Col fascista che non è definitivamente corrotto dal potere, si può discutere. Si può provare a fargli cambiare idea col ragionamento. Ma se si inizia a perseguitarlo, ad insultarlo, ad isolarlo, si dimostra di essere tale e quale ai fascisti, anche se si mette la bandiera antifascista. Perchè noi lottavamo per la libertà, a prescindere da qualsiasi colore. Io avevo amici fascisti e cercavo di convertirli, di tirarli dalla mia parte. Non li trattavo da nemici, cercavo di capire, di dialogare con loro. Questo è antifascismo. Gli antifascisti di oggi applicano i metodi fascisti. Le delazioni, le diffamazioni, il predominio dei mezzi di comunicazione, la fede cieca e assoluta nel potere, l’idea che con l’avversario non si debba dialogare. Che differenza c’è col fascismo? Nessuna.

Secondo te quando la situazione è precipitata in questo senso?
Non c’è stato un momento preciso, perchè essendo gli italiani un popolo di gente senza principi, fluttuano da un eccesso all’altro seguendo la moda del momento creata dai mezzi di comunicazione. Ci sono stati gli anni di piombo dove rischiavi di venire picchiato, gambizzato o peggio ammazzato alla minima lettera fuori posto. Dopodichè ci sono stati gli anni Ottanta in cui se osavi fare un discorso una virgola fuori posto, venivi guardato storto: come osi pensare? Devi solo bere e mangiare. Negli anni Novanta e Duemila, sonno totale, di fascismo e antifascismo non importava più nulla a nessuno e anzi si iniziava a mettere in dubbio persino la Resistenza. Negli ultimi anni tutti hanno riscoperto la lotta al fascismo e il fatto che in questo paese ci siano dei nostalgici. Ma è sin troppo ovvio che quando quello stesso stato che ti ha rincoglionito di propaganda antifascista per ottant’anni – fatta per giunta raccontando balle – fallisce nell’assicurarti protezione sociale che è il fondamento di uno stato, quelli che non si sentano protetti si rivolgano ad entità esterne. Poi c’è chi si rivolge ai neofascisti e chi alla mafia e alla camorra. Infatti il neofascismo al Sud è praticamente assente proprio perchè, piaccia o meno (e a me ovviamente non piace ma tant’è) l’unico vero stato sociale che funziona è la criminalità.

Di te mi ha sempre colpito il particolare che tu, professore di filosofia, ad un certo punto hai abbandonato l’insegnamento e sei entrato nelle ferrovie dello stato. Come mai?
Perchè fondamentalmente la scuola pubblica, specialmente negli anni in cui insegnavo io, era un covo di propagandisti comunisti. Il comunismo si è abusivamente appropriato di un antifascismo a cui certamente diede il suo contributo ma in misura minore rispetto a quello di liberali, cattolici e socialisti liberali. Io non avevo certo paura di dire le mie idee ma ero sottoposto a non poche pressioni che si riverberavano anche sulla mia famiglia. Quando mi arrivò una lettera anonima a casa con la foto dei miei figli fatta per strada, contemporaneamente mi ricordai di quando qualche giorno prima ero venuto a sapere che c’era un concorso per entrare nelle ferrovie dello stato. Senza pensarci troppo, feci il concorso, lo vinsi e mandai a fanculo l’insegnamento. Oggi la scuola fa propaganda. Non spiega il perchè di certe cose, ti dice solo che ci devi credere punto e basta.

Posso chiederti politicamente per chi hai votato nella tua vita?
Sempre e solo socialisti. Ero craxiano e quando Craxi fu fatto fuori dai magistrati che presero in giro gli italiani e facendo credere che fosse lui il vero artefice del sistema tangentizio, ignorando che sia DC che PCI ricevevano ampi contributi da USA e URSS, persi completamente fiducia nella democrazia italiana. Non ho mai neanche lontanamente creduto alla svolta democratica del PCI divenuto PDS. Sapevo che era tutta una finzione e che erano semplicemente passati da un padrone all’altro, mantenendo ovviamente gli stessi atteggiamenti: l’arroganza da ciucci e presuntuosi, l’aggressione mediatica quando non fisica di chiunque avesse un pensiero differente.

