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LA RIFORMA CARTABIA DELLA GIUSTIZIA: PARLARE DEL NULLA (di Franco Marino)

Il cervello, non godendo di energie illimitate, tende sempre al risparmio e dunque ad evitare certi sforzi. I pregiudizi nascono esattamente da questo: non avendo il cervello l’energia per entrare troppo nei particolari, rimane nel generale, giungendo a considerazioni spesso sommarie. Uno dei miei pregiudizi è relativo alle discussioni sulla riforma della giustizia che inevitabilmente cestino: perchè so che, puntualmente, non se ne caverà un ragno dal buco. Da quarant’anni sento parlare dell’esigenza di riformarla, da quarant’anni ascolto solo chiacchiere. La dolorosa vicenda del povero Enzo Tortora avrebbe dovuto scatenare una rivoluzione e invece ha prodotto una cosmetica “responsabilità civile”, naufragata nel totale nonsense di affidare la responsabilità di un individuo alla sua medesima corporazione. Si sa, cane non mangia cane.
Uno stato non funziona diversamente dal corpo umano: quando il cuore non funziona a dovere, molti organi iniziano a deteriorarsi. Se una patologia è esclusiva al rene mentre il resto del corpo funziona discretamente, il trapianto può avere un senso. Se il rene funziona male perchè il cuore non va, trapiantando un rene nuovo si spreca un organo che poteva servire ad un paziente che altrimenti si sarebbe salvato. Pensare di riformare la giustizia quando è il cuore di questo paese ad essere malato, è assurdo.
Il “rene” è la giustizia. In questi giorni impazza il dibattito sulla riforma Cartabia e come sempre accade quando su un argomento si strutturano due tesi opposte e radicalizzate, sullo sfondo si scorge la presa in giro.

I dettagli dottrinali li risparmio perchè in fondo quel che importa è capire il quadro generale. La riforma Cartabia provocherebbe di fatto la sospensione di decine di migliaia di processi con conseguenze catastrofiche per chi ha subito un torto e aspetta che i giudici si degnino di dargli giustizia. Questo principio porta molti, a partire dal Movimento 5 Stelle e dai giornalisti peripatetici, a scagliarvisi contro. Con motivazioni anche di buonsenso se non fosse che questa riforma, sollecitata dall’Unione Europea – che non sollecita la riforma Cartabia ma in generale una riforma che risolva il problema della lentezza della giustizia altrimenti non sgancerà i soldi del Recovery Fund – è l’altra faccia di quell’obbrobrio della riforma Bonafede, che semplicemente sospendeva la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, esponendo un imputato – potenzialmente colpevole certo ma anche potenzialmente innocente – ad un processo che sarebbe potuto addirittura durare per decenni.
Sul tema della prescrizione si sono sempre dette molte scemenze. Per molti, la cui conoscenza giuridica si riduce ad Amore Criminale e Chi l’ha visto, è la scappatoia per farla fare franca ai criminali. Mentre chi invece la giustizia l’ha conosciuta, sa benissimo che la prescrizione non è la scappatoia per assolvere imputati colpevoli ma un principio di garanzia che serve a stimolare i giudici che se la prendono comoda, esponendo un imputato al rischio di processi che durano moltissimi anni. Se molti imputati non si riesce a condannarli nei tempi previsti dalla legge – che comunque sono di anni, non settimane – la colpa è dei magistrati e dei giudici che, vuoi per un motivo o vuoi per l’altro, a seconda dei punti di vista, o non lavorano a sufficienza o sono oberati di processi inutili.

