Il Detonatore

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LO SCHEMA DRAGHI: STORIA DI UNA TRUFFA CHE DURA DA CENTO ANNI (di Franco Marino)

Agli inizi del Novecento, nel panorama finanziario si fa strada un italiano, Carlo Ponzi, per gli amici Charles. Il quale si fece la fama di genio della finanza perché attorno agli anni Venti accumulò un’enorme fortuna come banchiere e finanziere, facendo guadagnare enormi profitti a chiunque investisse in lui. Per spiegarla in maniera spiccia, se gli davate 100 dollari, lui nel giro di un paio di mesi ve ne faceva trovare 200. E ve li dava davvero. A quel punto, sapendo che i profitti sarebbero raddoppiati, voi glieli avresti lasciati volentieri per altri due mesi. E voi davvero li avreste riavuti in qualsiasi momento. Non è incredibile? Sì. Perché non era vero.
I rendimenti del vostro investimento, infatti, non erano garantiti da effettivi affari compiuti da quel finanziere e andati a buon fine ma dai soldi di altri investitori attratti dalla medesima promessa. Il sistema durò fin quando qualche concorrente decise di indagare su come funzionasse il meccanismo. L’enorme giro di capitali veniva giustificato con una speculazione sulla differenza di valute tra i francobolli di risposta dei vari paesi che il nostro Ponzi effettivamente effettuava. Nulla di illegale, certo. Ma ce n’erano troppo pochi per giustificare l’enorme flusso di denaro che il truffatore muoveva. La cosa divenne chiara, i correntisti iniziarono a richiedere indietro tutti i loro soldi e dal momento che Carlo Ponzi aveva accumulato solo passività, fece bancarotta e finì in galera.

Oggi questo schema truffaldino di cui qualcuno sicuramente avrà sentito parlare, si chiama schema Ponzi. E, dico qualcuno, perché se tutti sapessero e capissero come funziona, non assisteremmo alle numerose varianti che proliferano sotto forma di criptovalute – che oltretutto, spesso neanche chiariscono chi sia il Ponzi della situazione – che continuano ad avere successo perché ci sono tanti avidi che ci si buttano a pesce, salvo poi essere buggerati da improvvisi crolli. Oppure di video di Youtube dove qualche giovane truffatore di bell’aspetto ci spiega come guadagnare 4000 euro al mese da zero, senza fare nulla, salvo pagare sottobanco quelli che comprano i loro corsi, per poi sparire nel nulla. Infatti questo schema, riproposto a più riprese, mascherato in vari modi, funziona perché sfrutta l’avidità delle persone, rassicurandole sul funzionamento iniziale. E poi anche perché i ponzini si sono fatti furbi, oltre a poter godere di un certo anonimato. Ma soprattutto, non ci cascherebbe chi ancora continua a nutrire fiducia nello Stato. Che del resto il meccanismo dello schema Ponzi lo ripropone nello stesso modo. Ed è facilissimo capirlo.

La premessa fondamentale è che il denaro, quando cartaceo, è appunto pura e semplice carta. Che non è che non abbia valore ma semplicemente il valore nominale coincide con quello reale, dieci euro non varranno mai né più né meno di dieci euro, e basta. Ciò che potete fare con quel denaro dipende da una miriade di situazioni che, per esigenza di sintesi, non citeremo. Importante è fissare il principio che il denaro cartaceo è, sempre e comunque, un titolo di credito del cittadino verso lo Stato, il quale si impegna a garantirmi la sua restituzione.
Gli stati occidentali hanno, chi più chi meno, un debito molto alto. Ciò significa che il quantitativo di beni e di servizi prodotti (il PIL) non sarebbe in grado, laddove i mercati decidessero di ritirare i propri investimenti sui debiti pubblici, di ripagare l’enorme massa di carta che si riverserebbe sul mercato, con effetti devastanti. Perché, gli stati, proprio come Ponzi, promettono la restituzione di denaro che non hanno. Se non stampandolo. Con la differenza che mentre quel truffatore venne arrestato dalla polizia, lo Stato non ha nessuna polizia che lo fermi, dal momento che essa è espressione stessa dello stato. Inoltre, mentre Ponzi fu sputtanato dai giornali, lo Stato ha interesse a che i giornali non svelino la truffa, proprio perché se troppi creditori si avventassero sul debito che lo stato ha nei confronti dei cittadini, quest’ultimo fallirebbe. E fallirebbero anche quei giornali.

