Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

VINCITORI E VINTI AI TEMPI DEL COVID (di Franco Marino)

Un film che ho amato molto è stato “Vincitori e vinti”. Un film talmente bello e con attori così straordinari che quasi ho imbarazzo a dire che il protagonista è interpretato da Spencer Tracy, di gran lunga il mio attore preferito. Perchè farei torto agli altri. A Marlene Dietrich, Judy Garland, Montgomery Clift, Burt Lancaster, che pure furono monumentali protagonisti del cinema, oltre a tantissimi altri portentosi attori, resi comprimari solo dalle celebrità sopra menzionate.
Il film, per chi non lo conoscesse, racconta il processo di Norimberga. E spiega, in maniera illuminante, come possa un popolo di persone perbene rendersi artefice e complice delle più oscene tirannie e commettere crimini di terrificante portata. E’ sufficiente spacciare per normale ciò che non lo è. Piegare il proprio senso e spirito critico. Cadere nel conformismo imperante. Spiegare che esista una causa superiore che meriti determinate violazioni.

Il film, va detto con la medesima onestà con cui lo si incensa, soffre del difetto peculiare di ogni opera artistica americana: scade ad un certo punto nel moralismo. Il magistrato tedesco, nella realtà, sarebbe stato molto probabilmente assolto. Del resto, il processo di Norimberga – che negli anni del film era molto meno lontano nel tempo – aveva forse avuto i crismi della legalità? Gli imputati furono accusati anche di reati che non erano tali nel momento in cui li avevano commessi, in barba al principio nullum crimen sine praevia lege poenali: per esempio la guerra d’aggressione; i reati contro l’umanità erano stati commessi – e lo sarebbero stati ancora dopo – anche dai Paesi di alcuni dei giudici. Stati Uniti compresi. E tuttavia si arrivò non solo alle condanne, ma anche alle impiccagioni. Non importa che alcuni di quei nazisti il cappio lo meritassero veramente e che si possa essere contenti della loro fine: se parliamo di diritto, il processo di Norimberga fu un obbrobrio.

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Ma è un dato trascurabile perchè perfettamente rientrante col vero messaggio di fondo della pellicola: la vittima di ogni tirannia è la civiltà umana.
Sotto processo tre comuni convinzioni: l’onnipotenza e l’intoccabilità morale della magistratura, che durante il nazismo scelse di condannare determinati oppositori del regime pur sapendoli innocenti; il concetto di irresponsabilità sociale ossia la convinzione che in realtà si eseguivano soltanto ordini; e l’idea che per appartenere ad una tirannia, si debba essere per forza dei sadici mentre, per dirla con Dan Haywood, “in tempi di crisi nazionale le persone normali, e perfino quelle capaci ed eccezionali, possono indurre se stessi a condurre dei crimini così grandi e odiosi da sfidare qualsiasi immaginazione”.


Ieri ho letto una notizia che mi ha fatto raggelare. La Spagna sta per approvare una legge speciale che, di fatto, consente al governo di requisire le proprietà private; di obbligare i media a diffondere informazioni sulla pandemia. Informazioni, va da sè, rientranti nella narrazione dominante; e se non bastassero queste norme, già di per sè gravissime, una norma introduce il principio che “qualsiasi persona maggiorenne è obbligata ad attenersi e obbedire alle richieste delle autorità competenti, seguendo le linee guida del Consiglio di sicurezza nazionale”.
Ma quello che fa ribrezzo è il tono con cui Affari Italiani, l’unico giornale italiano che ne ha parlato (mentre nel resto del mondo ne stanno parlando tutti) ridimensiona la portata della cosa, dando ad intendere che sì, è una cosa molto ai limiti ma tutto sommato se ne può parlare. Quando un giornale con un po’ di attributi, la prima cosa che farebbe è di spiegare le cose per come sono e cioè che questa norma di fatto ufficializza la dittatura.


Ma nessuna tirannia vive senza il consenso dei cittadini. A preoccuparmi, ad avvilirmi non è tanto l’enorme carico di arroganza che vedo nei virologi, nei giornalisti, negli improvvisati blogger, nei politici più o meno rilevanti. A farmi paura è, da sempre, la normalità. La rifuggivo da ragazzino, dubitando di ogni sua manifestazione, ritenendola lo specchio della codardia. Oggi scopro che persone con le quali mi scambio qualche saluto di circostanza o qualche chiacchiera, possono essere i collaborazionisti che magari mi manderanno alla forca o più semplicemente in mezzo ad una strada.
Non sono mai i tiranni ad instaurare una dittatura, mai. E’ la persona normale che ci guarda storti perchè non ci siamo vaccinati. E’ il parente che dice di venirti a trovare ma prima si chiede se sei vaccinato. E’ il cretino multimediale che banna dai propri spazi chi ha una visione non allineata.
E’ in generale la codardia intellettuale, morale, fisica, la paura di affrontare lo scontro con il nemico, il vero male che provoca le tirannie.

La condanna, nel film, per il magistrato tedesco è impietosa e si esprime in una sentenza tombale del giudice: “Lei si doveva accorgere di certe cose quando condannò la prima persona innocente”.
Incrociando il film con le notizie che vengono dalla Spagna, posso solamente dire di essere profondamente sconfortato e impaurito nel vedere confermato come spesso è tra le pieghe del normale che si nasconde l’animale.

FRANCO MARINO

5 commenti su “VINCITORI E VINTI AI TEMPI DEL COVID (di Franco Marino)

  1. Apprezzo sempre i tuoi articoli sia che mi ci riconosca al 100% oppure no, con questo in particolare hai espresso il mio sentire, mi terrorizza quello che mi circonda , ma non è sicuramente il covid, bensì questo pensiero unico dominante e i suoi difensori e propugnatori, sono fiera di non essere “normale” e continuerò a pensarla a modo mio , ma mi rendo conto che sarò presto additata come la “ nemica” da punire!

  2. La parte più grottesca è che molti sarebbero pronti a far del male, anche fisico, ad altre persone, in nome della salute. Non credevo che si potesse cadere così in basso e farsi manipolare così.

  3. Ottimo riassunto del mio pensiero dello scorso anno. Lo sconforto totale che mi pervade è riferito al fatto che pur colloquiando con conoscenti con istruzione pari alla mia, mi accorgo che sia solo fiato sprecato; come il mito della caverna di Platone. E’ lo spirito critico che negli anni è sparito, molte persone non hanno ancora capito che la tv, e intendo i vari tg, sono diventati come dei film hollywoodiani: trasmettono emozioni, sensazioni, ma la verità è da un’altra parte. dopotutto in Italia siamo ultimi in europa per libertà di informazione.

  4. Il problema di fondo è che la cosiddetta coscienza umana altro non è che istinto razionalizzato. Il raziocinio, slegato dalla spiritualità e ancorato saldamente al solo lato materiale dell’esistenza, può creare e giustificare qualunque tipo di mostruosità e perversione.
    Il male può diventare bene, il brutto bello, e così via.

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