Naturalmente, come in ogni radicalizzazione, ambedue le parti sembrano godere nel delegittimare le proprie tesi. Abbiamo Marco Travaglio che – riuscendo nella non facile impresa di far trasecolare persino chi leggendo da decenni le sue assurdità, dovrebbe essersene abituato – in TV davanti a milioni di persone dice testualmente “se a me stuprano una figlia, non me ne frega niente dei diritti dell’imputato e di quanto ci vuole per condannarlo”. Dimenticando che anche lo stupratore ha dei diritti, oltre al fatto che potrebbe anche non essere uno stupratore. Il problema però è che non è neanche tollerabile spegnere dalla sera alla mattina processi in corso penalizzando chi, indipendentemente dall’innocenza o dalla colpevolezza di un imputato, ha subito dei gravi torti.
E qui tocca parlare del “cuore”. Il sistema giudiziario italiano è il rene malfunzionante di un cuore malato che è un sistema politico scritto dai due partiti dominanti di questo paese, DC e PCI, all’indomani della seconda guerra mondiale, sotto eterodirezione di USA e URSS. Che di quella guerra furono i vincitori e che, come era ovvio, fecero in modo che la costituzione rendesse il paese ingovernabile dagli italiani e dunque governabilissima da fuori. E così si è creata una giustizia onnipotente rispetto al potere politico o comunque rispetto a quel potere politico espressione della maggioranza del momento, favorendo di fatto la nascita di uno stato nello stato.

La riforma che, invece, risolverebbe davvero i problemi di questo paese dovrebbe agire sull’intero assetto istituzionale, velocizzando i processi e rendendo la giustizia italiana uguale a quello di tutti i paesi democratici del mondo, perseguirebbe questi tre obiettivi.

  • Giustizia sottoposta al potere esecutivo o a quello legislativo. E questo sarebbe perfettamente logico. I magistrati devono applicare le leggi. Non hanno alcuna funzione morale, nonostante la retorica imperante li veda impegnati in un’eterna palingenesi morale. Una giustizia sottoposta alla responsabilità politica, di fatto obbligherebbe i politici a rispondere anche del suo malfunzionamento. Cosa che oggi non avviene.
  • Abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Si agisce solo se c’è denuncia. Non come oggi dove qualsiasi magistrato di provincia, anche se non c’è notitia criminis, si sente in dovere di aprire un procedimento. Anche contro un blogger che tiene un diario giornaliero dei suoi pensieri.
  • Titolarità delle indagini alla Polizia. In molti paesi del mondo, la magistratura è subordinata alle forze dell’ordine. Che, dapprima aprono il procedimento, in una fase in cui la magistratura funge semplicemente da arbitro, cioè disciplinando l’azione delle forze dell’ordine ma non essendo minimamente coinvolte nelle indagini. E poi, ad indagine conclusa, consegnano le prove agli organi di giustizia.

Se proponessi queste cose, verrei accusato di eversione e di vilipendio della magistratura. E non lo dico per dire ma perchè è già accaduto.
A chi invece ha la pazienza di argomentarmi civilmente difetti e rischi della mia proposta, rispondo sempre che li conosco ma li preferisco ai difetti dell’attuale giustizia italiana. Lenta, inaffidabile, politicizzata.
Oltretutto, si dimentica che nella quasi totalità dei paesi democratici, la magistratura è esattamente così come la riformerei io. Non sono io l’eversore. E’ l’Italia che è un paese anormale. Solo in questo paese i magistrati vengono considerati l’emblema del Bene che lotta contro il Male. Una magistratura strutturata come la vorrei io, renderebbe anche il paese indipendente dalle pressioni straniere e dal sospetto – di moltissimi politici anche affermati – che molti magistrati agiscano su eterodirezione dei servizi segreti dei paesi stranieri. Forse si vuole proprio che l’Italia non possa bloccare quelle inchieste giudiziarie che solo in apparenza perseguono fini nobili ma che forse servono come grimaldello per cambiare quelle classi politiche che non suonano più la musica dei paesi stranieri. Come nel caso dell’ILVA dove per perseguire, in apparenza, un fine nobile, cioè la salvaguardia della salute dei tarantini, si è deciso di spegnere un’azienda chiave per la sovranità economica del paese, perdendo la più importante acciaieria europea. Oltretutto mandando sul lastrico migliaia di tarantini che vi lavoravano.

