Il Detonatore

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CAPIRE I TALEBANI ALLA LUCE DEL COVID (di Franco Marino)

Esistono due modi di approcciare le vicende umane. Quello dei Buoni e dei Cattivi è il più in voga e in fin dei conti la cosa ha una spiegazione: molti vengono convinti che i Buoni difendano i loro interessi e che i Cattivi vogliano avversarli. Naturalmente i Cattivi a loro volta sono convinti di essere i Buoni e che i Buoni in realtà siano i cattivi, cosicchè il tutto si ribalta. Rimane lo sfondo di una guerra dove c’è chi si crede e si fa credere l’angelo vendicatore. E questo è il motivo per cui molti parteggiano per l’una e per l’altra parte, senza avere alcun interesse in campo. Come per esempio, per l’annosa vicenda del conflitto israelopalestinese.
Il mio modo è quello di capire le cose indipendentemente dalle narrazioni. E il primo passo è quello di non avere pregiudizi nei confronti di nessuno, nè positivi nè negativi. In questo senso, si spiega il titolo “Capire i talebani”. Che poi si potrebbe estendere a “capire gli islamisti” e in generale tutta quella parte di Medio Oriente che non mostra alcuna simpatia per l’Occidente.

In tal senso, per me rimarrà illuminante l’intervista all’ayatollah Khomeini, realizzata dalla Fallaci. Dalla quale, sia detto con molta onestà e non me ne vogliano i fan piuttosto permalosi di quella formidabile giornalista fiorentina, quest’ultima non ne esce benissimo. Se lo scopo di un’intervista è quello di moralizzare contro l’intervistato, un intervistatore può rimanersene tranquillamente a casa. Se invece lo scopo è di capire, bisogna mettersi al livello dell’intervistato. E tuttavia, sebbene la Fallaci non lo abbia fatto, quell’intervista rimane comunque altamente illuminante per capire non soltanto Khomeini, l’Iran e il suo tempo ma in generale anche quanto sta accadendo poco più distante, in Afghanistan.
In tutta la rissa dialettica tra i due, è palese la diffidenza di quell’ayatollah per la cultura occidentale e l’ostinazione della Fallaci di difenderla. E se quella donna è e rimane una grandissima campionessa del suo campo, dall’altra parte, dal momento che stiamo parlando di quello che, indipendentemente dai punti i vista è stato un grandissimo leader politico, non si può pensare che ci si ritrovi di fronte ad un cretino. E che dunque la sua diffidenza per i valori occidentali fosse del tutto campata in aria.


Una delle chiavi del discorso di Khomeini è “L’Islam è tutto”. Il che significa che, se non si condivide questo principio, è molto più importante “tutto quello che non è Islam”. Che estensivamente si potrebbe tradurre con “tutto quello che non è Dio”. E a tal riguardo, l’intero Occidente si fonda sui valori dell’illuminismo e dunque sulla negazione di Dio.
Non che fossero mancati tentativi precedenti di spodestare Dio ma è solo nel “secolo dei lumi” che la cosa comincia a prendere una forma politica e sociale più evidente. L’uomo viene messo al centro della scena e Dio comincia a scomparire. Sul momento le scienze producono un aumento della durata media della vita, un miglioramento della salute dei cittadini e un abnorme aumento della popolazione.. Ma nel lungo termine, non aumentando le risorse, tutto ciò si traduce in violente carestie che provocano la morte della gran parte delle elite politiche del tempo e che getta le premesse per il caos novecentesco.
Tutti i guai che stanno verificandosi, nascono dall’idealismo e dal romanticismo ottocentesco che è una risposta ai primi disagi provocati dall’illuminismo. Presi dall’esigenza di salmodiare il progresso in tutte le sue salse, non abbiamo mai realizzato quanto il pianeta sia a rischio. In nome di un progresso tecnologico, abbiamo assistito ad un profondo arretramento psicologico. L’Occidente appare sempre più simile ad un enorme Titanic pieno di luci e di musiche, che tuttavia sta andando dritto contro un iceberg. In nome di cosa? Di qualche anno in più di vita, per giunta non garantito – anche perchè il progresso, eradicando alcune malattie, ne ha portate altre – e soprattutto dello smarrimento del senso della vita. Perchè, piaccia o meno, Dio dà un senso alla vita. Un senso che, se imbevuti da una visione laico-materialistica, troviamo assurdo. Ma che è quello che in risposta ad un cardinale piangente al suo capezzale, fa dire a Giovanni XXIII nel momento del trapasso “Non devi piangere. E’ un momento di gioia questo, di gloria!”. Se morissi convinto di incontrare Dio, indipendentemente dal fatto che poi avvenga o no, non vi è dubbio che affronterei gli anni della vecchiaia con molta più serenità.
Ma dal momento che io so che non è così, tutto per me appare molto grigio, fumoso, triste. E’ facile, a quarant’anni e in salute tutto sommato ancora discreta, rassegnarsi all’idea che non esista niente dopo di noi. Ma come affrontare la cosa mentre si affronta coscientemente il decadimento fisico e, talvolta, cognitivo?