La Resistenza viene sottoposta a molte revisioni oggi e sono emerse moltissime ombre. Tu cosa pensi?
Penso che per capire la Resistenza bisogna averla vissuta. Per conto mio, io detesto sia i cantori per sentito dire delle meraviglie della Resistenza, sia i revisionisti che si attaccano agli episodi di violenza che indubbiamente ci furono. Ma quello che nessuno vuole considerare è che mentre gli italiani andavano a crepare in una guerra assurda, inutile, suicida, in Italia si combatteva un’altra guerra, fratricida, tra italiani. Dove i fascisti, avendo il potere, facevano le cose più schifose. Perchè io sono d’accordo quando si dice che che Mussolini era un grandissimo personaggio, ma non tutti i fascisti erano come Mussolini e quei pochi che si avvicinavano al suo valore. La gran parte dei fascisti erano semplici opportunisti che saliti sul carro del vincitore, ne discesero non appena il Duce cominciò a puzzare di cadavere. E quei fascisti hanno fatto un sacco di cose orrende che giustificarono le cose orrende fatte dagli antifascisti poi. Ovviamente le cose orrende che stanno facendo gli antifascisti oggi, giustificheranno quelle che faranno domani i fascisti o chi per loro dovesse riprendere il potere. In un’eterna pallacorda che non finirà mai fin quando non si capirà che una democrazia non può nascere contro qualcuno ma contro chiunque pianifichi di sopprimere le libertà individuali. Quindi sì, la Resistenza fu anche fatta di schifezze. Che tuttavia, come anche Piazzale Loreto, vanno contestualizzate. Quella era una guerra civile. E le guerre sono brutte e sporche.

Si è sempre detto che gli italiani fossero tutti fascisti prima di Mussolini e tutti antifascisti dopo. Tu cosa pensi al riguardo?
Bisogna distinguere. Certamente ai vertici delle pubbliche amministrazioni, dei mezzi di comunicazione, erano tutti fascisti. Ma nessuno ci assicura che in privato la pensassero in quel modo. Oggi tutti sono collegati con tutti e se io avessi quella cosa orrenda che è Facebook, probabilmente leggerei che quasi tutti sono a favore del vaccino covid, a favore del coprifuoco e così via. Ma lo dicono perchè lo pensano davvero o perchè sono costretti a dirlo? Bisogna sempre distinguere ciò che un essere umano dice perchè lo pensa da quello che, sottoposto a pressioni psicofisiche, lo dice in pubblico ma nel proprio foro interno magari la pensa diversamente. Di sicuro gli italiani non erano tutti fascisti ieri nè sono tutti a favore di questa dittatura oggi. Esisteva sia all’epoca come esiste oggi, un ampio fronte che si opponeva alle prepotenze del fascismo ieri come oggi si oppone a quelle della sottile dittatura dei medici. Io sono stato antifascista sin dall’età della ragione. Ma per essere stato tale, per non aver voluto salmodiare la bellezza del fascismo, ho subito ritorsioni sul piano scolastico e poi lavorativo, economico. All’epoca si poteva lavorare solo se avevi la tessera fascista. Se non l’avevi, eri un reietto. Esattamente come tra qualche settimana si potrà lavorare solo se si avrà la tessera di vaccinazione, ossia il nuovo partito fascista di domani. Non tutti sono uguali.

