Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

UNA DEMOCRAZIA SOTTO ASSEDIO – (di Davide Cavaliere)

Mohsen Fakhrizadeh, scienziato nucleare e padre del programma atomico iraniano, è stato ucciso insieme alle sue guardie del corpo. Nessuno ha rivendicato l’omicidio, ma l’uomo era nella lista nera del Mossad, il servizio segreto di Gerusalemme, da anni ed era stato minacciato di morte dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Un colpo durissimo per la cricca di Teheran  che, come prevedibile, ha scatenato un putiferio di reazioni e commenti. Ancora una volta, neofascisti e veterocomunisti, si sono trovati dietro alla medesima barricata. Uniti dall’avversione per Israele e il suo più fedele alleato, gli Stati Uniti d’America.

I residuati bellici dello stalinismo e del mussolinismo; cultori di rune e di bandiere rosse; nemici integerrimi della democrazia liberale, ogniqualvolta Israele compie un’azione bellica, si scoprono sostenitori dei diritti umani, dell’Onu e del diritto internazionale. Dimenticano Schmitt e prendono in mano Kelsen.

Mentre si piangono sulla camicia nera o il fazzoletto rosso, non si rendono conto che le Nazioni Unite – ostaggio dei paesi africani e musulmani più biliosi e fanatici – non perdono un’occasione per mettere sotto pressione Israele. Il carrozzone umanitario ha persino pubblicato una lista nera di aziende che sostengono i legittimi insediamenti israeliani nella Giudea e nella Samaria.

Lo Stato Ebraico, quando uccide i suoi nemici, difende solo la sua esistenza. Israele combatte una lotta per la sua sopravvivenza, fatto che non andrebbe mai dimenticato. Se colpita da un ordigno nucleare, una Nazione poco più grande del Piemonte, è sconfitta. Dunque, non può fare altro che prevenire tutte le possibili minacce. Non si  può permettere di attendere le lungaggini del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Le democrazia israeliana, come tutte le democrazie liberali, ha il diritto di difendersi anche con azioni preventive e persino con il ricorso alla guerra. L’unilateralismo è l’unica risposta possibile all’interno del caotico dis-ordine internazionale, decisamente hobbesiano, dove sempre più spazio hanno le dittature e le autocrazie.

Ma soprattutto, questione ancora più radicale, a quale diritto internazionale si dovrebbe appellare Israele? A quello dell’Onu che le ostile e all’interno del quale spadroneggiano le satrapie e le teocrazie? Per quanto riguarda la sua sicurezza, Israele fa principalmente riferimento, il che non significa disattendere il diritto internazionale o pretendere di esercitare un potere illimitato, alla necessità di salvaguardare i propri cittadini e il loro benessere. Non è un caso che, Israele, non abbia mai delegato la propria sovranità a istituzioni sovranazionali. 

Bisognerebbe sempre tenere in mente le parole che Ayn Rand mette nero su bianco nel suo capolavoro La virtù dell’egoismo: “Le dittature sono fuori legge. Ogni Nazione libera aveva il diritto di invadere la Germania nazista e, oggi, ha il diritto di invadere la Russia sovietica, Cuba o qualsiasi altra gabbia di schiavi. Che una Nazione libera scelga di farlo o meno, è una questione del suo interesse, non di rispetto di diritti inesistenti di una gang al potere. Non è un dovere di una Nazione libera, liberare altre Nazioni a costo di sacrificarsi, ma una Nazione libera ha il diritto di farlo, quando e se sceglie di farlo”.

Israele ha il sacrosanto diritto di esistere, di continuare a farlo e di perseverare contro i gangster che la circondano e alla faccia di un astratto e inconcludente “diritto internazionale”.

Davide Cavaliere 

Un commento su “UNA DEMOCRAZIA SOTTO ASSEDIO – (di Davide Cavaliere)

  1. Bah, israele non ha nessun sacrosanto diritto di esistere. israele è un cancro, nato 72 anni fa dal nulla e nel nulla sarebbe opportuno che tornasse, una lebbrosa mafia kazaro finto-giudaica che appesta il mondo da secoli. israele non ha nessun diritto, ha un solo dovere, che è quello di scomparire dalla faccia della terra insieme agli usa a seguito di una gragnuola di bombe nucleari, insieme agli inglesi, ai francesi e a tutto il resto del mondo arabo medio-orientale e africano, tutta l’africa in cenere. L’ intero pianeta (il poco che ne rimarebbe?) ne otterrebbe un enorme sollievo. Moriremmo anche noi italianucoli ed europeucoli? Probabile, non una gran perdita, da stirpi di nobili guerrieri siamo diventati una massa di degnerati eunuchi ebeti imbelli e sottomessi. Per liberare la terra dall’immondizia kazaro giudaico-musulmana-anglo-statunitense-negroide (popoli ed elite) sono pronto a crepare adesso mentre scrivo, a patto di vederli tutti gasati qualche istante prima che tocchi a me. Periodi troppo lunghi di pace sono deleteri tanto quanto periodi troppo lunghi di guerra, per questo, sin quasi dagli albori, la storia degli uomini è fatta di cicli, cicli di pace con una relativa prosperità interrotti da cicli di guerra. Questa è l’ora della guerra e, soprattutto, è l’ora di una epica e colossale sfoltita. Il pacifismo, lo zucchero filato, la dea madre, il matriarcato e tutte queste invenzioni idiote le lasciamo alle fiabe del venerabile Giambattista Basile

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