Il Detonatore

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IL FALLIMENTO AMERICANO IN AFGHANISTAN E IL SENSO DELL’INTERVENTISMO (di Franco Marino)

La disfatta americana in Afghanistan sembrerebbe segnare simbolicamente la fine dell’ideologia dell’interventismo militare americano. In generale, il principio dell’interventismo è che si debba intervenire in un paese oppresso dai tiranni per regalare alle popolazioni locali l’agognata libertà. Mentre il principio del pacifismo è che si debba lasciare un paese libero di autodeterminarsi anche politicamente e socialmente e che ogni forma di interventismo sia sbagliata, anche se quel paese è guidato da uno psicopatico. Entrambe le posizioni, interventismo e pacifismo, se portate all’estremo sono ovviamente deleterie e proviamo a spiegare perchè.

Nel mio condominio c’è una famiglia il cui padre disoccupato picchia la moglie, i figli, beve e si droga e ha cinque figli che tiene in condizioni di indigenza. Sono legittimato ad intervenire per pacificare la situazione? La risposta sarebbe. “Non sono affari tuoi”. Anche perchè se la cosa si limitasse a questo, non sarebbero affari miei ma dei servizi sociali.
Ma introduciamo una variabile: questo capofamiglia non rende impossibile solo la vita dei suoi congiunti ma anche quella dei condomini. Urla come un pazzo tutto il giorno, fa fare i bisogni al cane dal balcone, col risultato di una puzza immonda che io puntualmente devo intervenire per pulire, fa un baccano infernale, ospita in casa sua discutibili figuri i quali spesso lanciano occhiate minacciose a chiunque passi nei paraggi. E dal momento che siamo in causa perchè, da un anno, non paga l’affitto, qualche settimana fa ha persino tentato di accoltellarmi.
A fronte di tutte queste variabili, la domanda è: “Sarebbe ancora illecito che io mi intrometta per cercare di mettere ordine in quella famiglia?”. La risposta di istinto di chiunque sarebbe “chiama la Polizia”. Ma se la Polizia non fa il suo dovere, non resta ad un cittadino altra strada che fare da sè.

E’ questo principio che ispira gli interventismi in politica estera. Non è sbagliato l’interventismo a priori. Se per esempio a me chiedessero come si dovrebbero risolvere i problemi africani, la mia risposta sarebbe molto chiara. Dal momento che l’Africa è una polveriera che sta proprio davanti casa nostra, le famiglie europee dovrebbero, senza alcun riguardo per i capifamiglia del posto e per le loro abitudini del tutto incompatibili con le nostre, andare lì e cacciarli a pedate, appropriandosi delle loro case. Solo che, diversamente da quanto fatto dagli americani, bisogna rendere migliori quei posti, dare alle famiglie locali un’educazione, una civiltà, dei diritti, un benessere. Se li si deve far vivere in un inferno di povertà e di caos politico come quello nel quale vivono, il condominio del mondo ovviamente non approverebbe e sarebbe legittimato ed interessato ad ostacolarci in ogni modo.
In un paese con un solido ordine pubblico, sono i servizi sociali e le forze dell’ordine a risolvere problemi come questi. Viceversa, nel diritto internazionale non esiste Polizia. O meglio, esisterebbe una Polizia. Che però, non essendo emanazione di alcuno stato neutro, si adegua ai rapporti di forza del mondo. Tutto questo viene mirabilmente descritto da una favola di Esopo dove il leone, l’asino e la volpe vanno a caccia conseguendo un ottimo bottino. Chiamato dal leone a spartire la cacciagione, l’asino – da buon asino – fa le parti uguali e la cosa irrita il leone. Che lo sbrana. Chiamata la volpe a fare le parti, la volpe – da buona volpe – lascia una piccolissima parte per sè e il resto lo lascia al leone che, complimentandosi con essa, le chiede “Dove hai imparato a fare le parti” e questa le risponde: “E’ stata la disgrazia dell’asino”. I rapporti di forza in politica estera li creano i leoni, non gli asini.