Tu come mai hai scelto di non vaccinarti? E come mai i tuoi figli, nipoti e pronipoti ti hanno seguito in questa cosa?
A parte che alla mia età l’idea di proteggermi contro qualcosa sarebbe ridicola. Parliamoci chiaro, io ti sto lasciando questa intervista e, data la mia età, potrei morire prima che tu la pubblichi. Che me ne fotte a me di farmi o non farmi un vaccino quando potrei semplicemente crepare domattina perchè la natura si è rotta di avermi tra le palle? Cosa che a 101 anni sarebbe anche normale. Ma la questione infatti non è sanitaria bensì di principio. Proprio perchè avendo vissuto il fascismo, so benissimo cosa significano certi toni, vedo oggi nel modo con cui questa questione viene posta gli stessi toni con cui i fascisti e i nazisti presentavano certe questioni ieri. La criminalizzazione di ogni pensiero differente, un popolo di codardi che appoggia acriticamente ciò che dice il governo, le delazioni, gli amici che ti tolgono il saluto se la pensi in un certo modo. L’altro giorno uno dei miei pronipoti torna a casa e dice che la ragazzina lo ha lasciato perchè lui non vuole farsi il vaccino. Esattamente come io fui lasciato dalla ragazzina nei lontani anni Trenta perchè non mi piaceva il fascismo. Tale e quale. Sono i famosi corsi e ricorsi storici del nostro illustre concittadino Giambattista Vico.


Tu anche nella tua posizione di oggi, hai sempre palesato un certo disprezzo per il fascismo. Eppure oggi dal neofascismo vengono moltissime forme di protesta nei confronti di questa dittatura. Ti senti di confermare questo disprezzo?
Assolutamente sì. Perchè vedi, quando dico che molti antifascisti sono tali senza sapere cosa fu l’antifascismo, vale anche dall’altra parte: molti fascisti sono tali senza sapere cosa fu il fascismo. Molti fascisti di oggi, sia chiaro, sono in perfetta buonafede. Ci parlo con loro volentieri perchè so benissimo che loro, in realtà, non sono per nulla fascisti. Ne assumono le forme, le sembianze, i riti, ‘o saluto romano, ‘e strunzate come Viva il Duce. Perchè loro sono convinti che il fascismo sia la scappatoia dalla dittatura. Ma naturalmente non è vero. I fascisti di oggi, quelli perbene, sono anticonformisti come lo eravamo noi antifascisti. Se avessero vissuto davvero il fascismo, sarebbero antifascisti. Esattamente come gli antifascisti di oggi, se fossero vissuti nel fascismo, sarebbero tutti fascisti.

In particolare, cosa pensi che non si sia capito a livello storico del fascismo e del nazismo?
La cosa che non è mai stata capita è che i fascismi in Europa (e poi ti dico perchè specifico “in Europa”) furono niente di più che la reazione della borghesia al pericolo stalinista. L’Europa era stata appena squassata da una guerra terribile, una crisi finanziaria aveva devastato il continente e il rischio era che gli interessi americani e inglesi potessero essere liquidati da Stalin che con la sua ideologia anticapitalistica e antiborghese, rappresentava un orizzonte roseo per tutti i poveri che si erano ritrovati senza nulla. Le potenze atlantiche, visto il pericolo, crearono il fascismo e il nazismo. Che, a differenza del regime sovietico che si caratterizzava per la lotta dura e pura al capitale, era invece un socialismo sceso a patti col padrone. Quando si dice che il fascismo è stata la vera sinistra in questo paese, che molti dei principi della socialdemocrazia di oggi si rifanno pari pari al fascismo, si dice una grande verità ma si dice solo la metà. L’altra metà è che quel tipo di sinistra sarebbe durata solo per il tempo in cui l’URSS fosse rimasta in piedi. Caduta l’URSS, l’Occidente avrebbe liquidato i nazifascismi. Con o senza il consenso di Mussolini e di Hitler. Che a quel punto o sarebbero stati ammazzati o sarebbero stati convertiti al liberismo di oggi e l’Europa intera si sarebbe trasformata in qualcosa di simile a ciò che si è visto in Sudamerica. Poi gli americani trovarono più utile allearsi con l’URSS e la farsa della socialdemocrazia è durata fino al 1992 da quando cioè sono iniziati i tagli ai servizi pubblici, le privatizzazioni, la finanziarizzazione del sistema politico e tutto il resto. Quello che voglio dire è che i fascisti che magari anche in buonafede pensano di lottare contro il sistema, non si rendono conto che sia il fascismo che il nazismo furono prodotti dello stesso sistema che combattono, senza rendersi conto di rinsaldarlo. Chi oggi definendosi fascista combatte Draghi come combatteva Monti, non si rende conto che i poteri che favorirono l’ascesa di Mussolini e di Hitler sono esattamente gli stessi che oggi tuonano contro di loro. E che dunque il fascismo e il nazismo, se ritornassero – e non torneranno, per tantissime ragioni – non rifarebbero mai le stesse cose.

