Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

TRA GRILLO E CONTE SCOPPIA LA PACE (di Franco Marino)

L’espressione “scoppia la pace” indica ironicamente due belligeranti che decidono di smettere di spararsi addosso pur continuando a rimanere nemici. Ma forse il verbo “scoppia” è superfluo perchè la pace stessa, per chi non ne conserva la versione zuccherosa dei pacifisti, non implica certo che due contendenti che si sono sbranati fino al giorno prima, decidano di fare all’amore. Ma solo che trovino più utile non spararsi addosso, pur continuando a duellare. Fu questo principio a far dire a Von Clausewitz che la politica è la guerra proseguita con altri mezzi. Che si sarebbe potuta tranquillamente ribaltare. E che fa titolare ai giornali che tra Conte e Grillo scoppia la pace. E a tal riguardo è lecito chiedersi perchè.



Saltando a pie pari le considerazioni sulla natura nebulosa dell’accordo che non contano in realtà nulla – contano solo le forze in campo – la prima cosa da dire, sulla scia di quanto premesso sopra, è un’ovvieta: in un duello, se i duellanti decidono di fare la pace è perchè nessuno dei due ha la possibilità di vincere.
Per quanto Conte cercasse di intimidire l’avversario a colpi di mutria e di prosopopea tipicamente giuridichese, di sicuro un leader politico convinto di conquistare un largo consenso non pretende di costruire la propria comunità tentando di appropriarsi dei dati personali degli iscritti dell’avversario, viepiù vantando inesistenti ragioni di tipo giuridico. Se la crea da zero.
In tal senso, per quanto si atteggino ad enti istituzionali, le comunità della Casaleggio Associati, il blog di Grillo, il sito del Movimento, i portali di propaganda (TzeTze e altri) e Rousseau, non sono nient’altro che forum appartenenti ad aziende private, ai quali l’utente si iscrive accettando di cedere i propri dati. E quelle iscrizioni Grillo se le è conquistate. Non intimando al PD o a Forza Italia di cedergli i dati degli iscritti.
E’ sicuramente vero che le autorità giudiziarie possono imporre, per mille valide ragioni, che Davide Casaleggio consegni i dati degli iscritti. Ma solo per accertamenti dovuti al perseguimento di un reato. Di certo non perchè lo chiede, per ragioni politiche dunque personali, un ex-presidente del consiglio che oltretutto, in questa fase, non essendo neanche un parlamentare e non avendo un proprio partito, è tornato al rango di cittadino privato al pari di un’emerita nullità come chi scrive questo articolo.

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In tal senso, le richieste di Giuseppi non solo erano talmente assurde sul piano giuridico da farmi, per un momento, dubitare che fosse davvero laureato in legge. Ma lo erano soprattutto sul piano politico.
Che se ne pensi bene o male (e io ne penso malissimo), Grillo, pur imbolsito e appesantito nella sua forza politica, resta pur sempre un leader di lungo corso e di largo consenso, sia come comico che come politico, che si è conquistato i galloni di capo sul campo. Conte è un signor nessuno di cui sfido chiunque a ricordarsene l’esistenza prima della sua esperienza di governo. E che Grillo inevitabilmente guarda come una libellula guarda una mosca. In sovrappiù, Beppe rispetto a Giuseppi ha una cosa che si chiama esperienza. Padroneggia egregiamente i media di vecchia e nuova generazione – per averli frequentati per tantissimi anni – ed è probabile che abbia detto al suo rivale “Caro professore attento. Tu oggi godi di grande consenso solo perchè i media ti vogliono aizzare contro di me. Ma non illuderti che una volta che mi hai confiscato casa, poi non ti facciano fuori. Quelli hanno già i loro leader e tu sei solo il loro utile idiota”. Riconducendo Giuseppi a miti consigli.
Beppe Grillo, da par suo, era giustappunto consapevole che, in caso di guerra, Conte avesse l’appoggio momentaneo dell’establishment – che già aveva iniziato a massaggiare i nervi dell’ex-comico con la storia del figlio – e che insomma convenisse non tirare troppo la corda.
Entrambi hanno bluffato il tempo necessario per poi arrivare al momento in cui immancabilmente, come dicono nel poker, si “vedono” le carte. Per poi rendersi conto di avere in mano solo scartine. E hanno preferito l’accordo. Al netto naturalmente di altre cose che non sappiamo e forse non sapremo mai. E che potrebbero rendere inutile questo articolo più di quanto non lo sia di suo.

