Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

NON C’È NESSUNA VERITÀ DA SCOPRIRE SU TIZIANA CANTONE (di Franco Marino)

Curiosando tra alcuni giornali del passato – mio padre aveva l’abitudine di conservarli – mi colpì una risposta che Mike Bongiorno, negli anni Sessanta, tenendo una rubrica attraverso la quale rispondeva ai dilemmi esistenziali di bambini e adolescenti, diede ad un ragazzino con un dilemma comune a tanti: perchè non gli cresceva la barba? La risposta di Mike fu che era solo questione di tempo, che chi prima e chi dopo, la barba sarebbe arrivata. E che, come ogni conquista, essa avrebbe portato “onori e oneri”.
Con quella semplice e geniale risposta, il popolarissimo presentatore spiegava che ogni cosa ardentemente desiderata porta con sè vantaggi e svantaggi. Può valere per una barba che arriva, suffragando così il diventare adulti ma anche le responsabilità che ciò comporta. Quando si diventa adulti, si ha la barba tanto desiderata da ragazzini ma oltre alla scocciatura di doversela fare con frequenza, per non dare l’impressione di essere eremiti, si ha anche l’onere di dover gestire, interamente da soli, la propria vita senza che nessuno ci ripari da eventuali errori. Gli oneri.
Analogamente, molti desiderano gli onori del successo e non c’è nulla di strano in questo. La ricerca della validazione sociale più che essere giusta o sbagliata, è umana. Si desidera diventare importanti perchè più successo equivale a più cibo, più donne, più opportunità di soddisfare i propri desideri. Gli onori insomma. Ma questo porta anche il rischio di essere invidiati, di vedere la propria vita finire sotto la costante lente di ingrandimento da parte di giornali che lucrano sulla morbosità del pubblico, per tacere dei rischi per l’incolumità personale, derivante dalle invidie, da un potente concorrente interessato a distruggerci per acquisire quote di mercato, dal cattivo gusto di un giornalista famoso che, per distruggere la reputazione del VIP, tira fuori ogni contraddizione presente e passata e più banalmente dalle pericolose ossessioni di un fan trasformatosi in stalker. Cose che spesso mandano in crisi l’uomo di successo. Fino a farlo sconfinare nelle dipendenze, nella psicopatia. Gli oneri, appunto.

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Queste considerazioni portano al caso di Tiziana Cantone. La madre chiede che, venendo riesumato il corpo, “si scopra la verità”, evidentemente sospettando che sia stata uccisa. Attendendo l’esito dell’autopsia che potrebbe dare risposte tali da rendere questo articolo più inutile di quanto lo sia di suo, niente ci vieta di fare un pronostico. Il mio è che non ci sia nessuna verità da scoprire.
Tiziana Cantone è morta suicida, per una ragione semplicissima e banale nella sua terribilità: si è accorta che il successo oltre a portare onori, porta anche oneri. Per sopportare i quali non era umanamente attrezzata.
Personalmente, tutte le volte che ho sentito parlare Rocco Tano, meglio noto come Rocco Siffredi, ne ho ricavato l’impressione di un grande spessore umano e intellettivo. Idem la povera Moana Pozzi. Già il fatto che quasi ci si debba stupire che professionisti di un settore così particolare siano anche intelligenti, colti, riflessivi e sensibili, dà l’idea di come, per poter emergere nel mestiere di pornoattore, prima ancora che essere bravi a letto, dotati sessualmente e fisicamente, occorra uno spessore emotivo che permetta di gestire la pressione derivante da quella che, specie in un paese bigotto e puritano, è una professione attraversata da uno stigma sociale e morale. In sostanza, per poter essere Rocco Siffredi non basta solo avere la prestanza necessaria per scopare a getto continuo, occorre anche avere la personalità di quel popolare pornoattore.

Il porno amatoriale invece tributa una celebrità che non tutti sono in grado di gestire. Per la pubblica opinione, le Moana Pozzi, Eva Henger, lo stesso Rocco Siffredi e via discorrendo, saranno sempre – a seconda della propria mentalità – puttane e maiali oppure persone comunque particolari. E questa non è una cosa che tutti sono in grado di gestire.
Tiziana Cantone non era una pornostar. Era una bellissima ragazza, molto studiosa e sensibile che, evidentemente molto disinibita col sesso, ha giocato a fare la pornostar mancando tuttavia della principale qualità di quel mestiere: non certo l’avvenenza fisica di cui disponeva in abbondanza nè l’abilità di compiere certi giochi erotici, in fin dei conti alla portata di qualsiasi donna passionale e appassionata del suo partner. Ma la personalità. Del successo si è voluta prendere gli onori e non gli oneri.
Oggi tutti giocano a fare i VIP senza averne la tempra. Tutti vorrebbero avere il loro posto al sole, la citazione sui giornali, le attenzioni del pubblico, senza saper gestire la fama, prendendosi solo gli onori ma non gli oneri, previsti dal successo in qualsiasi campo.
Chi sogna di essere famoso deve essere psicofisicamente preparato non solo alla prospettiva che se conquista il successo, il suo conto in banca si rimpinguerà e la sua vita sociale si allargherà (onori) ma anche alla sorte di venire sottoposto alle attenzioni di chi prima di quel momento lo avrebbe ignorato o – peggio – addirittura detestato (oneri) e dunque diffidare di chiunque gli si avvicini. Oltre a rischiare di perdere coloro che lo hanno amato in disgrazia. Non tutti arrivano preparati a quel momento e infatti Maradona grazie alla sua destrezza calcistica è diventato ricco e famoso. Ma quella stessa ricchezza e fama gli hanno poi distrutto la vita. Analogamente molti invidiano le star del porno, neanche immaginando che il successo tanto desiderato possa trasformarsi in una fama negativa.

Tiziana Cantone, che sapeva benissimo che quel video sarebbe stato diffuso e aveva dato il suo consenso (non è dunque revenge porn, infatti i presunti responsabili sono stati tutti prosciolti), ha sottovalutato l’impatto che quella fama avrebbe portato alla sua vita. Non ha considerato che a fronte dei vantaggi più o meno presunti che gliene sarebbero derivati, molti altri l’avrebbero considerata per quello che non era: una puttana. E’ orrendo che una donna sessualmente disinibita debba essere considerata tale anche quando non ne ricava un guadagno. Ma così purtroppo funziona la società di oggi. E se una donna decide liberamente di aprire al pubblico le proprie performance sessuali, deve anche accettare il rischio che per moltissime persone – bigotte, represse, sessuofobiche, moraliste d’accatto – lei sarà sempre e solo la puttana brava di bocca.

Non so cosa salterà fuori dall’autopsia ma personalmente non credo che usciranno fuori verità particolari. Tiziana Cantone è morta per aver fatto il passo troppo più lungo della gamba. Che spesso non consiste solo in investimenti sbagliati sul piano finanziario ma anche nel ritenersi più forti mentalmente di quanto si creda. Chi sceglie la strada di divenire famosa per qualche abilità, della fama deve accettare onori e oneri e dunque deve pensarci bene prima di fare qualunque cosa possa comportarle una notorietà.
Se poi si scoprirà che è stata uccisa, considerate quanto sopra come l’ennesimo mio articolo inutile.

FRANCO MARINO

2 commenti su “NON C’È NESSUNA VERITÀ DA SCOPRIRE SU TIZIANA CANTONE (di Franco Marino)

  1. Omicidio o suicidio , qualsiasi sarà l’esito il tuo ragionamento rimane valido e condivisibile, direi logico e scontato se solo ci si fermasse a pensare , ragionare

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