Come se ne esce secondo te da questa guerra tra fascisti e antifascisti?
Semplicemente capendo che il punto non è quanto si sia fascisti e antifascisti ma cosa lo stato debba fare o non fare per noi cittadini. Il fascismo e l’antifascismo, così in apparenza diversi, in realtà hanno moltissime cose in comune. Ne hanno soprattutto una: l’idea che lo Stato debba essere un papà che pensa al bene dei cittadini, esentandoli dai propri doveri morali, sociali e civici e chiedendo in cambio di rinunciare alla propria libertà. Anzitutto intellettuale, poi quella materiale. Dal momento che uno stato non crea ricchezza dal nulla, deve redistribuirla. Per redistribuirla, cioè di fatto praticare una rapina a mano armata a chi se l’è guadagnata, deve inventarsi dei nemici. I quali inevitabilmente si costituiranno in gruppi di azione e di pensiero da etichettare come i nemici da stramaledire. Cambiano i valori del gruppo dominante, cambiano quelli del gruppo dissidente, ma il metodo e dunque il risultato sarà sempre lo stesso: un regime autoritario che soffocherà attraverso le stramaledizioni e le diffamazioni a mezzo stampa chi appartiene a quello dissidente. Film già visto ai tempi del fascismo. Già visto ai tempi del comunismo con mia sorella che ha messo famiglia a Mosca. E che stiamo vedendo oggi ai tempi della dittatura sanitaria. Lo stato non deve essere questo ma un semplice male necessario che si occupi di quel tanto che basta per non scadere nell’anarchia. Se gli si chiedono troppe cose, inevitabilmente in cambio ne chiede troppe. E’ una legge della fisica.

Cosa dovrebbero fare oggi gli italiani? Soprattutto, potrebbero ancora fare qualcosa?
Guarda, nonostante io ormai sia un vecchio decrepito ad un passo dalla tomba, non ho il pessimismo caratteristico della mia età. Ho vissuto a sufficienza per attraversare tutte le fasi di un uomo. Quello dell’incoscienza giovanile quando ci si crede eterni. Quello della prima maturità quando iniziano i primi bilanci e le prime disillusioni. Quello della terza età quando cominci a preoccuparti della tua ombra e diventi conservatore. E infine la mia età quando trovi ridicole tutte queste fasi della vita di un uomo perchè ti senti obbligato a dover ringraziare qualcuno perchè sei arrivato all’età in cui sei e ancora sei in piedi, ci vedi, ci senti, riesci a fare un’intervista senza dire troppe cazzate mentre la quasi totalità dei tuoi compagni di gioventù sono tutti morti o rincoglioniti o in una sedia a rotelle o cecati o in un ospizio. Come nel film Bellavista di De Crescenzo, quando nel necrologio di uno che “si è spento serenamente all’età di 101 anni” scrivono col pennarello “e vulevo vede’ ca faceva pure storie”. Io sono un abusivo che deve ringraziare non so chi perchè nun song’ credente, ma da ‘na parte aggia ringrazià a qualcuno. Sono ottimista perchè, avendole vissute tutte e non essendomi rincoglionito, ormai sono paragonabile ad un asettico libro di storia. Ne ho viste troppe per non aver capito che la storia procede non su una linea retta ma per cicli.
Doverosamente premesso questo, gli italiani hanno un’occasione storica. Quella di crescere come popolo e di diventare un paese compiuto. Cosa che oggi non sono e qui si dovrebbe fare un’intervista a parte. Ma sintetizzando, come prima cosa si inizia dai diritti inalienabili. Una nazione è come una famiglia. Una famiglia nasce, cresce e si perpetua se si sa dare princìpi sacri e inviolabili. Una nazione nasce, cresce e si mantiene salda per gli stessi motivi. Il primo principio è che quando qualcuno ti chiede di rinunciare ai principi costitutivi della tua nazione, quello è il momento in cui bisogna prendere il fucile e sparare. Con intelligenza, certo. Ma senza preoccuparsi di versare sangue. E casomai fare in modo di non farsi beccare. Io l’ho fatto, ho sparato, ho ucciso per difendere la libertà di questo paese. Perchè indipendentemente dalla questione “vaccino sì o no” nessuno ha capito che con questa storia del covid, da un anno e mezzo si stanno stabilendo delle prassi che porteranno a qualcosa di analogo al fascismo, anzi molto peggiore. A sentire i fascisti, noi antifascisti eravamo il male, da perseguitare, emarginare. Oggi la storia si ripete. Per giunta, sventolando la bandiera dell’antifascismo. Con la quale noi regalammo la libertà al paese – cosa di cui non sono più convinto – mentre loro stanno regalando una nuova dittatura.