Da un annetto ci dicono festanti che stanno per arrivare duecento miliardi di euro del cosiddetto Recovery Fund. E tutti vanno in erezione perché si immaginano che quei duecento miliardi corrispondano a ricchezza reale. Mentre sono soltanto pura e semplice carta a fronte di nulla, non garantita da alcun bene e da alcun servizio. Fino a quando funzionerà il meccanismo? Fin quando qualcuno non capirà che gli stati, novelli Ponzi, beni e servizi li stanno progressivamente prendendo dai cittadini per compensare il proprio debito pubblico. E fin quando questi ultimi non si ribelleranno allo Stato, chiedendo di non essere costretti a pagare un debito su cui loro non hanno colpe, perlomeno dirette.
Definire Draghi come un novello Ponzi esporrebbe a querele che nessuno oggi ha la forza economica di sopportare, certamente non io. Ma non è per questa ragione che non trovo azzeccata tale definizione, perché il nostro Presidente del Consiglio non è certo l’inventore ma solo il sostenitore di una follia che ormai va in onda da anni in cui il nostro portava i pantaloni alla zuava, dunque troppo giovane per esserne l’inauguratore. Il titolo dell’articolo è, dunque, provocatorio.
Ciò nondimeno, lo schema è del tutto analogo. L’Occidente ha spinto troppo in là il suo modello economico e sociale, seguendo le follie degli Stati Uniti, adagiandosi al cospetto dell’interessata protezione dello Zio Sam, in cambio di accucciarsi ai suoi piedi. E che, non appena ha visto cessare la convenienza nel tenere in piedi questo sistema, oggi ha una gran voglia di tirare i remi in barca e di lasciare l’Europa in balia del suo destino, casomai cercando di arraffare quanto, con generosità interessata, quella ormai declinante potenza decise di dare ai paesi europei, in altre epoche.

Se anche i mercati dovessero capire la cosa, Dio salvi l’Europa. E dunque anche l’Italia. Che è uno dei paesi più esposti in tal senso. Sarà un giorno funesto per il mondo come l’avevamo conosciuto. Ma in cui capiremo tante cose che oggi sfuggono alla comprensione della gente. Che, ad esempio, non esiste nessun pasto gratis. Che il primo dovere di uno stato è quello di assicurare la protezione sociale ma non a chi non produce la ricchezza necessaria per sostenerla. E che anzi, proprio a chi si occupa di produrla, bisogna dare premi, non punizioni. Che occorre sapersi difendere dai nemici. Che quando il denaro è poco, bisogna individuare delle priorità e perseguirle. Non le baggianate sull’identità di genere ma un esercito forte e bene armato in grado di difendere tutti. Non una miriade di funzionari statali messi lì dai partiti solo per garantirsi l’appoggio di conventicole e camarille, ma un sistema amministrativo snello e forte. Lasciando per il resto mano libera alle imprese e lasciandole fallire se ad un certo punto la domanda e l’offerta non le rendono più produttive. Che tanto chi perde il lavoro, se il mercato funziona, lo ritrova facilmente.
Insomma, saremo costretti a tornare a quella realtà dalla quale tutto l’Occidente sembra aver divorziato e che, come una moglie inviperita quando decide di ribellarsi, chiederà gli alimenti. Con gli interessi.

FRANCO MARINO
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