Alla luce di quanto sopra, riformare la giustizia senza cambiare l’assetto strutturale del paese, è un nonsense tale e quale al trapianto di reni nel corpo di un cardiopatico grave. Il quale ha molta più urgenza che gli si cambi il cuore. Che, fuori di metafora, è una Costituzione scritta per un paese perdente e che troppi hanno convenienza che rimanga dipendente da poteri esterni.
Se si mette un rene sano in un corpo malato, quel rene verrà rovinato dopo meno di un mese. Figuriamoci se, come nel caso della riforma Cartabia, già il rene in sè non pare scoppiare di salute. O se, nel caso della riforma Bonafede, il rene è addirittura infetto.

FRANCO MARINO

2 commenti su “LA RIFORMA CARTABIA DELLA GIUSTIZIA: PARLARE DEL NULLA (di Franco Marino)

  1. COMMENTO EDITATO DALL’AUTORE
    Il commento è stato rimosso perchè contenente insulti e un tono polemico che qui dentro, semplicemente, non è il benvenuto. Mai.
    Ad ogni modo, ti rispondo. In tutti i paesi del mondo, la magistratura è sottoposta al controllo della maggioranza politica del momento. Sempre. In Francia, negli USA, in Svezia, in Germania, in Gran Bretagna, la magistratura risponde del proprio operato alla politica, anche quando formalmente si definisce indipendente. Affermazione che peraltro, di per sè, non significa nulla. Indipendente rispetto a chi? Comunque i magistrati vengono nominati da qualcuno e se su quel qualcuno in qualche modo arriva la politica, di fatto i magistrati cessano di essere davvero indipendenti.

    Secondo punto. L’obbligatorietà dell’azione penale è esattamente quel principio che *OBBLIGA* il P.M. a mettere in moto l’attività di indagine ogni volta venga a conoscenza di una notizia di reato ed in qualsiasi modo gli derivi questa conoscenza. Quando tu senti dire che “la magistratura ha aperto un fascicolo sul tale fatto”, ci si riferisce esattamente a questo e cioè ad un magistrato che, senza che nessuno sporga querela, apre un’inchiesta. Che peraltro nella quasi totalità dei casi si conclude con un’archiviazione.
    Questa è un’anomalia tipicamente italiana. Altrove, il magistrato non apre inchieste perchè è poco più che un “corpo slave” rispetto alla Polizia. Che, invece, ha la titolarità delle indagini e che, entro un tempo limite, deve consegnare le prove all’equivalente del PM (che assai spesso è un avvocato, non un giudice) che su queste prove e solo su queste prove, istruirà il processo. In questa fase, i procuratori vigilano sulle modalità con cui vengono svolte le indagini ma non sul contenuto degli indizi. Sul metodo dunque, non sul merito. E sia chiaro che per quanto io preferisca l’impostazione degli altri paesi, non sto assolutizzando nulla. Se tu chiedessi a me come riformerei la giustizia, la riformerei così. Tu vuoi che rimanga come è. E’ un tuo legittimo parere. Non è legittimo il tono che hai usato, arrogante, aggressivo.
    Qui non siamo su Twitter ma sei a casa mia. A casa mia, come a casa di chiunque, sei tenuto ad un comportamento consono alle regole del padrone di casa che è quello che ci mette soldi e tempo. Altrimenti ci sono altre case che puoi frequentare.
    Quindi, mi permetto di ribaltare l’invito a studiare che hai gentilmente rivolto a me, ricordandoti che in questo blog è consentito qualsiasi tipo di commento, purchè espresso con gentilezza.
    Viceversa, esistono milioni di blog, sicuramente ben disposti ad accettare i tuoi toni.
    In questo blog, i tuoi toni vengono banditi a priori.

    FRANCO MARINO

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