Il Detonatore

Facciamo esplodere la banalità

IL SOCIAL NETWORK DI TRUMP (di Franco Marino)

Quando qualcuno chiede perchè dilaghi l’odio in rete, l’unica risposta che si potrebbe dare è che ci sono moltissime persone che l’odio se lo chiamano. Voglio dire, se io e te ci mettiamo a tavolino e discutiamo di una determinata questione, io dico A, tu dici B, alla fine se ne conviene che non abbiamo la stessa idea ma, se siamo due persone civili, riusciamo comunque ad accettarlo e a confrontarci.
Se, viceversa, mi rendo conto che tu che dici B, cerchi di convincermi con l’imbroglio che A è una tesi sbagliata, non puoi aspettarti che io ti rispetti. Il disprezzo è inevitabile e, direi, conseguenziale.

Cosa c’entra con “il social network di Trump”? C’entra. Perchè nonostante la stampa scriva che Trump si è fatto il suo social network e che quello è semplicemente il suo blog, la realtà è che Trump è solo l’ennesimo politico che sta usando Nucleus, una piattaforma open source, usata e modificata dai repubblicani americani. Che funziona in maniera molto più particolareggiata, che ha funzionalità ben diverse da quelle di un semplice blog ed è un software costruito a misura non di Trump ma delle cattive esperienze che i repubblicani e in generale il sovranismo internazionale stanno avendo con i media mainstream.
Qualcosa che con Trump in sè non ha nulla a che fare, a parte il fatto che il vecchio Donald sia il frontman dei repubblicani. Qualcosa che è in essere già da quasi una ventina d’anni e che, soltanto con l’acuirsi delle pulsioni autoritarie del mainstream, sta cominciando a farsi strada anche nella destra parlamentare.

Quella di Trump che si fa il blog come se stesse costruendo un personale social network, è una “fake news” di quelle che farebbero scatenare i vari Butac, Open, David Puente e farlocchi vari, il cui scopo è dare ad intendere che ad essere incazzato per quanto accaduto in America alle scorse elezioni, sia solamente Trump. Cosa che ovviamente non è.
Nessuno vuole accettare che la vittoria di Biden non è stata la fine del sovranismo e delle tensioni che covano sotto la cenere negli USA. Nessuno si è mai sforzato di spiegare come nonostante la vicenda delle elezioni tarocche di Trump sia stata completamente oscurata dai media, questa storia ha cambiato per sempre le cose in America.
Intendiamoci, l’elettorato repubblicano è certamente composto anche da gente che non ama Trump e che in fin dei conti è convinta che si sia giocato male le sue carte. Ma è anche composto da decine di milioni di persone che hanno perso per sempre fiducia non tanto nelle istituzioni americane in sè, quanto in quel sottobosco di poteri mediatici, finanziari e culturali che costituiscono il nerbo del sistema americano. E quelle decine di milioni sono un esercito sufficiente a rovesciare il sistema americano.


In sostanza, quel che è apparso palese nelle scorse elezioni – ovviamente si sapeva anche prima ma diciamo che se ne è avuta una lampante conferma – è che l’America è schiacciata da un bubbone purulento composto dai social network mainstream, dai poteri finanziari e da tutto il vippume trasversale che tocca Hollywood, i programmi di infotainment, le industrie discografiche che rappresentano l’equivalente di ciò che i pretoriani rappresentavano per l’antica Roma quando, in una certa fase della storia, gli imperatori non contavano più nulla: al potere andava chi piaceva ai pretoriani.
Esattamente come funziona anche in America.
Il motivo per cui, ad ogni minima puttanata, Tizio si deve dimettere perchè ha osato fare mansplaining, Caio si vede boicottati i suoi prodotti perchè ha detto la tal cosa contro i gay, Sempronio si vede calunniato perchè ha osato dire nero invece di negro, è il medesimo per cui Trump ha perso le elezioni: esiste un potere sotterraneo, non istituzionale, che tuttavia rappresenta il nerbo della non-democrazia americana. Che Mussolini non a caso definiva “plutocrazia”.

Spiegare che “Donald Trump si è fatto il blog” perchè nguè nguè non accetta di aver perso nguè nguè le elezioni e dunque non vuole nguè nguè rassegnarsi, significa non aver capito – mi si passi il turpiloquio ma “quanno ce vo, ce vo” – una emerita minchia di come stiano le cose negli USA, di quanto in America si rischi una pericolosa guerra civile, di quanto sia solo questione di tempo prima che coloro che hanno votato Trump, che è stato bannato dai social, espulso a forza da elezioni che in realtà aveva vinto, decidano di farsi una comunità per fatti propri, magari militarizzandosi e decidendo di cacciare a pedate i DEM e la loro pericolosissima arroganza dagli spazi che costituiscono oggi giorno.
E di come tutto questo rischi di arrivare in Italia.
Anche da noi stanno creandosi bozze di comunità, per ora velleitarie perchè mancano di quella necessaria visionarietà e immaginazione tale da capire che uno stato non è certo un’entità divina calata da Dio Padre Onnipotente ma semplicemente la fazione militare più forte di un determinato territorio. Di come essa si regga in piedi su un core business che discende dall’età della pietra ossia la mutua protezione reciproca. E di come sia soltanto questione di tempo prima che sorgano comunità che decidano di proteggere chi oggi non solo non viene difeso ma anzi viene combattuto dal cosiddetto “Stato ufficiale”.
Ed è anche per questo che io odio i media mainstream. Perchè di tutto questo, sui media ufficiali non si trova la minima traccia. Solo le minchiate di Fedez, di Biancaneve che viene baciata dal principe, ddl Zan e cazzate varie.

FRANCO MARINO

4 commenti su “IL SOCIAL NETWORK DI TRUMP (di Franco Marino)

  1. Ad oggi, i media sono utili come un freezer al Polo Nord.
    Per noi.
    Per i direttori d’orchestra, invece, sono essenziali come l’orchestra stessa.
    Senza i media complici, tutto questo non sarebbe stato realizzabile.

  2. E l’Italia segue a ruota, non siamo messi meglio.. è solo questione di tempo, almeno lo spero, e anche gli italiani capiranno, spero in un sussulto di sano orgoglio del popolo

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