Scristianizzandosi, l’Occidente non ha soltanto abbandonato un complesso di regole più o meno stringenti. Ha anche rigettato il senso della propria essenza, sprofondando in un profondissimo nichilismo sociale e culturale. Tutto sembra all’improvviso svuotato di interesse se, mettendo al centro l’uomo e spodestando Dio, ci rendiamo conto che l’uomo può essere fatto fuori da un’oligarchia di criminali. C’è da stupirsi dunque che in Afghanistan, in Iran, in Libano, quei capi spirituali e politici si ribellino a tutto questo?
L’Islam potrà anche essere un delirio ma è un principio in nome del quale milioni di persone sarebbero disposte a mettere a ferro e fuoco interi paesi e dare la vita. In Occidente nessuno è in grado più di dare la vita non dico per la patria ma addirittura per salvare i propri figli e il proprio onore. Ci stiamo consegnando ad una dittatura che non ha alcun riguardo per l’individuo ma che mira unicamente a costruire un regime materialistico e meccanicistico, nel quale l’uomo è ridotto a puro servitore di una non meglio precisata collettività, in nome della quale occorre prostrarsi giornalmente, rinunciando a se stessi. In nome di cosa? Della libertà di andare al cinema a vedere pessimi film? Di andare a scuola a farsi indottrinare dal socialismo reale? Di mangiare cibo presso qualche catena multinazionale? Di andare a fare i polli da batteria presso qualche azienda pronta a cacciarci a pedate? A cosa serve vivere così? Non è molto più glorioso morire per difendere la propria libertà e quella dei propri figli invece di illudersi che in quella punturina, oltretutto propinate da una classe politica che, guarda caso, dice che siamo troppi in questo pianeta e dobbiamo ridurci, non ci siano schifezze?


Indipendentemente da tutte le considerazioni meramente geopolitiche, la guerra tra Occidente e Medio Oriente non è che uno scontro tra due visioni del mondo opposte. Da una parte un benessere del tutto fittizio, basato sull’indebitamento e sullo sfruttamento intensivo di risorse. Una simile visione del mondo non può che spodestare Dio. Dall’altra, un mondo che non vuole abbracciare questo modello perchè consapevolissimo che i benefici sarebbero puramente illusori a fronte della morte di Dio.
Di fatto, la scienza sembra assomigliare sempre di più a quel bambino troppo curioso che vuole capire da dove gli derivi tanto benessere per poi scoprire che il papà fa lo spacciatore. Col risultato di rovinarsi l’infanzia e l’adolescenza. Perchè sapere le cose e rimanere puri è un’impresa non alla portata di tutti. Io, che pure credo di essere forte di carattere, scoprendomi orfano di Dio, mi sento molto debole.
Di contro Dio assomiglia sempre più a quel padre autoritario che tuttavia vuole proteggere i suoi figli dalla scoperta di quanto sia orrendo un mondo meccanicistico, privato di ogni spiritualità. E quanto sarebbe molto meglio crepare che vivere in un mondo del genere. Sono due visioni del mondo che non si incontreranno mai.
E se è comprensibile che noi difendiamo il nostro mondo, che altrove non vogliano avere nulla a che farci, è analogamente del tutto comprensibile.

FRANCO MARINO

2 commenti su “CAPIRE I TALEBANI ALLA LUCE DEL COVID (di Franco Marino)

  1. Mi ritrovo, nella Tua analisi…e non capisco in nome di cosa, si vada, a, rompere le palle in territori che, non accettano, il modo di vivere occidentale.
    Trovo sia…spreco di tempo, denaro, e soprattutto…vite umane..

  2. Ho letto e riletto questo tuo articolo, non lo avevo ben assimilato, dovevo per un attimo capire quel “sentirsi orfani di Dio” detto da chi non crede e forse non riesco ancora a comprendere. A volte un ateo è più vicino a Dio di un cattivo credente.. per il resto mi trovo come sempre sulla tua linea di pensiero.

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