Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

L’ITALIA SI PUO’ SALVARE SOLO DA SOLA (di Franco Marino)

Se mio padre mi ha avuto relativamente giovane (33 anni) al tempo stesso è figlio di genitori molto anziani. Il mio nonno paterno era del 1897 e mia nonna del 1904, ciò significa che quando nacque mio padre avevano rispettivamente 51 e 44 anni. E pur tuttavia hanno vissuto a sufficienza da conoscermi. Solo che se mio nonno morì che io avevo due anni e mezzo e dunque ho solo flash, mia nonna mi ha accompagnato sino ai diciotto anni ed essendo una donna in salute sino agli ultimi mesi della sua vita, di lei ho un ricordo vivo che, lungi dallo sfiorirsi, pare che si rafforzi sempre più mano mano che si vada avanti negli anni.
Il mio nonno figlio di un campiere barese e di una contadina albanese trasferitisi nel tarantino, era un contadino divenuto successivamente agronomo. Era semplice e rude come un uomo del West. Sapeva che per sopravvivere si fatica, che gratis non si ha diritto a niente, salvo la personale cortesia di chi, parafrasando Eduardo “ti aiuta, sì, ma una volta, giusto per dire t’agg aiutato”. Sapeva che l’autorità, rettamente esercitata, non è affatto una prevaricazione e si aspettava da mio padre e dagli altri tre figli rispetto e obbedienza, come mio padre se l’aspettava e l’otteneva da me. Come non bastasse, a causa delle due guerre che lui visse entrambe nell’età della ragione, pur non essendo povero conobbe la fame.
Mia nonna, da par suo, era una maestra elementare. Capace di dolcezza come una madre di vecchio stampo, certo, ma anche di tirare scapaccioni che da una matrona di un metro e ottanta facevano un bel po’ male. Di cui tuttavia, i suoi alunni che negli anni la venivano a trovare a casa nostra, spesso provenienti da contesti difficili, la ringraziavano con la gratitudine che si tributa a chiunque “insegnandoci”, come amava dire lei, “a colpi di carocchie l’educazione”, ci salva da brutte situazioni. Fa una certa specie pensare che oggi verrebbe magari denunciata per maltrattamenti.

Nato in quel mondo e soprattutto da genitori così anziani, mio padre ha sempre avuto il terrore di diventare orfano e di non avere più di che provvedere per sè, trasferendolo poi anche a me. Nè io nè lui eravamo pazzi. Era una cosa che faceva parte del novero delle possibilità.
Una cosa in particolare mia nonna raccontava: fidanzatasi giovanissima con mio nonno, quando quest’ultimo giunse a chiedere la mano al futuro suocero come si conveniva al Sud in quegli anni, questi senza farsi impressionare dal fatto che mio nonno fosse un proprietario terriero, gli chiese “Avete debiti?”. Mia nonna amava raccontare questo dato sorprendendosi e preoccupandosi di come le famiglie italiane negli anni del boom economico ma anche durante le bolle degli anni Ottanta si indebitassero allegramente.
Questa premessa personale solo per dire che ho vissuto a contatto con persone con una mentalità di stampo ottocentesco di cui moltissimo è arrivato a mio padre e, fatalmente, un po’ anche a me. E questo mi consente alcuni paragoni col presente. E lo dico subito, il presente non ne esce granchè bene.


I principi fondamentali sono così distorti da mettere in pericolo tutti: persone, aziende e in generale la nazione. I ragazzi oggi sono abituati all’idea che i genitori li coccolino, si occupino dei loro problemi, facciano con loro i compiti in casa, li accompagnino, gli facciano passare dei capricci e li proteggano da tutto. A cominciare dalla pioggia, come se piovesse acido solforico. Questo ha fatto venir su una generazione di smidollati privi di energia. Ragazzi non soltanto privi di spirito eroico o marziale ma fragili, complessati, pronti ad autodiagnosticarsi traumi psichici – ho visto gente autodiagnosticarsi l’Asperger e il bipolarismo come fossero mode – a tacciare chi li rifiuta di narcisismo – altra moda del momento quando è invece una patologia serissima – e ovviamente si sentono convinti che tutto gli sia dovuto, a cominciare dalla promozione a scuola fino ad una sorta di analfabetismo generalizzato. E basta parlare con un’insegnante elementare di oggi o con un allenatore di calcio per rendersi conto di come i genitori siano convinti di avere in casa un Maradona col cervello di Einstein col risultato che produciamo Balotelli col cervello di Flavia Vento. E nell’epoca del Telefono Azzurro, guai a metter loro un dito addosso.

Soprattutto, ciò che stupisce è come questo atteggiamento si spinga in quella grande giungla che è la politica internazionale. L’Italia è economicamente e politicamente nei guai e tutti si aspettano la salvezza dallo straniero in un delirio che accomuna gli errori logici speculari di europeisti e sovrancazzari. Gli europeisti trovano morale che l’Olanda faccia i suoi interessi e immorale che l’Italia faccia i propri. I sovrancazzari trovano morale che l’Italia faccia i suoi interessi e immorale che l’Olanda faccia i suoi. Ed io, che non sono ancora guarito dall’esser nipote di contadini, non riesco a capacitarmi. Ma la parola assurdità è insufficiente. Infatti rinvia alla logica, al ragionamento, a una discussione, mentre qui si tratta di pedestre buon senso, cioè di piccioli, un campo in cui non esistono analfabeti e in cui ognuno, come si dice a Napoli, “se tene ‘o ssuoio”, si tiene il suo. L’economia condanna irrimediabilmente i sognatori e chi viola le regole della buona massaia. Nessuno ci aiuta o meglio ci sta chi ci aiuta, ma una volta sola, per poter dire “ti ho aiutato”. E poi passare alla cassa.
Viene da pensare così a ciò che un bravo attore Fortunato Cerlino faceva dire al suo iconico Pietro Savastano di Gomorra: “‘a vita nisciuno ce la regala, ce l’amma ì a piglià”.
Nessuno salverà l’Italia se non se stessa. La nostra vita dobbiamo andare a prendercela. Possibilmente non sparando a destra e sinistra come Don Pietro.

FRANCO MARINO

Un commento su “L’ITALIA SI PUO’ SALVARE SOLO DA SOLA (di Franco Marino)

  1. Consigli? Ho apprezzato molto il suo racconto che definirei ‘” antico” ma affascinante.
    Non capisco però cosa c’ entra con un’ Italia in crisi da Covid e in crisi prima del Covid.
    È un modo per dire meglio due scapaccioni che una coccola?
    Non credo che sia questo il problema vero, il problema vero è che dobbiamo aiutarci da soli, ma è giusto anche che l’ Europa ci aiuti e ci aiuti bene.

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