Ma torniamo all’esempio del condomino: dal momento che nessuno nel condominio sopporta questa famiglia, un eventuale mio intervento verrebbe approvato. Ma cosa accadrebbe se invece di portare pace e ordine, rubassi tutto ciò che c’è in quella casa, cacciassi il capofamiglia, stuprassi la moglie e picchiassi i figli? Verrei ovviamente esecrato da tutto il condominio. Soprattutto se, per inciso, il bottino non lo spartissi con nessuno dei condomini.
Gli USA non sbagliano in sè quando intervengono in politica estera. Se loro credono che ciò che avviene in un determinato territorio, li riguardi personalmente, è del tutto naturale che decidano di intervenire. Il problema è se, andando via, lasciano quei territori in condizioni migliori rispetto a come li hanno trovati.
In questi ultimi vent’anni, lo Zio Sam è intervenuto in Libia, in Siria, in Iraq e in Afghanistan. Col presupposto ufficiale di portare la democrazia e quello ufficioso di predare tutte le risorse di quei territori. Ma ammettiamo pure che il presupposto ufficiale e ufficioso coincidano come può benissimo essere. Liberare una casa da un capofamiglia violento e autoritario e far tornare quella famiglia a vivere serena, spensierata e che abbia di che vivere, rende legittimo che il liberatore si appropri delle sue ricchezze. Siamo sicuri che sia avvenuto questo nei territori in cui gli USA sono intervenuti?
La Libia da quando si è liberata di Gheddafi, è finita nel caos, divisa tra i due signori della guerra Haftar e Serraji. In Iraq, destituito Saddam Hussein, oggi regna l’anarchia. In Siria non si è ripetuta la medesima sorte solo perchè si sono messe di traverso la Russia e l’Iran. E, per finire, nella famiglia Afghanistan sono stati così scontenti dell’azione del liberatore americano che alla fine gli afgani devono aver pensato: meglio il capofamiglia Talebano De Afghanis, che è un padre violento ma almeno è il nostro padre naturale. Visto che quello putativo non ha migliorato la nostra vita, facendosi solo gli affari suoi.

Non è sbagliato in sè intervenire in paesi il cui caos rischia di contagiare casa nostra, se si porta ordine e prosperità in quelle aree. Semplicemente gli americani hanno voluto appropriarsi delle risorse dei territori nei quali hanno cercato di intervenire, senza preoccuparsi minimamente di ristabilire l’ordine e la concordia.
Cosa che, a sentire George Friedman, non era il reale interesse americano. Quel grandissimo esperto di geopolitica interrogato anni fa sulla politica estera americana disse: “L’interesse americano non è di risolvere i problemi dei paesi dove interviene ma di mantenerli nel caos. In modo da giustificare la presenza degli Stati Uniti”. Questo andava bene in un mondo unipolare dove l’unica sponda erano gli Stati Uniti. Ma in un mondo multipolare, l’interventismo è come un’asta, c’è sempre chi offre di più. E oggi, nell’asse geopolitico, sono emerse le figure della Cina e della Russia che certamente non intervengono per beneficenza e spirito umanitario – nessuno rischia i propri soldati solo per la bella faccia di un altro paese – ma al tempo stesso pragmaticamente si propongono come interlocutori molto più razionali, che costruiscono strade, ponti, che migliorano la vita di quei posti.


Viceversa, gli Stati Uniti stanno realizzando che la fase storica dell’imperialismo americano volge, forse irreversibilmente, al termine. Oggi l’interventismo sistematico non funziona più. Non conviene. Non porta vantaggi a nessuno. E la cosa più incredibile è che moltissimi paesi, nello specifico, quelli europei, si sono adagiati nell’idea che lo Zio Sam sia un pugile molto forte che debba sempre incrociare i guantoni per difenderli. Dimenticando che nessun campione sale sul ring senza una borsa adeguata. Anche perchè, a dirla tutta, anche i familiari della famiglia America, tra guerre mondiali, Corea e Vietnam, non ne possono più di sentirsi responsabili di fronte al mondo intero, di morire a vuoto e casomai rischiare che qualcuno si coalizzi facendo pagare a loro le colpe del capofamiglia.
Questa presa di coscienza, come dicevamo giorni fa, segnerà inevitabilmente la geopolitica dei prossimi anni.

FRANCO MARINO

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