Sarebbe poco serio fare previsioni a lungo termine. Certamente la pace tra i due non implica certo che sia cessata la reciproca diffidenza. A tal riguardo viene da pensare a quando Berlusconi fondò il PDL, sfilando AN da sotto il sedere di Fini. Che dapprima protestò (“Siamo alle comiche finali!”) ma poi decise di rimanere nel partito facendogli la guerra da dentro. Tentativo legittimo se non fosse che, scegliendo la strada suicida di amoreggiare con la sinistra, si inimicò di fatto tutto il popolo della destra di AN che seguì il Cavaliere. Che evidentemente conosceva l’elettorato meglio di Gianfranco.
Nel caso del Movimento 5 Stelle, la situazione è più complessa. In primo luogo perchè non è chiaro l’establishment con chi si schiererà tra i due.
Inoltre, mentre Berlusconi era a capo di una corazzata, nessuno degli attuali duellanti ha ragioni per essere ottimista sul proprio futuro politico.
Non ne ha Beppe dal momento che, sì, il Movimento 5 Stelle ha certamente avuto molti voti anche da destra ma personalmente non conosco nessuno, da quelle parti, che oggi lo voterebbe.
Ma non ne ha neanche Giuseppi. La sinistra di oggi non è certo quella del PCI ma molti dei suoi dirigenti e intellettuali storici sono, più o meno ufficialmente, ancora in attività. Avranno dunque mantenuto intatta la sapienza tattica di quel grande partito, compresa la storica capacità di suonare attraverso le sue innumerevoli grancasse, dolcissime melodie nei confronti di chiunque porti loro un tornaconto, per poi, quando occorrerà, vomitargli addosso, napoletanamente parlando, “questo, quello e Mariastella”.
Durante il primo governo, Conte è stato insultato in tutti i modi dalla sinistra, sovente con una sgradevolezza che ha infastidito persino chi non lo aveva certo in simpatia. E il motivo è ovvio: uno degli azionisti di quel governo era Salvini. Durante il secondo governo, a sentire i media, Conte era divenuto il nuovo De Gasperi. Fino all’imbarazzante fenomeno mediatico delle “bimbe di Conte” prontamente rispolverate in chiave antileghista, antifascista e non so più che altro. Un’inversione ad U che nauserebbe persino uno stomaco d’amianto ma che potrebbe tranquillamente ripetersi nel momento in cui lo scenario mutasse ancora. E’ del tutto impensabile che se Conte si costruisse un soggetto politico per conto proprio, la sinistra gli lasci quote di mercato, senza invece più probabilmente ricominciare ad insultarlo.

Conte e Grillo devono aver considerato tutti questi dati e alla fine, come il leone e il cinghiale della favola di Esopo, vedendo sullo sfondo accumularsi gli avvoltoi, invece di scannarsi hanno preferito mettersi d’accordo.
Una scelta che, almeno dal punto di vista dei loro interessi, può considerarsi saggia.

FRANCO MARINO

Un commento su “TRA GRILLO E CONTE SCOPPIA LA PACE (di Franco Marino)

  1. Uno degli articoli più belli tra gli ultimi, hai l’inimitabile capacità di fare collegamenti a cui noi un po’ confusi non penseremmo nemmeno, leggendoti ho sempre la sensazione, tipicamente inglese, del “last piece of the puzzle (falling into place)”
    Grazie

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