E quindi pensi che sia il momento di riprendere certe lotte?
Sì. E’ il momento di riprendere i fucili, i coltelli e le pistole. Ma di farlo su larga scala. Perchè oggi la tirannia è mondiale e dunque la reazione deve essere mondiale. Magari usando i mezzi di oggi. Guai se gli italiani facessero tutto da soli e solo con i mezzi di ieri. Verrebbero annientati. E guai a pensare che abbandonando l’asse atlantico – rispetto al quale comunque bisogna cercare di essere più indipendenti – altrove siano pronti ad accoglierci a braccia aperte. Tra l’altro bisogna essere onesti e ammettere che senza l’appoggio geopolitico americano e sovietico, nazisti e fascisti sarebbero rimasto per decenni come Francisco Franco rimase al potere fino agli anni Settanta. Solo che gli italiani hanno dimenticato che nessuno fa niente per niente. Abbiamo vissuto settant’anni in una bolla che ci ha fatto credere che si potessero perdere le guerre, rinunciare al servizio militare, delegare agli altri la difesa della patria, fare debito senza risponderne, rinunciare ad interi settori strategici della propria economia che tanto qualcun altro avrebbe pensato a proteggerci. Oggi ci siamo risvegliati e, riempiti di basi militari e di debiti, abbiamo scoperto che tutto questo non è vero. E’ il momento del risveglio. Se gli italiani decidono di svegliarsi come ci siamo svegliati noi negli anni Trenta, ci libereremo sia dei fascisti che dei sedicenti antifascisti. E forse questo diventerà finalmente un grande paese o magari semplicemente un paese normale. Altrimenti così come si è passati dalla padella del fascismo alla brace dell’antifascismo, si passerà dalla padella dell’antifascismo ad una brace ancor peggiore.
Perchè se fascisti e nazisti erano quel che erano, questi che sono al potere sono molto peggio.
E non verrà a salvarci nessuno stavolta. Ci possiamo salvare solo da soli.

A cura di Franco Marino

8 commenti su “INTERVISTA AD UN VERO ANTIFASCISTA (a cura di Franco Marino)

  1. “Se avessero vissuto davvero il fascismo, sarebbero antifascisti. Esattamente come gli antifascisti di oggi, se fossero vissuti nel fascismo, sarebbero tutti fascisti”.
    Pelle d’oca.
    Grazie.

  2. Viene da dire: questo è un uomo.
    E da citare Flaiano quando diceva: in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.

    1. (editato da Franco Marino) Carissimo Gimpo t’amperi, aka Richard Castle aka Osservatore Romano aka Osservatore Rumeno aka tanti altri fake. Qui i troll non sono i benvenuti. Dunque sei pregato cortesemente di girare al largo, di smetterla di alluvionare di fake questo blog. Tanto li riconosco al volo e li banno. Se non ti piacciono i miei articoli, ci sono tanti altri blog ma qui non sarai mai il benvenuto.

  3. Grazie.. molto colpita da questa intervista e mi trovò assolutamente in accordo con quanto questa saggia persona dice

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